Tre cose sulla settima giornata di Serie A

Una notte da grande Milan, Edin Dzeko, l'impatto di Tudor a Verona.

 

Una notte da grande Milan, ancora una
Atalanta-Milan è una di quelle gare che vale molto di più dei tre punti in palio conquistati da chi ha vinto, e lo si capisce anche dal fatto che il risultato (2-3) non rispecchia per niente l’andamento del gioco: sembra descrivere una partita tirata, combattuta, e invece il Milan è andato sopra di tre gol con pieno merito e ne ha subiti due, di cui uno su rigore, solo negli ultimi minuti. L’altro aspetto di cui tener conto riguarda il peso storico della trasferta di Bergamo per la squadra rossonera: a dicembre 2019, poco prima della svolta firmata Pioli-Ibrahimovic, il Milan si presentava a Bergamo in maniera dimessa, subiva cinque gol (a zero) e tutto questo sembrava giusto, inevitabile. Dopotutto le distanze – tecniche, progettuali – con la banda di Gasperini erano amplissime, sembravano incolmabili nel breve periodo. Un anno e mezzo dopo, poco meno di cinque mesi fa, proprio a Bergamo il Milan è riuscito a riappropriarsi di parte del suo status, qualificandosi in Champions League – ma l’Atalanta era un squadra senza obiettivi, che a sua volta aveva già raggiunto la Champions.

A Bergamo ora è arrivata una vittoria netta, decisa, quindi diversa. Non solo perché siamo in un momento “normale” della stagione, ma perché i rapporti di forza sembrano essere ribaltati: il Milan ha giocato meglio dell’Atalanta – e forse gioca meglio di chiunque altro in Serie A – a livello individuale e soprattutto collettivo, le ormai consuete prestazioni eccellenti di Tonali, Leão e Calabria (citiamo gli autori dei gol per pura comodità) sono il frutto di una squadra che si muove a memoria, che sa sempre cosa deve fare, che spesso va a mille ma ha anche imparato a gestire la sua stessa esuberanza. Il bello è che questo enorme miglioramento percepito è il risultato di un percorso iniziato senza grosso credito – abbiamo già parlato dello 0-5 di Bergamo prima di Natale 2019, vero? – e che invece oggi ha riportato il Milan a essere una realtà credibile, non solo in Italia.

Tutti questi concetti sono stati espressi anche da Stefano Pioli nel dopopartita di Bergamo, in alcune frasi chiave. Queste: «Non avevamo mai giocato così bene contro l’Atalanta» e «questa squadra ormai da due anni va in campo e fa le cose in un certo modo: abbiamo battuto un grandissimo avversario dando ciò che era mancato a Liverpool, una partita che ci ha fatto crescere molto». Ecco, il Milan che torna ai suoi livelli è tutto qui: un progetto coerente, un sistema tarato sui giocatori a disposizione, e che funziona, dei talenti giovani e di prospettiva, la capacità di imparare dai propri errori, di migliorare, di crescere sempre un po’. Fino a essere in grado di vivere di nuovo notti bellissime, da protagonisti, in campionato e magari anche in Champions League.

Atalanta-Milan 2-3

L’importanza di Edin Dzeko per l’Inter

Un minuto, più o meno: è il tempo che è servito a Edin Dzeko per entrare in campo (dalla panchina) e mettere il suo marchio su Sassuolo-Inter. Il sesto gol (in sette partite di Serie A) dell’attaccante bosniaco ha cambiato in maniera decisiva la serata del Mapei Stadium, e ha dimostrato – una volta di più – che la squadra nerazzurra non può fare a meno di lui, in quanto prima punta di peso e di qualità, ma anche in quanto Edin Dzeko: l’ex centravanti della Roma è ancora un giocatore unico, ha una capacità tutta e solo sua di muoversi e ricevere il pallone in molti modi diversi, di costringere i difensori avversari a letture complesse in tantissime situazioni di gioco. Il rigore che decide la partita nasce proprio da un’azione in verticale che in teoria non potrebbe appartenere al menu di Dzeko, soprattutto al menu di Dzeko che ormai ha 35 anni, e invece gli appartiene ancora, eccome se gli appartiene. Certo, magari è stato il Sassuolo a essere un po’ ingenuo in quel frangente, ma il fatto che questa situazione si ripeta pedissequamente da inizio stagione, che Dzeko abbia colpito Atalanta, Fiorentina, Bologna e Genoa, è un segnale chiaro: tra i tanti calciatori offensivi a disposizione di Inzaghi, Edin è ancora quello più pesante, nel senso di importante, impattante, decisivo per orientare il gioco dell’Inter e determinarne i risultati. È probabile che il tecnico nerazzurro, anche perché ha una rosa più profonda rispetto a quella gestita per anni alla Lazio, continui a ruotare i suoi uomini anche in attacco. Ma è sempre più evidente che la sua squadra debba partire da Dzeko per poter essere pericolosa, efficace, per vincere le partite.

La sintesi di Sassuol-Inter

Tudor, a Verona, ha avuto un impatto incredibile

I punti, la classifica che si sistema, il Verona che torna a essere una squadra coerente e batte nettamente lo Spezia per 4-0, dominando la partita: a Igor Tudor è servito pochissimo tempo per fare tutte queste cose, per farle tutte insieme. E se le gare giocate a Genova e Salerno fossero state un po’ più “normali” forse staremmo parlando di un filotto da 12 punti in quattro match, una cosa impensabile solo qualche settimana fa. Il grande impatto del tecnico croato sull’Hellas non cancella le perplessità sull’esonero di Di Francesco, o meglio sul suo arrivo a Verona: era difficilissimo pensare che la rosa di Juric, seppur integrata dagli arrivi sul mercato, potesse rendere con un allenatore così diverso, così distante. Infatti è andata molto male, soprattutto alla luce di quanto sta succedendo ora: da quando è arrivato Tudor – che non è Juric, ma che di certo ha un approccio più vicino a quello dell’attuale tecnico del Torino rispetto a Di Francesco – i giocatori gialloblu hanno iniziato a rendere in proporzione alla loro qualità, anzi alcuni di loro sembrano aver già raggiunto un livello piuttosto alto. In questo senso si pensi alla crescita di Simeone, di Kalinic ma anche di Caprari, al ritorno di Barak e Faraoni ai loro standard abituali. Rileggendo questa lista di nomi, è evidente che il Verona abbia la squadra giusta per poter puntare a una salvezza comoda, o quantomeno per non soffrire fino alle ultime giornate del campionato. L’arrivo dell’allenatore giusto ha rimesso le cose a posto, ha restituito alla Serie A una squadra esuberante con un gioco peculiare, ora il prossimo step sarà verificare questi progressi con avversari di valore più elevato. In questo senso, il match con il Milan dopo la sosta sarà un banco di prova importante, ci dirà se l’Hellas di Juric – una squadra in grado di mettere in difficoltà le grandi, di farlo andando al di là del risultato – è rinato con un nuovo allenatore, con un nuovo progetto iniziato solo con qualche settimana di ritardo.

Hellas-Spezia 4-0