Tre cose sulla quinta giornata di Serie A

Inarrestabile Osimhen, la Juve nel futuro, le prospettive di Tammy Abraham.

 

Inarrestabile Osimhen
Le interruzioni tra una stagione e l’altra fanno un po’ da ammortizzatore, nel senso che rallentano le grandi serie di vittorie o di gol, quindi cambiano la percezione su una squadra o un calciatore. Il caso di Victor Osimhen, in questo senso, è emblematico: da marzo a oggi, l’attaccante nigeriano ha disputato 16 partite ufficiali con il Napoli e ha segnato 12 gol; inoltre, in una di queste gare – quella col Venezia – è stato espulso nel primo tempo, quindi non ha avuto modo di impattare sulla partita, di essere decisivo come suo solito. A pensarci, non sembrava fossero così tanti, e invece la serie comincia a farsi piuttosto interessante.

Nel caso di Osimhen, poi, essere decisivo è qualcosa di più profondo che uno o più gol segnati, che comunque fanno la loro figura, hanno il loro peso: il centravanti ex Lille è praticamente inarrestabile nella corsa e nei duelli fisici, quindi diventa ingestibile per qualsiasi tipo di difesa. Su di lui non ha (mai avuto) senso alzare la linea, perché gli spazi aperti sono il suo territorio di caccia preferito; con un tecnico come Spalletti, che ha reso più vasto e vario il gioco del Napoli, ha poco senso anche marcarlo a uomo e togliergli profondità cercando di anticiparlo, perché ora Osimhen riesce ad accorciare bene verso il centrocampo e a giocare di sponda per gli inserimenti dei compagni. In questo fondamentale non sarà raffinato ed elegante come Higuaín, per esempio, ma funziona.

Insomma, l’unica possibilità è restare bassi in area e togliergli campo da attaccare. Ma la verità è che Osimhen tende sempre non solo ad allungare la propria squadra, ma anche ad allargarla, è un centravanti tatticamente modernissimo, che dà sempre tutto e fa sempre tutto bene per la squadra, l’unica cosa è che a volte si perde qualche controllo orientato, qualche tiro apparentemente semplice – ma deve pur averlo qualche difetto, no? A Genova contro la Sampdoria è andata proprio così: dopo pochi istanti di partita ha fallito un gol piuttosto semplice, poi ne ha segnati due da rapace dell’area di rigore, poi ha continuato a fare a sportellate con Colley e Yoshida, senza risparmiarsi mai. È a quota cinque gol nelle ultime tre partite, il Napoli è in testa, Spalletti sembra aver trovato il modo per sposare l’anima verticale del suo attaccante (e di Lozano, e di altri calciatori nella rosa azzurra) con lo storico amore per il gioco di possesso di Insigne, Koulibaly, insomma con la vecchia guardia. Insomma, ci sono tutti i presupposti per costruire qualcosa di importante, per la storia del Napoli e per quella di Osimhen.

Sampdoria-Napoli 0-4

La vittoria della Juve del futuro

La Juve è ripartita. In tutti i sensi. La vittoria contro lo Spezia è arrivata col brivido, non è stata proprio limpidissima, ma in certi periodi bisogna sapersi accontentare. Anche perché sono arrivati dei segnali chiari, per Allegri: la ri-partenza avvenuta allo stadio “Alberto Picco” ha i volti e porta i nomi di Moise Kean, Federico Chiesa, Mathijs de Ligt. Ovvero, tre dei giocatori più giovani – 21, 23 e 22 anni – di un organico che, negli ultimi anni, ha fatto un po’ fatica a rinnovarsi. E che forse, per ripartire davvero, ha proprio bisogno di distaccarsi dal passato, da certe dinamiche tecniche ed emotive. I problemi della Juventus restano, riguardano la classifica e il gioco espresso finora. Nelle ultime due partite, però, è parso evidente che la squadra bianconera possieda una certa qualità, uguale se non superiore a quella delle altre contender per lo scudetto o la zona-Champions – il confine tra le due “classifiche nella classifica” non è mai stato sfumato come quest’anno. Mancano ancora una struttura e degli strumenti tattici definitivi per poterla sfruttare, ma il lavoro di Allegri è solo all’inizio, va messo a punto e calibrato sulle nuove esigenze di una rosa e forse anche di una società che sono diverse rispetto al passato. Ecco, in questo senso la freschezza e le prospettive di Kean, Chiesa e De Ligt, ma anche di Locatelli, Bentancur, McKennie e Kulusevski, possono fare da guida, possono creare un solco da seguire. Spesso, d’altronde, il miglior metodo per ripartire è fare spazio al futuro, mettendo delle fondamenta solide per ciò che verrà. Forse una vittoria a La Spezia non può essere indicativa rispetto alle garanzie a lungo termine di questo progetto, ma è vero pure che l’Ancien Régime, finora, non aveva portato grandi risultati. Contro il Milan e contro lo Spezia, un gioco più rischioso e ambizioso – in alcuni segmenti delle due gare – e la forza dei giovani, invece, hanno fatto cambiare marcia ai bianconeri. Forse non è un caso.

La sintesi di Spezia-Juve

Crescita e prospettive di Tammy Abraham (e della Roma)

I tifosi della Roma, nell’ambito del loro rapporto in costruzione con Tammy Abraham, ricorderanno sicuramente con piacere la gara contro l’Udinese: l’ex attaccante del Chelsea ha segnato il suo primo gol con la maglia giallorossa all’Olimpico, ha cantato l’inno ufficiale del suo nuovo club, ha detto che non vede l’ora di dimostrare quanto «ama questa squadra». Insomma, sembra essere tutto perfetto. Anche Mourinho e tutti coloro che guardano alle cose di campo, quelle che poi fanno davvero la differenza, possono essere soddisfatti di Abraham in Roma-Udinese: dopo aver sofferto tantissimo a Verona, il centravanti inglese si è preso la sua rivincita personale, ha trovato una rete decisiva ed è stato – come al solito – determinante in tutte le fasi di gioco, soprattutto quando i suoi compagni hanno fatto fatica a risalire il campo in maniera pulita, ordinata. In momenti del genere, un calciatore dinamico e instancabile e pure fisicamente tosto come Abraham diventa fondamentale, offre sbocchi e boccate d’aria, crea spazi e occasioni. E poi c’è la capacità di far gol, una dote che nel calcio pesa tantissimo: senza la deviazione vincente di Abraham, ricorderemo il bellissimo spunto del 19enne Riccardo Calafiori? Ecco, è anche e soprattutto per questo che le prospettive – a breve, medio e lungo termine – della Roma passano dallo sviluppo di Abraham, dalla sua capacità di garantire un certo numero di gol e prestazioni costantemente a un certo livello. La scelta della società giallorossa è stata chiara: per il dopo-Dzeko, serviva un altro attaccante-brand dal nome forte, dal rendimento importante, più giovane e dal gioco più vicino all’ideologia di Mourinho. Ecco, la scelta di puntare su Abraham sembra poter essere quella giusta, ma sarà necessario espandere questa sensazione nel tempo, perché la Roma possa continuare su questa strada, possa crescere ancora.

Roma-Udinese 1-0