«Sollevare la coppa ti proietta in un’altra dimensione. Nella mia testa, quel momento apparteneva ai vari Beckenbauer, Pelé, Maradona. E invece ero lì, a stringere tra le mani lo stesso, identico trofeo. Ti senti il re del mondo, fin dentro le ossa. Ti scorre davanti l’intera storia del calcio, e ti rivela la portata immensa di ciò che hai appena compiuto».
Quando hai realizzato di aver vinto la finale, e cosa ti è passato per la testa?
Non l’ho realizzato fino all’ultimo gol, quello di Manu [Emmanuel Petit, al 90’]. A dire il vero, c’è stato un momento di autentico panico quando Marcel Desailly è stato espulso. Eravamo in controllo totale, avanti 2-0, ma in un attimo tutto può cambiare. Basta che trovino un gol per riaprirla, e finisci sotto assedio. Ma quando Manu ha segnato il terzo… pazzesco. Eravamo Campioni del Mondo. Mancavano forse quattro o cinque minuti alla fine. Ed è stato semplicemente incredibile. È una vera scarica d’adrenalina, perché per quegli ultimi minuti di partita sei contemporaneamente attore e spettatore. Siamo Campioni del Mondo, è fatta, lo sappiamo, eppure siamo ancora lì, in campo. Hai cinque minuti a disposizione solo per metabolizzare il tutto. E quella è pura estasi.
Cos’hai fatto al triplice fischio?
Mi sono lasciato cadere in ginocchio sul prato, completamente solo in quell’istante. Ho ripensato al mio percorso personale, che era stato duro, soprattutto per il recupero da un infortunio ostinato diciotto mesi prima. Era il traguardo di una vita. Un Mondiale, giocato in casa tua. Ho capito molto in fretta cosa significasse esattamente. Quella finale ci apparteneva per davvero, anche se i giorni successivi ci sono un po’ sfuggiti di mano. Siamo stati trascinati ovunque per tre giorni di fila, tanto da non riuscire a festeggiare solo tra di noi. Ma in quell’esatto istante, lì sull’erba, quel momento era mio, era nostro, ed era pura follia.
Cosa hai provato mentre salivi a sollevare la coppa?
È stato un momento straordinario, perché mio padre era li, nel palco presidenziale. Per andare a sollevare la coppa devi passare proprio davanti a quella tribuna. Ci mancava un biglietto, ma poco prima del calcio d’inizio siamo riusciti a trovarne uno proprio lì, e così ci è andato lui. Mentre salivo i gradini, ho incrociato il suo sguardo. È stato incredibilmente intenso. L’ho visto completamente sopraffatto dall’emozione, una cosa che non avevo mai visto prima, e mi ha segnato nel profondo. Riflesso nei suoi occhi, ho capito che avevamo appena compiuto un’impresa totalmente folle. Vincere la Coppa del Mondo è semplicemente pura bellezza.