Tre cose sulla 20esima giornata di Serie A

Chiesa che non delude mai, i guai della Roma, la grande stagione dell'Empoli.

 

Federico Chiesa è una certezza

Non si può dire che Chiesa stia vivendo la stagione migliore in carriera: colpa di un infortunio che lo ha tenuto fuori nell’ultimo scorcio del 2021, e più in generale di un nuovo assetto tattico che lo ha in parte condizionato negativamente, frenandolo anche da un punto di vista realizzativo (un solo gol in campionato prima di quello al Napoli). Ma, difficoltà a parte, Chiesa  è davvero un giocatore determinante, un leader tecnico, e non è un’etichetta che viene applicata a qualsiasi giocatore di talento. È un discorso che muove da una premessa ben precisa: quando c’è bisogno di lui, lui c’è. Contro il Napoli è stato di gran lunga il migliore dei suoi: per il gol del pareggio, in una partita in cui la Juventus generalmente non è stata molto continua offensivamente, e in generale per la solita prova di generosità, caparbietà, e ovviamente altissimo livello tecnico. Chiesa è uno di quei giocatori in grado di non uscire mai dalla partita, anche quando sembra che lo sia: per una Juventus che in attacco latita di certezze è un’ancora di salvataggio. Si parla tantissimo di quanto a questa squadra, rispetto all’anno scorso, manchino i gol di Cristiano Ronaldo: è vero, ma è anche vero come nelle gare in cui Chiesa è rimasto ai box la Juventus ha patito la mancanza delle sue accelerazioni, delle sue incursioni, della pericolosità costante che è in grado di assicurare. Siamo di fronte a uno di quei giocatori che davvero condizionano non solo una partita, ma una squadra, ed è uno status che Chiesa ha conquistato soprattutto nell’ultimo anno, tra l’ambiente bianconero e le meravigliose recite con la Nazionale all’Europeo. Per una Juve che, come ha dimostrato anche la partita contro il Napoli, è decisamente lontana da standard di eccellenza, una risorsa estremamente importante.

Una Roma troppo brutta

Non era facile immaginare una vittoria così larga di un Milan decimato dal Covid (Gabbia e Kalulu centrali, Florenzi e addirittura Conti sulle fasce, con Krunic a fare il Kessié), ma se i meriti dei rossoneri sono andati oltre le aspettative, è anche vero che i demeriti della Roma sono lampanti. Non si vuole togliere niente a Pioli e a una squadra che ha dominato una partita per novanta minuti – con Tonali, Theo e Kalulu che hanno sfiorato l’eccellenza – ma la proposta di gioco di Mourinho è stata invisibile, o forse completamente inesistente. Quello che aveva funzionato a fine dicembre contro l’Atalanta – uno dei pochissimi big match vinti negli ultimi mesi dai giallorossi – non si è visto nemmeno a sprazzi a San Siro: ovvero gli scambi tra Abraham e Zaniolo. Il numero 22 è stato annullato da un Hernández in splendida forma difensiva, mentre Abraham, che ci ha comunque provato, isolatissimo, non ha inciso anche per merito di Maignan. Dietro di loro, il nulla: Ibañez e Viña in costante imbarazzo, una costruzione bassa mai tentata – e se tentata, fatta disastrosamente – e pericoli creati solo da calcio piazzato. La Roma non ha mai dato l’impressione di poter pareggiare oppure vincere, e l’aggressività vista a Bergamo non si è mai manifestata a San Siro. Anzi: ogni volta che il Milan ha mostrato una pur lieve intenzione di pressare i difensori avversari, ha recuperato costantemente il pallone. Così la Champions sarà difficile.

L’Empoli non è solo divertente, ma funziona

A lungo l’Empoli ha sognato di fare il colpaccio all’Olimpico, esattamente come gli è successo in stagione con le vittorie sui campi di Juventus e Napoli; alla fine un gol di Milinkovic-Savic l’ha riportato sulla terra, ma il pari per i toscani è un punto d’oro, oltre a essere un ulteriore riconoscimento di come il progetto di squadra sia tra i più interessanti e sorprendenti dell’intero campionato. Del resto, il 3-3 contro la Lazio fotografa esattamente la dimensione dell’Empoli: una squadra in grado di giocarsela contro chiunque, che ha sviluppato un’identità solida, riconoscibile, entusiasmante e che sa valorizzare al meglio i giocatori a disposizione – per certi versi l’opposto della Lazio, con Sarri che sta ancora faticando a fare della squadra, nonostante giocatori di prim’ordine, una seria candidata alle prime posizioni. L’Empoli è una squadra bella da vedere, gioca un calcio diretto, funzionale, è una squadra che segna tantissimo (in campionato è andato a segno in 17 partite su 20) e la sua produzione offensiva è figlia appunto di una filosofia di gioco che paga i suoi dividendi. Sono ben dodici i giocatori della squadra andati a segno nel corso del campionato, che è un modo di spiegare come l’identità tattica sia estremamente coinvolgente ma anche per sottolineare come sia in grado di cancellare, o attenuare, certi limiti di squadra. Non è un mistero che la classifica dell’Empoli – nono posto, 28 punti, +15 sulla zona retrocessione – sia decisamente oltre le aspettative, i pronostici e pure la qualità della rosa. Ma lì dove fioriscono le idee, tutto è possibile.