Carlos Alcaraz sembra invincibile, irraggiungibile, quindi ora sta a Jannik Sinner trovare il modo di riavvicinarsi

Il trionfo dello spagnolo agli Australian Open ha dato uno strappo forte alla rivalità tra i due tennisti più forti del mondo.
di Alfonso Fasano 02 Febbraio 2026 alle 02:44

Quando vincono un torneo molto importante, la stragrande maggioranza dei tennisti d’élite – sì, anche quell’androide dai tratti umani che risponde al nome di Jannik Sinner – sembrano sollevati più che felici, come se si fossero tolti un peso gigantesco dalle spalle. Su questa percezione, è inevitabile, pesa il grande impatto culturale avuto da Open, l’autobiografia in cui Andre Agassi ha raccontato il suo odio per il tennis. Ma è anche un discorso profondamente umano, un discorso di pressione fortissima che svanisce in un istante, di tappi che scoppiano come se fossimo al cenone di Capodanno.

Nel caso di Carlos Alcaraz agli Australian Open, beh, c’erano davvero tutti i motivi perché il tappo scoppiasse nel modo in cui è scoppiato. Soprattutto dopo l’incredibile sconfitta di Jannik Sinner in semifinale contro Djokovic, il giocatore spagnolo aveva diversi macigni appoggiati addosso: vincendo a Melbourne avrebbe conquistato l’unico Slam che gli mancava, e sarebbe diventato il giocatore più giovane di sempre ad aver completato il giro dopo aver già trionfato a Parigi, Wimbledon e New York; per riuscire nell’impresa avrebbe dovuto battere l’idolo assoluto del pubblico locale, una leggenda assoluta reduce da una partita destinata a entrare nella storia del torneo australiano, e del tennis in generale;  infine, ma non in ordine di importanza, il successo agli Australian Open avrebbe consolidato la distanza percepita tra lui e Sinner, che pur avendo vinto l’ultimo scontro diretto – alle Finals di Torino – sembrava e sembra vivere una fase calante della loro rivalità.

Una volta, neanche tanto tempo fa, tutte queste aspettative e un inizio a mille all’ora di un grande avversario, come quello di Djokovic nella finale della Rod Laver Arena, avrebbero finito per mandare in tilt Alcaraz. Era proprio questo, a pensarci bene, l’unico grande limite di Carlos: la sua tenuta mentale era friabile o comunque non era d’acciaio, a volte il suo tennis completo e cinematografico si trasformava in un gioco psicotico, fatto di errori gratuiti e colpi inutilmente forzati. Ora questa metamorfosi è diventata rarissima, anzi non avviene più: Alcaraz continua a praticare un tennis (sempre più) completo e (comunque) cinematografico, ma resta sempre connesso all’andamento della partita. Anche quando il fisico sembra aver superato il limite, il suo acume tattico e la sua concentrazione continuano a manifestarsi, anzi gli suggeriscono qual è la strada migliore perché possa uscire indenne dalle situazioni più difficili – come la semifinale di Melbourne contro Zverev.

Per estensione naturale, questo suo nuovo modo di vivere e di vincere le singole partite non riguarda più le singole partite, ma caratterizza anche il modo in cui approccia ai tornei, al Ranking ATP, al tennis in senso assoluto. Non è un caso, non può esserlo, che Jannik Sinner abbia deciso – in modo chiaro, inequivocabile, con le parole e con le scelte e con i fatti – di trasformare un po’ il suo gioco in vista del 2026 e del resto della carriera: la crescita imperiale e impetuosa vissuta da Alcaraz nella seconda parte del 2025 ha rimescolato le carte, ha rimesso Carlos sul trono del tennis mondiale, ha confermato – per chi la avverte, naturalmente – quella percezione strisciante per cui lo spagnolo sia il giocatore più talentuoso di questa generazione, per cui Sinner abbia meno qualità, per cui ad Alcaraz sarebbe bastato “mettere la testa a posto” per dominare il confronto diretto.

Ovviamente questa logica binaria sul dualismo Alcaraz-Sinner lascia il tempo che trova, è più una questione di gusti personali che di dati oggettivi o rivelati. Resta un fatto, però: a Melbourne c’è stato uno strappo importante a favore di Alcaraz. Per il secondo Slam consecutivo dopo quello di New York, il campione spagnolo ha dato l’impressione di essere praticamente imbattibile, di aver fissato nuovi standard di eccellenza. E si tratta di standard altissimi, visto che la base di partenza era già clamorosa.

Insomma, se sette mesi fa – dopo la finale vinta a Wimbledon, per la precisione – sembrava proprio che Sinner avesse il tennis maschile nelle proprie mani, che la sua forza mentale e la sua intensità di gioco fossero diventati degli ostacoli insormontabili per Alcaraz, adesso i rapporti di forza si sono ribaltati. E quindi, per dirla brutalmente, ora Sinner deve trovare il modo per riprendersi ciò che una volta era suo, deve inventarsi qualcosa di nuovo, di diverso, per avvicinarsi di nuovo ad Alcaraz. Non sarà un inseguimento facile, i margini sono sottilissimi e questo nuovo Alcaraz sembra un meraviglioso ballerino con la testa d’acciaio, il braccio di velluto e le gambe che fanno le scintille. Ma il bello della rivalità Sincaraz è sempre stato questo, almeno finora: tutte le volte che è sembrata risolta, o comunque chiaramente indirizzata a favore di uno o dell’altro, proprio in quel momento è cambiato il vento. Chissà, magari succederà di nuovo.

>

Leggi anche

Tennis
Vincendo a Miami e conquistando il Sunshine Double, Jannik Sinner ha dimostrato di essere il tennista più continuo e spietato della nostra epoca
Dopo il trionfo a Indian Wells, il giocatore italiano ha dominato anche in Florida. Con un piglio e un'autorità che dovrebbero creare un po' di preoccupazioni a Carlos Alcaraz.
di Alfonso Fasano
Tennis
Durante il Madrid Open, i tennisti più forti del mondo potranno allenarsi al Bernabéu
Ormai non parliamo più soltanto dello stadio del Real, ma di un'arena ultramoderna aperta a tutti gli sport e i grandi eventi.
di Redazione Undici
Tennis
La sconfitta contro Korda è una conferma: Carlos Alcaraz è tornato sulla Terra
Dopo mesi in cui ha giocato un tennis stellare, il fuoriclasse spagnolo ha ricominciato ad accusare dei blackout sparsi (come succedeva fino a un anno fa).
di Redazione Undici
Tennis
Nel 2026, per la prima volta nella storia, anche a Wimbledon sarà introdotta la video review
La scelta dell’ All England Club si allinea a quella di due altri slam, gli Australian Open e gli US Open.
di Redazione Undici