Tre cose sulla decima giornata di Serie A

La profondità dell'Inter, la Juve fuori tempo, Franck Ribery.

 

Forza e profondità della rosa dell’Inter
Prima di esordire da titolare e di sbloccare il risultato nel match contro l’Empoli, Danilo D’Ambrosio aveva giocato meno di 100 minuti in questa stagione. Come lui, anche Alexis Sánchez non aveva ancora iniziato una gara dal primo minuto e aveva giocato meno di 100 minuti, e poi ha esordito al Castellani come spalla di Lautaro Martínez. In virtù di tutto questo, la vittoria – netta, comoda – della squadra nerazzurra è un segnale chiaro per il campionato: il progetto di Simone Inzaghi non è ancora pienamente definito nei dettagli tattici, ci sono e ci saranno ancora partite negative e/o giocate con le marce basse, ma è impossibile non pensare che l’Inter abbia l’organico più profondo – e forse anche più forte – di tutta la Serie A.

D’Ambrosio e Sánchez sono i casi più estremi: il primo è una delle sette opzioni in rosa come difensore centrale (le altre sono Skriniar, De Vrij, Bastoni, Ranocchia, Kolarov, Dimarco), ma può essere schierato anche come quinto di centrocampo, sia a destra che a sinistra (completando la batteria di Darmian, Dumfries, Perisic, Dimarco, Kolarov); il secondo è una delle cinque punte a disposizione di Inzaghi (insieme a lui ci sono Lautaro, Dzeko, Correa e Satriano), ma può essere utilizzato anche come trequartista in una versione più spregiudicata del modulo con la difesa a tre – anche Conte, nei suoi due anni all’Inter, ha spesso inserito Sánchez a partita in corso alle spalle di Lukaku e Lautaro. Considerando che anche a centrocampo l’Inter è piuttosto coperta (Brozovic, Barella, Gagliardini, Sensi, Vecino, Vidal e Cahlanoglu, senza contare Eriksen), è evidente come Inzaghi abbia mille possibilità per manipolare la sua squadra, per farla giocare in maniera sempre diversa, per poter sperimentare.

Al netto di un’impresa che avrebbe del clamoroso, il rendimento del Milan è destinato a rallentare un po’. L’Inter, quindi, può ancora pensare di accorciare, di recuperare punti. In questo senso, una rosa così vasta e con questa qualità diffusa può fare la differenza, rappresenta un vantaggio importante da poter gestire. Nella sua carriera in panchina, Inzaghi ha dimostrato di essere un tecnico elastico, bravo ad adattarsi ai segnali che gli arrivano dalla sua rosa; per lui l’Inter 2021/22 sarà una sfida più difficile, come un boss di fine livello nei videogiochi, perché vincere non è mai facile e perché non ha mai avuto a che fare con la necessità – per non dire l’obbligo – di fare turn over, di essere davvero competitivo su tutti i fronti.

Gli  highlights di Empoli-Inter 0-2

La Juventus è fuori tempo massimo?

È inevitabile pensare che ci sia un gioco di connessioni e di parole tra la domanda retorica che ci poniamo nel titolo e il gol realizzato da Maxime Lopez al 95esimo minuto di Juventus-Sassuolo 1-2. In realtà il discorso va molto, molto oltre: il calcio di Massimiliano Allegri è rimasto uguale a se stesso, la sue idee per la Juventus 2021/22 sono molto simili a quelle già attuate nel corso della sua prima esperienza a Torino, solo che però oggi la squadra bianconera sembra avere un’anima diversa, e probabilmente anche una qualità più bassa, rispetto a qualche anno fa. Ecco perché abbiamo parlato di una Juve fuori tempo massimo: forse la volontà di gestire tutte le partite in chiave difensiva è diventata anacronistica, non è adatta per una rosa che non esprime la stessa solidità di un tempo e che, allo stesso tempo, non ha ancora gli strumenti tecnici e tattici per poter garantire più di un gol a partita. È come un cane che si morde la coda: alla prima Juve di Allegri bastava spesso un solo gol per poter portare a casa le partite, per merito della difesa; oggi i bianconeri sono più perforabili in difesa ma fanno anche più fatica a comandare il gioco in senso offensivo, o anche solo ad addormentarlo. Nell’intervista postpartita, Allegri ha parlato di frenesia, del fatto che la sua squadra debba saper gestire i momenti delle gare e di come «certe partite, se non puoi vincerle, non vanno perse». Ecco, probabilmente anche questa visione è fuori tempo massimo: la Juventus ha 13 punti di svantaggio dal Milan capolista ed è quattro lunghezze dietro la Roma nonostante l’abbia battuta nello scontro diretto. Ecco, forse è arrivato il momento di spingere un po’ di più sull’acceleratore, di riconsiderare l’idea di gestire le partite, la stagione. Di rivedere le proprie idee.

Juventus-Sassuolo 1-2

Il valore che può avere Ribery nella lotta salvezza

Se riguardate gli highlights di Venezia-Salernitana, soprattutto quelli riferiti alla ripresa, avrete l’impressione che Franck Ribery attragga verso di sé il pallone, come fa una calamita con una moneta. Non è solo l’azione del gol di Bonazzoli, costruita e rifinita in prima persona, non è solo l’espulsione di Ampadu provocata con un’intuizione e uno scatto degno di un ventenne: Ribery è il totem intorno al quale ruotano tutte le manovre della Salernitana, è un regista offensivo, un leader emotivo, a Venezia ha indossato anche la fascia di capitano fin dal primo minuto. La vittoria dei granata, tre punti che hanno e potrebbero avere un peso enorme nella corsa per la salvezza, ha mostrato il valore che Ribery può avere a queste latitudini di classifica: con certi compagni, contro certi avversari, Ribery è ancora determinante, nel senso che può fare la differenza tra vittoria e sconfitta, produce occasioni da gol, sprona e guida i compagni, li fa rendere oltre il loro effettivo valore. È per questo che Ribery è arrivato a Salerno, è ciò che ha mostrato fin dalla sua prima partita in maglia granata, anche se poi ha dovuto limitarsi un po’ per via dell’età e degli acciacchi. Ecco, l’unica perplessità è questa, ed è inevitabile per un giocatore che a fine campionato avrà 39 anni: se la Salernitana diventa competitiva solo quando Franck Ribery è al meglio, le possibilità di fare punti e salvarsi diminuiscono inevitabilmente. Ma questo Ribery ha tutto ciò che serve per provare a farla, l’impresa di salvare la squadra granata. E il fatto che tutto dipenda essenzialmente da lui potrebbe anche esaltarlo, proprio come avvenuto a Venezia.

Venezia-Salernitana 1-2