Le tre cerimonie inaugurali dei Mondiali 2026 saranno delle feste, e costruiranno un ricordo collettivo

Intervista a Marco Balich, che curerà i tre eventi che daranno il via alla Coppa del Mondo, tra Città del Messico, Toronto e Los Angeles.
di Fabio Baldonieri 07 Giugno 2026 alle 02:05

Siamo praticamente alla vigilia dell’ennesimo Mondiale orfano della Nazionale italiana, ed è inevitabile  fare la conta di quei pochi italiani che al Mondiale ci andranno lo stesso. Sappiamo che ci sarà Carlo Ancelotti, cui spetta forse l’onere più ingombrante da ct del Brasile. Ci saranno Vincenzo Montella e Fabio Cannavaro, alla guida di Turchia e Uzbekistan, e anche Maurizio Mariani, unico arbitro italiano tra i 52 arbitri che prenderanno parte alla spedizione in Nord America. Ci sarà poi un altro italiano, di cui però si parla meno. L’unico, in realtà, presente anche in Qatar nel 2022. Si chiama Marco Balich e, se anche il nome non vi dice molto, non preoccupatevi: di Marco si ricordano i suoi lavori, più che il suo volto. Come la solenne sfilata del nostro tricolore sul prato di San Siro che, lo scorso febbraio, ha fatto emozionare tutti durante la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina.

Ecco. A Marco, creative director ed executive producer di Balich Wonder Studio, spetta il nobile ruolo di chi allestisce il banchetto per le più importanti cene di gala dello sport contemporaneo. Dopo le ultime Olimpiadi, curerà anche le cerimonie d’apertura dei Mondiali ormai alle porte. Il plurale non è casuale, perché ci saranno tre inaugurazioni distinte: la prima a Città del Messico, giovedì 11 giugno, altre due a Los Angeles e Toronto, appena 24 ore dopo. Quella di uno studio italiano chiamato a organizzare il più importante evento di intrattenimento sportivo al mondo, per altro nella patria dell’entertainment per eccellenza, è proprio una bella storia. Proprio l’Italia, e proprio Balich Wonder Studio, lo scorso inverno hanno aperto la strada a una nuova era per il modo di vivere l’intrattenimento sportivo, con le due cerimonie d’apertura contemporanee nelle scorse Olimpiadi invernali e l’accensione di due bracieri, uno a Milano e uno a Cortina d’Ampezzo.

«È un motivo di grande orgoglio», racconta Marco Balich a Undici. «Per la prima volta, uno studio creativo sia stato incaricato di organizzare i due più importanti eventi sportivi al mondo nello stesso anno. Da italiani, ci rende felicissimi». Il suo è un gruppo giovane, nato solo alla fine del 2013 ma capace di affermarsi, in pochi anni, come leader assoluto nel mondo dell’intrattenimento dal vivo: «Il mio primo grande evento sono state le Olimpiadi invernali di Torino 2006, mentre Balich Wonder Studio ha esordito con la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi di Sochi 2014 e poi di Rio 2016, imponendosi da subito come un player assolutamente credibile nel mondo del live entertainment. Oggi, ormai, abbiamo un ruolo di prim’ordine». Negli ultimi 12 mesi, Balich Wonder Studio ha messo la sua firma su tutti i più grandi eventi sportivi andati in scena: non solo Milano-Cortina e il Mondiale, ma anche la Coppa d’Africa in Marocco e la recente finale di Champions League a Budapest.

«La consapevolezza della FIFA sull’importanza delle cerimonie è aumentata dopo i Mondiali in Qatar del 2022. C’è una maggiore voglia di creare un evento che abbia un significato preciso, e non solo una sfilata di artisti sul terreno di gioco». Negli States, Balich aveva fatto le prove generali già un anno fa: «Il Mondiale per Club del 2025 è stato un po’ il nostro riscaldamento, per usare una metafora calcistica. Abbiamo trasformato la cerimonia d’apertura dell’Hard Rock Stadium di Miami in una liturgia, un aspetto che ritroveremo anche nelle tre celebrazioni che ci attendono al prossimo Mondiale», quello che è già il Mondiale delle prime volte, e che promette di essere il più grande e spettacolare di sempre. Perché non si era mai giocato in tre Paesi diversi, mai con 48 squadre partecipanti, e mai con tre cerimonie inaugurali.

«Daremo vita a una grande festa dello sport in cui le tre nazioni protagoniste possano identificarsi. Sarà tutto legato da un filo comune reinterpretato attraverso l’identità e la cultura di ciascun paese ospitante, qualcosa che parli a messicani, canadesi e americani nelle loro rispettive lingue. Tutto è stato coadiuvato dal nostro regista Carlos Navarrete-Patiño che, scherzo del destino, è messicano-canadese. Lavoriamo a questo progetto da un anno e mezzo, saranno tre eventi di aggregazione globale che assumono un valore ancora più speciale speciale in un momento storico così delicato, anche per gli attuali equilibri tra queste tre nazioni. Nessuno, tra qualche anno, ricorderà chi era al governo durante un certo evento sportivo: ciò che resta nella memoria delle persone è l’emozione di una partita, di un gesto atletico. Sono i festeggiamenti. Quindi vogliamo soltanto creare una cerimonia che includa tutti, che coinvolga, che favorisca la costruzione di un ricordo collettivo».

E allora si parte l’11 giugno allo Stadio Azteca di Città del Messico, novanta minuti prima della partita inaugurale del Mondiale tra padroni di casa e Sudafrica, con una celebrazione che vedrà esibirsi sullo stesso palcoscenico grandi artisti dell’America Latina e talenti indigeni, avvolti dai colori del tradizionale papel picado messicano. A Toronto, venerdì 12 giugno, andrà in scena un viaggio simbolico attraverso il Canada, da costa a costa, con il trofeo della Coppa del Mondo reinterpretato sotto forma di mosaico, simbolo delle differenti culture che definiscono l’identità canadese. Los Angeles, culla della cultura pop, accoglierà invece le più importanti superstar internazionali. Perché solo la musica è capace di unire come lo sport.

«Le tre cerimonie», spiega Balich, «saranno accomunate dall’idea di un battito cardiaco condiviso: quello del ritmo del gioco e della passione dei milioni di tifosi in tutto mondo. Il nostro lavoro in fondo è questo: spettacolarizzare le emozioni, fare da cassa di risonanza di un sentimento comune laddove siamo noi stessi i primi ad emozionarci quando proponiamo qualcosa. Il principale filo conduttore è la bellezza, la sorpresa, la meraviglia. Per questo abbiamo voluto che i tifosi presenti allo stadio avessero un ruolo attivo nello spettacolo». E quindi cancelli aperti già quattro ore prima delle partite e tante attività esclusive, con esperienze immersive e premi per tutti i presenti. Una festa in piena regola. «Al momento non posso dire di più», conclude Balich, «ma ciò che abbiamo pensato creerà un bellissimo precedente anche per i prossimi Campionati del Mondo. Certi momenti sono insostituibili, è ciò che li rende così unici».

È così che, nelle opere di Balich Wonder Studio, proprio le emozioni diventano un qualcosa di tangibile. Una forma di linguaggio universale potente a tal punto da abbattere qualsiasi barriera culturale, da convincerci che non serva per forza condividere un codice per trasmettere un messaggio. Che Lessing non aveva tutti i torti quando diceva che l’attesa del piacere può diventare essa stessa il piacere, e che si può rendere evento anche ciò che precede l’evento. Basta riuscire a coglierne l’essenza. Perché in fondo parliamo pur sempre di una festa. Una festa mondiale.

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