Tre cose sulla nona giornata di Serie A

Il Milan in testa, Inter-Juve senza vincitori, il ritorno di Simeone.

 

Il Milan e il valore di certe vittorie
Tra i tifosi del Milan, nessuno ricorderà – o vorrà ricordare – con piacere Bologna-Milan 2-4. Per tanti motivi: per la rimonta subita dai rossoneri dopo un primo tempo giocato e vinto con autorità, tra l’altro con i rossoblu già in dieci uomini per l’espulsione di Soumaoro; per la prestazione a dir poco negativa offerta dai giocatori di Pioli quando la squadra di Mihajlovic è rimasta in nove, dopo il cartellino rosso a Soriano; forse anche per l’autogol di Ibrahimovic, uno scherzo della cabala inatteso, più unico che raro. Proprio in virtù di tutto questo, il 2-4 maturato al fischio finale ha un valore enorme, che va molto al di là del primato in classifica – in coabitazione col Napoli – ritrovato otto mesi dopo l’ultima volta.

Da quasi due anni, ormai, il Milan di Pioli è una squadra che vince la maggior parte delle partite che gioca. Se non è ancora riuscita a vincere nulla, o a lottare seriamente per farlo, è perché gli mancavano proprio dei successi come quello colto a Bologna: partite giocate malino – per non dire male e basta, senza vezzeggiativo – che alla fine vengono portate a casa, con gol inaspettati come quello di Bennacer (secondo in rossonero dal 2019, sesto in sette anni di carriera senior) e quello di Calabria, grazie a grandi giocate estemporanee come quelle di Leão, nonostante gli errori di una difesa apparsa svagata, soprattutto pensando al fatto che il Bologna ha trovato il pareggio – dopo aver accorciato le distanze su calcio d’angolo – quando era già in dieci.

È ovvio che giocare così male debba essere vista e percepita come una cosa negativa, che certi cali di tensione debbano essere evitati per poter davvero pensare di lottare per lo scudetto. Ma proprio perché il Milan è una squadra diversa da quella vista a Bologna, la vittoria del Dall’Ara ha un significato importante: i rossoneri hanno imparato a essere più forti delle loro giornate negative, delle assenze (sabato mancavano nove giocatori, tra cui Kessié, Brahim Díaz, Theo Hernández), di quegli stessi momenti di down che hanno condizionato alcune partite decisive nello scorso campionato. Il fatto che tutto questo coincida con il ritorno al primo posto è un segnale ulteriore di maturità: Pioli e i suoi uomini hanno tutto ciò che serve per dire la loro, fino alla fine della stagione.

Bologna-Milan 2-4

Inter-Juve non ha fatto felice nessuno

Anche i risultati delle altre partite sorridono al Milan: certo, il pareggio del Napoli a Roma ha un significato diverso – soprattutto dopo le otto vittorie di fila accumulate dagli uomini di Spalletti– rispetto a quello maturato a San Siro tra Inter e Juventus. Per un motivo semplice: l’1-1 finale tra nerazzurri e bianconeri ha suggellato una partita che ha messo a nudo i difetti, più che i pregi, di entrambe le squadre. Da parte sua, l’Inter avrebbe potuto – e quindi dovuto – spingere di più per per chiudere il primo tempo con almeno due gol di scarto, avrebbe potuto – e quindi dovuto – tenere alta la pressione su una Juventus priva di meccanismi offensivi convincenti, che ha deliberatamente rinunciato a Dybala e a Chiesa, che per la prima volta dopo qualche settimana ha mostrato di non essere proprio solidissima in difesa. Nel secondo tempo la squadra di Allegri ha alzato un po’ il ritmo e la qualità del suo palleggio, non ha mostrato nulla di trascendentale eppure quel poco è bastato per raggiungere un pareggio anche meritato, considerando le difficoltà dell’Inter non solo nella risalita del campo, ma anche nel semplice congelamento del possesso – anche a causa dell’impatto nullo, per non dire negativo, delle sostituzioni effettuate da Inzaghi. Alla luce di tutto questo, il pareggio maturato a San Siro non ha fatto felice nessuno, se non coloro che aspettavano – che volevano – proprio questo risultato: Milan e Napoli, che in classifica hanno i punti di vantaggio che meritano rispetto a questa Inter e a questa Juventus. Il fatto che siamo ormai alla decima giornata di campionato è un’ulteriore aggravante: se Inzaghi e Allegri vogliono davvero tornare in corsa per il primato, le loro squadre devono giocare meglio rispetto a quanto fatto finora, soprattutto nello scontro diretto.

Gli highlights di Inter-Juventus

Il ritorno di Gio Simeone

Una delle grandi perplessità avanzate sul matrimonio tra la Lazio e Maurizio Sarri riguardava l’incerta adattabilità della rosa biancoceleste a un sistema difensivo ambizioso – e quindi rischioso – come quello del tecnico toscano. Finora c’erano stati dei segnali, ma a Verona il problema è detonato in maniera inquietante. E colui che ha attivato l’innesco è stato Giovanni Simeone. Una quadripletta è tanta roba, ma l’importanza di quanto successo al Bentegodi non è solo una questione di quanti gol sono stati realizzati dall’attaccante argentino: Simeone, infatti, è sfuggito alla difesa della Lazio e poi ha segnato in tutti i modi possibili, ha sfruttato tutte le debolezze – strutturali, individuali, poi ovviamente anche emotive – di un avversario che, al netto delle assenze, è mancato in tutto, e in maniera davvero fragorosa. Ovviamente i meriti di Simeone dei suoi compagni sono almeno pari ai demeriti di Sarri e dei suoi uomini: il Verona di Tudor è una squadra che gira benissimo, che sembra giocare insieme da anni e che ha anche una discreta qualità individuale e collettiva; il tecnico croato, (ri)partendo dall’eredità di Juric, ha inventato un sistema perfetto per armare un attaccante come Simeone, dinamico ma anche potente, intelligente ma anche aggressivo, che aveva già segnato due gol e servito un assist, che si era già preso la maglia da titolare nonostante la concorrenza di Kalinic e Lasagna – non proprio gli ultimi arrivati – e che ora si candida a riprendersi uno spazio che il tempo e le esperienze altalenanti – per non dire negative – di Firenze e Cagliari e Firenze sembravano avergli tolto per sempre. E invece, forse, era solo questione di aderenza al contesto, nel senso che a Simeone mancavano un allenatore e dei compagni che potessero assecondarne le doti. Ora Verona e l’Hellas e Tudor e tutti i componenti della rosa gialloblu sembrano potergli dare tutto quello che gli serve, a differenza di quanto sta avvenendo tra Sarri e la Lazio.

Verona-Lazio 4-1