Tadej Pogacar si è messo in testa un’idea folle e meravigliosa: vincere tutte le Classiche Monumento in un solo anno

Nessuno ci è mai riuscito, ma il fuoriclasse sloveno può davvero farcela. Così da riscrivere ancora, definitivamente, la storia del ciclismo.
di Luca Strapazzon 04 Aprile 2026 alle 14:37

Fin dagli albori della bicicletta, sono esistiti ciclisti vincenti e altri in grado di raggiungere traguardi impensabili. Pionieri in grado di aprire nuove strade. Che Tadej Pogacar fosse uno di questi, beh, non c’erano dubbi. Ma ora si sta manifestando la possibilità concreta che il fuoriclasse sloveno possa ridefinire i limiti di questo sport più di chiunque altro. Era dai tempi di Eddy Merckx, infatti, che non si vedeva un ciclista capace di vincere in montagna al Tour de France e fare la differenza al Giro delle Fiandre, collezionando Grandi Giri e Classiche Monumento con la stessa disarmante facilità. Quella di Pogacar è una forza dirompente che si è recentemente presa via Roma a Sanremo, permettendogli di conquistare la Classica di Primavera. La Milano-Sanremo, per Tadej, stava diventando un’ossessione: due terzi posti e altrettanti piazzamenti nei primi cinque. Tra le Classiche, dopotutto, era ed è la più difficile da decifrare, la meno adatta al modo di correre dello sloveno, abituato ad attacchi da lontano.

Eppure Pogacar è riuscito a vincerla. E lo ha fatto a modo suo anche stavolta: caduto a 35 km dal traguardo, per molti la corsa sarebbe finita lì. Ma non per Pogacar, che è risalito in sella e nel giro di una decina di chilometri, a metà Cipressa, era di nuovo davanti. Gli unici a tenergli il passo sono stati Mathieu van der Poel e Tom Pidcock, poi solo l’inglese è riuscito a restargli a ruota sul Poggio. Sul traguardo di via Roma, infine, la volata a due è stata poi vinta da Pogacar per mezza ruota.

Con la Sanremo finalmente conquistata, davanti a Pogacar si apre ora uno scenario irrealistico fino a poco tempo fa: vincere le cinque Classiche Monumento nello stesso anno. Un filotto mai raggiunto, e difficile da completare anche su più stagioni. Non è un caso, infatti, che soltanto tre ciclisti sono riusciti a vincerle tutte, ma nell’arco di un’intera carriera: Eddy Merckx, Roger de Vlaeminck e Rik van Looy. Pogacar sembra voler andare oltre e ha la possibilità di inseguire un’idea che sembrava impossibile fino a poco tempo fa. Tra le cinque Classiche Monumento, infatti, la Milano-Sanremo rappresentava sicuramente l’ostacolo più complesso: come detto, è una corsa per natura più imprevedibile, aperta a diversi scenari. Per quanto riguarda Le altre quattro, Pogacar le ha già vinte o ci è già andato vicino. Al Giro delle Fiandre ha già trionfato due volte (2023 e 2025), la Liegi-Bastogne-Liegi è stata sua in tre occasioni (2021, 2024 e 2025). Il Lombardia, infine, è diventato il suo terreno di caccia preferito: lo vince ininterrottamente dal 2021.

Certo, nel ciclismo l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ma ora, almeno sulla carta, lo scoglio più grande resta la Parigi-Roubaix, l’unica Monumento che manca a Pogacar. Nel 2025, alla sua prima apparizione, lo sloveno ha dato l’impressione di poterla vincere: sul pavé del Nord, dove contano molto la capacità di guida e la gestione dei momenti, Pogacar ha battagliato con Mathieu van der Poel fino a 38 km dall’arrivo, quando una caduta l’ha messo fuori dai giochi. Poi è ripartito e ha chiuso secondo. Storicamente, evitare cadute e problemi meccanici è spesso decisivo alla Roubaix, ma lo Pogacar ha già dimostrato di sapersi adattare anche a questi imprevisti. Non è poco, anzi.

In un ciclismo sempre più specializzato, dove i corridori si concentrano su poche corse all’anno, Pogacar va quindi nella direzione opposta. A confermarlo ci sono i numeri: dal 2023, Pogacar ha vinto otto Monumento e in 14 casi su 16 il successo è andato a lui o Mathieu van der Poel. Ecco, questo duopolio contribuisce a rendere meno assurdo il tentativo dello sloveno di fare filotto: l’unico avversario davvero in grado di fermarlo sembra essere proprio l’olandese, che arriva alla primavera sempre nella sua versione migliore dopo la stagione di ciclocross. Anche lui, però, è reduce dalla caduta alla Milano-Sanremo, una caduta da cui sembra essere uscito dolorante al polso sinistro, già fratturato nel 2025, e che potrebbe pesare su terreni irregolari come quelli del Fiandre e della Roubaix. Venerdì 27 marzo ha comunque vinto ad Harelbeke, una piccola prova generale, ma per battere Pogacar serve essere al massimo e Van der Poel non è detto che lo sia.

Insomma, sembrano esserci tutti gli elementi perché si materializzi lo scenario di un Grande Slam del ciclismo, un’impresa assimilabile al Calendar Grande Slam nel tennis – cioè la vittoria dei quattro Slam. Significa mantenere un’impressionante continuità di prestazione durante tutto l’anno, risultare più forte degli avversari e resistere agli imprevisti inevitabili, ai cali fisiologici, alle enormi pressioni. Tornando al tennis, basti pensare che i tre giocatori più vincenti dell’era moderna – Djokovic, Federer e Nadal – non sono mai riusciti a centrarlo, nonostante qualcuno di loro lo abbia inseguito più volte. Non a caso, viene da dire, nell’era Open, solo Rod Laver (1969), Margaret Smith Court (1970) e Stefi Graff (1988) sono riusciti in questa impresa

Arrivare anche solo a ipotizzare la possibilità di vincere tutte le Monumento nel 2026 è uno scenario che dice molto di cosa rappresenta oggi, per il ciclismo, Tadej Pogacar. Nemmeno Merckx aveva mai davvero avvicinato un obiettivo simile: in quattro occasioni (1969, 1971, 1972 e 1975) aveva vinto tre Monumento nello stesso anno, ma mai puntando davvero a conquistarle tutte e cinque. Nel 2025 Pogacar ha eguagliato quel risultato, vincendo Fiandre, Liegi e Lombardia. Oggi, un anno dopo, si presenta al momento clou della stagione con in tasca quella Milano-Sanremo che gli era sempre sfuggita.

Dominare le competizioni più importanti nella stessa stagione è una delle forme più alte di grandezza sportiva. Significa essere in grado di imporsi ovunque, in contesti diversi e contro avversari di qualsiasi tipo. Pogacar ha già scritto il suo nome tra i più grandi di sempre del ciclismo, ma un’impresa del genere lo eleverebbe davvero verso l’empireo. Anche perché tutti gli altri grandi obiettivi che gli restano, per esempio la conquista di sei Tour de France, potranno essere raggiunti nelle prossime stagioni. Vincere le cinque Monumento in un solo anno, invece, è un traguardo che può materializzarsi solo in determinate circostanze: le corse di un giorno sono molto più imprevedibili, e anche solo rivincere la Sanremo potrebbe essere difficilissimo. Ecco perché il 2026 può essere l’anno buono. Ecco perché quell’idea folle e meravigliosa può venire solo a un fuoriclasse assoluto che si chiama Tadej Pogacar.

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