Tre cose sull’undicesima giornata di Serie A

Il duello a distanza tra Milan e Napoli, Vlahovic più forte di tutto.

 

È tornato Ibra, in un Milan diverso
Roma-Milan 1-2 è stata una partita dai contenuti e dai significati forti. Le decisioni arbitrali, le proteste di Mourinho, l’espulsione di Theo Hernández e poi, ovviamente, il rigore conquistato da Ibrahimovic occuperanno tutti gli spazi delle analisi e delle polemiche. Proprio perché una delle scelte più controverse di Maresca è arrivata a seguito di un fallo su Ibrahimovic, e in virtù del gol iniziale e di quello (splendido) annullato nella ripresa, chi vuole parlare di calcio giocato non può fare altro che partire dalla prestazione dell’attaccante svedese, dal suo impatto enorme su Roma-Milan e sulla squadra rossonera in generale.

In realtà si parla dell’impatto di Ibra fin da quando è tornato, a gennaio 2020. Sembra passato un secolo, il Milan è tornato a essere una squadra, poi è diventato una squadra credibile, oggi è una squadra molto competitiva. Questo percorso si è manifestato chiaramente all’Olimpico di Roma, un campo inviolato in questa stagione, in cui anche il Napoli-quasi-perfetto di Spalletti ha faticato, e ha portato via solo un punto. I rossoneri di Pioli sono arrivati su quello stesso campo e hanno imposto la loro forza, la loro personalità spavalda, il loro stile; hanno dimostrato di essere un gruppo maturo e consapevole, che sa prendere e tenere il comando delle partite. Poi, però, per vincere serve la stoccata decisiva. Può servire, specie in gare così dure e tirate.

Il ritorno di Ibra a una condizione davvero accettabile, dopo l’assaggio con gol in Milan-Lazio e la promettente ma folle partita di Bologna, porta il Milan in una nuova dimensione. Non che Zlatan abbia smesso di sentirsi ed essere condottiero e guida spirituale dei compagni, solo che intorno a lui c’è una squadra che funziona, che ha bisogno più di Ibra-finalizzatore che non di Ibra-totem, che finora ha saputo prendersi e tenersi il primato in classifica con autorità e l’ha fatto senza di lui. La sua assenza è pesata meno rispetto al passato, ed è questa la miglior notizia ricevuta da Pioli in questo autunno. Ora, però, Ibra è tornato in un Milan diverso, e allora la cosa si fa davvero interessante, vista la classifica, verso il derby all’orizzonte, visto le premesse e le promesse di questo inizio di stagione così scintillante.

Roma-Milan 1-2

Quanto pesa la vittoria per il Napoli mutilato

Nella sostanza, il discorso fatto per Ibrahimovic e il suo Milan vale anche per l’altra capolista. Il Napoli di Spalletti, infatti, ha battuto la Salernitana giocando male e, soprattutto, rinunciando a Osimhen e Insigne per 90 minuti. Il centravanti nigeriano e il capitano azzurro, per quanto diversissimi e quindi lontanissimi tra loro per caratteristiche fisiche e tecniche, per tipologia di gioco preferita, sono le due anime del Napoli. Il fatto che Spalletti abbia dovuto – nel caso di Osimhen, colpito da una contrattura – e/o abbia voluto – nel caso di Insigne, per un leggero affaticamento – tenerli fuori, e abbia vinto lo stesso, è un segnale eloquente sulla forza di questa squadra. E non è tanto – o non è solo – una questione di reagire emotivamente e quindi sopperire alle assenze di due leader tecnici con altri tipi di qualità: Spalletti ha vinto a Salerno grazie ai sostituti dei sostituti, il gol l’ha realizzato Zielinski ma l’hanno confezionato Elmas e Petagna, ovvero coloro che sono entrati in campo al posto di Lozano e Mertens. Ovvero, coloro che hanno occupato gli slot che solitamente appartengono a Osimhen e Insigne. Considerando poi che il Napoli continua a vincere anche quando gioca male, quando il suo possesso è sterile e poco verticale e quindi prevedibilissimo, alimenta l’ormai inevitabile candidatura degli azzurri al titolo. Forse solo l’Inter, in Serie A, ha un’eguale profondità d’organico, una varietà di soluzioni simile a quelle del Napoli; forse solo il Milan, tra le squadre di testa, ha un gioco ambizioso ed efficace come quello della squadra di Spalletti. Che, però, finora ha subito solo tre gol. E ha vinto anche quella volta, cioè ieri, che ha fatto a meno di Osimhen e Insigne. Nella prossima gara – Napoli-Verona, tutt’altro che facile – mancherà Koulibaly, espulso nel momento-rodeo del derby di Salerno. Forse è l’ultimo esame da passare prima di certificare definitivamente lo status di favoriti, per gli azzurri. Basterà aspettare sette giorni.

Salernitana-Napoli 0-1

Dusan Vlahovic, più forte di tutto

La seconda tripletta dell’anno solare 2021 ha permesso a Vlahovic di essere il primo giocatore della Fiorentina a compiere un ‘impresa del genere dai tempi di Batistuta – che nel 1999 riuscì a segnare tre gol in due partite diverse, contro Cagliari e Verona. In realtà, il vero primato aggiornato dall’attaccante serbo riguarda l’importanza di un calcio di rigore nell’ambito di una splendida tripletta: il gol più significativo è stato proprio il primo, quello più semplice, quello arrivato dal dischetto, una settimana dopo il caso che ha agitato la sfida interna col Cagliari. Sette giorni fa Vlahovic aveva lasciato il tiro dagli undici metri a Biraghi, questa volta ha reclamato il pallone, ha voluto battere il penalty e l’ha messo dentro. In un attimo ha cancellato un mese di polemiche e di dichiarazioni di strappo, o comunque le ha fatte dimenticare a tutti. Anche a quei tifosi che l’avevano fischiato e che ieri, invece l’hanno applaudito. Forse un po’ a malincuore, ma era inevitabile. Anche perché gli altri due gol, entrambi frutto del gioco sempre più brillante e sofisticato della Fiorentina di Italiano, sono stati una dolce conseguenza del rigore trasformato nel primo tempo, del momento in cui Vlahovic ha dimostrato – una volta di più – di avere un talento superiore, di poter e saper essere più forte di tutto. Non è ancora dato sapere come finirà la sua storia con la squadra viola, quanto veleno verrà spruzzato fuori da tutti i soggetti coinvolti nel suo trasferimento ormai inevitabile, ma resta il fatto che Vlahovic è il giocatore più forte e decisivo di una squadra che ha un’identità chiara, che pratica un calcio efficace e anche godibile e che, non a caso, è a un solo punto dalla zona Champions League. Sono tutte cose che faranno piacere ai tifosi della Fiorentina, da anni vittime di delusioni atroci e che avevano già deciso di cancellare l’immagine di Vlahovic dal loro cuore. Giustamente, secondo la loro visione del calcio e della vita. Forse un po’ troppo presto, come si è visto durante Fiorentina-Spezia 3-0.

La sintesi di Fiorentina-Spezia 3-0