Tre cose sulla seconda giornata di Serie A

L'amore tra la Roma e Mourinho, Inter e Lazio in una nuova dimensione.

 

Mourinho e la Roma sono in luna di miele
Quattro partite e quattro vittorie, per la Roma. Con due soli gol subiti, uno in casa del Trabzonspor e uno all’Olimpico contro la Fiorentina, ed entrambi sono stati resi ininfluenti dopo aver messo un po’ di paura agli uomini di Mourinho. E la stessa cosa è avvenuta a Salerno, solo che la squadra di Castori ha semplicemente contenuto i giallorossi, lasciandoli a secco – di gol, di grandi occasioni costruite in maniera lineare – nella prima frazione di gioco. Poi, però, la Roma ha trovato il vantaggio con Pellegrini all’inizio della ripresa e tutto è tornato a filare liscio, cioè tutto si è incanalato sui binari della tranquillità. È così che sono arrivati altri tre gol, è così che anche Abraham si è sbloccato, è così che Veretout ha trovato ancora la rete, che Pellegrini ha messo il suggello a un 4-0 netto, bello, significativo – con un gol stupendo, per altro.

Sono tutti segnali molto incoraggianti per Mourinho: la sua Roma ha già un’identità visibile, nel senso che il suo gioco non è particolarmente sofisticato ma costringe gli avversari a giocare male, e poi in avanti ci sono tanti calciatori di talento che fanno la differenza, che sanno farla. E che, per merito del tecnico portoghese, sono messi nelle condizioni di fare bene. Basta rivedere le ultime partite di Pellegrini, la sua presenza costante e di qualità in tutte le fasi di gioco; l’impatto immediato di Abraham, con il suo pressing, il suo moto perpetuo, la sua foga in tutto quel che fa; la perfetta sincronia degli inserimenti di Veretout, un calciatore di tecnica superiore che sembra nato per giocare in una squadra di Mou. Proprio questa è la sensazione generale, diffusa: in questo momento, la Roma e il tecnico portoghese sono in luna di miele, sembrano perfetti l’una per l’altro in moltissimi aspetti; forse manca qualcosina a livello di qualità pura perché questo amore immediato e selvaggio possa trasformarsi in una relazione duratura, quindi più pacata.

Ma la forza mentale, quella che ti fa superare i momenti difficili, sembra già fare la differenza, come se i giallorossi fossero una squadra-di-Mourinho da anni. Chissà se questo amore così immediato e violento potrà trasformarsi in una relazione solida e più duratura. Per scoprirlo servirà vedere la Roma contro squadre più organizzate e più forti del Trabzonspor, della Fiorentina, della Salernitana. Per il momento, ci sono tutte le premesse e le promesse di una buona stagione.

Gli highlights di Salernitana-Roma

La nuova Inter ha più soluzioni in attacco

Quando l’Inter ha annunciato che Simone Inzaghi avrebbe sostituito Antonio Conte, in tanti hanno (giustamente) parlato di continuità, cioè di un’evidente prossimità ideologica tra i due tecnici. In alcuni aspetti è proprio così: sia Conte che Inzaghi amano e sanno praticare la difesa a tre, sia Conte che Inzaghi amano e sanno praticare l’attacco in campo lungo, sia Conte che Inzaghi amano e sanno far rendere centrocampisti con grandi doti fisiche. Tra i due allenatori, però, ci sono anche delle differenze piuttosto nette. E si stanno vedendo oggi, ora, nel gioco della nuova Inter: sapevamo già che al termine di questa sessione di mercato – con Cahlanoglu al posto di Eriksen, Dzeko/Correa al posto di Lukaku e Darmian al posto di Hakimi, in attesa di Dumfries – i nerazzurri avrebbero dovuto approcciare le partite in maniera diversa, meno rigida e quindi più libera, con azioni meno codificate rispetto al passato. In questo contesto, Simone Inzaghi si sta rivelando una scelta a dir poco azzeccata: l’ex allenatore della Lazio, come da buona abitudine della sua carriera, ha plasmato la squadra sentendo e seguendo le indicazioni che gli arrivavano dai giocatori, dal suo spogliatoio. E così oggi l’Inter è una squadra che forse, rispetto al passato, dà l’impressione di dominare meno le partite, e infatti a Verona, nel primo tempo, l’Hellas ha manifestato una certa superiorità territoriale; poi però i cambi e l’inevitabile perdita di smalto degli avversari hanno spinto il match in un’altra direzione, in un’altra dimensione, e allora i nerazzurri hanno vinto in maniera netta, anche agile, mostrando di avere un’enorme bacino – di talento, di soluzioni – cui attingere per poter cambiare l’inerzia delle gare. Anche la campagna trasferimenti, in questo senso, è stata portata avanti in maniera coerente: Lukaku è stato sostituito con due giocatori differenti da lui e tra loro, che hanno già permesso e permetteranno a Inzaghi di variare continuamente lo spartito offensivo; Calhanoglu è un giocatore più elettrico e meno ragionante di Eriksen, quando c’è lui succede sempre qualcosa di diverso, e anche questa per l’Inter è una novità; e poi ci sono Sensi, Vidal, Vecino, Dimarco, tutti giocatori che con Conte – per vari motivi – hanno inciso poco se non nulla, e ora potranno essere delle risorse importanti per un’Inter dall’anima nuova, forse meno forte in senso assoluto, ma di certo più imprevedibile, almeno per il momento.

Verona-Inter 1-3

Alla Lazio c’è un Sarrismo diverso

L’avvio contro Empoli e Spezia, due squadre che vogliono controllare il gioco e quindi prestano il fianco al gioco degli avversari, può essere considerato abbastanza soft. Ma non può, non deve essere ignorato il fatto che la Lazio di Sarri abbia già dimostrato di avere le idee chiare sulla squadra che è, quindi sulla squadra che potrà diventare – al netto delle trattative di mercato in via di definizione, di quelle che saranno portate a termine. Basta leggere la formazione iniziale per cominciare a capire: quando Simone Inzaghi ha iniziato a schierare, tutti insieme, Luis Alberto, Milinkovic-Savic, Tucu Correa, Ciro Immobile e (a volte) anche Felipe Caicedo, qualcuno gli diede del pazzo; ieri Sarri ha messo in campo Luis Alberto, Milinkovic-Savic, Pedro, Felipe Anderson e Ciro Immobile, davanti al solo Lucas Leiva e a una difesa a quattro – non più a tre come quella di Inzaghi – il cui esterno destro era Manuel Lazzari. La vittoria per 6-1 dice che l’esperimento è riuscito ed è riproducibile, nonostante la combinazione a dir poco audace tra sistema di gioco e giocatori. Ma dice anche che questo nuovo Sarrismo è completamente diverso da quello ammirato a Napoli, di quello appena accennato visto al Chelsea e alla Juventus. C’è meno controllo puro della gara in fase di possesso e c’è più verticalità; c’è meno armonia nelle combinazioni strette ma ci sono più potenza e più prestanza in fase offensiva. In attesa di capire quali saranno i rinforzi sulle fasce in attacco – Kostic? Ribery? – possiamo già dirci certi che la Lazio offrirà un gioco offensivo spumeggiante e difficilmente contenibile, perché la qualità degli interpreti è alta e perché Sarri ha già capito come sfruttarla, come farla esplodere. Il dubbio che resta riguarda la tenuta difensiva: a Napoli, soprattuto a Napoli, Sarri fece la rivoluzione alzando moltissimo il baricentro della sua squadra e quindi l’intensità in fase di non possesso. A Roma, finora, lo stress test sulla solidità arretrata è stato minimo, quindi non abbiamo ancora capito se e come la Lazio potrà proteggere e supportare un undici così offensivo, così sbilanciato. Da qui, dalla risoluzione di questo rebus nelle prossime partite, passano le ambizioni della squadra di Sarri, di questo nuovo esperimento di Sarrismo.

La sintesi di Lazio-Spezia