Ad aprile 2026, gli allievi del Master UEFA Pro hanno passato due giorni a Santander, nella casa del Racing. Il presidente del Settore Tecnico della FIGC, Mario Beretta, lo ha motivato indicando nel Racing un modello di gioco tra i più interessanti d’Europa, lontano dagli schemi abituali. La visita era pensata soprattutto per studiare la prima squadra guidata da José Alberto López, ma il programma è stato allargato fino a includere un’esposizione dettagliata del responsabile del settore giovanile. Ed è proprio lì, nella cantera, che negli ultimi due anni il club cantabro ha costruito qualcosa che va oltre la curiosità tattica.
Il Racing arrivava a quello stage da capolista della Segunda División, con la promozione diretta ancora da blindare. L’avrebbe fatto un mese dopo, il 16 maggio, battendo il Valladolid 4-1 a El Sardinero e approfittando della sconfitta dell’Almería: così è arrivato il ritorno in Primera División dopo 14 anni di assenza. Un mese più tardi, il primo giugno, sarebbe arrivato anche il titolo di campione di Segunda, con un 4-1 rifilato al Cadice. È in quel contesto, di un club che vince e cresce nello stesso momento, che va letto tutto il resto. Proprio il 3 giugno 2026, durante l’intervallo di quella stessa partita contro il Cadice, è successo qualcosa che raramente accade sul prato di uno stadio: la consegna di una certificazione di qualità. David de Pastors, direttore generale di AENOR Confía (l’ente spagnolo di normazione, equivalente dell’italiano UNI), ha premiato Gonzalo Colsa, direttore del Fútbol Educativo del club, con il riconoscimento “Eccellenza nel Modello Formativo Integrale delle Cantere di Calcio”.
Il Racing è diventato così il primo club professionistico spagnolo a ottenere questo attestato nella sua versione consolidata, sviluppata da AENOR insieme a LaLiga. Le sue radici risalgono al 2024, quando AENOR lavorò con l’Osasuna a una certificazione ad hoc che è servita da base per il modello poi esteso a tutti i club, dentro il Piano Nazionale di Miglioramento e Ottimizzazione delle Cantere voluto dalla Liga. Il protocollo valuta oltre 50 indicatori legati ai processi strategici e operativi del vivaio, con un’attenzione specifica alla comunicazione, ai sistemi di controllo e alla protezione dei minori. Una certificazione che premia il modo in cui un club costruisce, verifica e corregge il proprio percorso formativo. Attorno a questo riconoscimento ruotano due progetti che ne sono, di fatto, la parte applicativa: Racing INN360, sul fronte tecnologico, e il Proyecto Victoria, su quello della tutela dei minori.
Il Racing ha presentato Racing INN360 il 12 giugno 2026, pochi giorni dopo la fine del campionato. La piattaforma nasce da Racing InnovAI, la divisione tecnologica interna guidata dallo stesso Ceria, ed è pensata esclusivamente per il settore giovanile: dal benjamín più piccolo fino alle categorie che precedono il salto tra i professionisti. Il sistema è costruito su cinque moduli interconnessi: metodologia, preparazione fisica, medicina, nutrizione e psicologia, che incrociano dati fisici, tecnici, nutrizionali, medici e psicologici per restituire ai tecnici una lettura integrale della crescita di ogni ragazzo, riducendo il peso della soggettività nella valutazione del talento. Il modulo metodologico include oltre 1000 esercitazioni strutturate e un assistente basato su intelligenza artificiale generativa, l’INN360 Copilot, che suggerisce allenamenti mirati a partire dagli obiettivi indicati dal tecnico. Sul fronte medico si monitorano infortuni e recuperi, in quello nutrizionale l’apporto calorico, mentre la componente psicologica passa da strumenti come il test CPRD per valutare stato mentale e motivazione.
Il progetto nasce e resta indipendente dall’analisi dati della prima squadra, è una scelta che protegge i ragazzi da una distorsione comune nei vivai professionistici: quella per cui le metriche di rendimento immediato della squadra senior finiscono per condizionare, anche involontariamente, i percorsi di crescita dei più giovani. Se INN360 lavora sulla performance, il Proyecto Victoria si occupa di ciò che viene prima, il benessere della persona. Il programma nasce con un obiettivo preciso, rendere lo sport giovanile un ambiente sicuro contro ogni forma di violenza, abuso o trascuratezza sui minori, riassunto nel motto interno del club: el fútbol que protege y educa, il calcio che protegge ed educa.
Gli strumenti sono concreti. Il club ha istituito la figura del Delegado de Protección, oggi ricoperta da Gonzalo Silió, un professionista a cui ragazzi, staff e famiglie possono rivolgersi in modo riservato per segnalare qualsiasi disagio, dentro o fuori dal club. C’è poi Reflejarte, un programma di gestione emotiva sviluppato con il Centro Botín: attraverso tablet dedicati, i giovani atleti imparano a riconoscere e registrare i propri stati d’animo, tristezza, ansia, cali di energia, legati alla pressione sportiva. Il club condivide inoltre i propri protocolli di prevenzione e monitoraggio con le società dilettantistiche della Cantabria, e lo fa gratuitamente. In questo modo, di fatto, trasforma il progetto di un club in un’infrastruttura territoriale.
Il 20 aprile 2026 questo lavoro è arrivato fino a Bruxelles. Higuera, Ceria, Colsa e lo stesso Silió sono stati accolti nella sede del Comitato Europeo delle Regioni per l’evento “Deporte, Infancia e Inclusión: el Proyecto Victoria del Racing y el poder Transformador del Fútbol en la Comunidad”, davanti a rappresentanti delle istituzioni UE e dei governi regionali. Georg Haeusler, direttore Cultura, Creatività e Sport della Commissione Europea, ha riconosciuto pubblicamente il valore preventivo ed educativo dell’iniziativa.
Il terzo pilastro è altrettanto centrale per capire perché il modello Santander interessi agli analisti: il modo in cui i ragazzi vengono allenati a giocare, lo stesso che ha attirato la FIGC. Mentre gran parte del calcio europeo insegna a occupare lo spazio in modo geometrico, seguendo i principi del juego de posición di matrice cruijffiana e guardiolana, il Racing ha scommesso su un approccio diverso: il cosiddetto relazionismo, o calcio funzionale. Il principio di base ribalta un mantra classico. Se nel calcio posizionale la regola è restare larghi per dare ampiezza quando un compagno ha palla, nel modello relazionale i giocatori si muovono verso il portatore di palla, creando densità e sovrannumeri spontanei nella stessa zona del campo. Ne derivano scambi corti e rapidi che mandano in crisi i sistemi di marcatura a zona, pensati per coprire spazi ampi e non concentrazioni improvvise di uomini.
È così che il Racing si è guadagnato il ritorno in Liga dopo 15 anni. Il progetto calcistico è guidato, praticamente sin dal ritorno in Segunda División, da José Alberto López, tecnico con una lunga esperienza nelle categorie minori spagnole. Con López il Racing ha migliorato il piazzamento in classifica ogni stagione: 11esimo all’esordio, settimo l’anno dopo, quinto due anni fa, fino ad arrivare alla gran vittoria del campionato lo scorso anno, ottenuta risultando di gran lunga il miglior attacco del torneo (90 gol in 42 partite). «Vogliamo che i nostri calciatori comprendano le relazioni da creare in qualsiasi momento», ha spiegato López in un’intervista a Sky Sport. «Ci dà più flessibilità. Non abbandoniamo la struttura perché vogliamo equilibrio, ma cerchiamo di essere una squadra che si adatti e che crei vantaggi tramite connessioni». López crede fermamente in questo approccio: «Il calcio moderno richiede pensiero rapido e interazioni robuste. Vogliamo essere una squadra difficile da leggere, coraggiosa e offensiva, rimanendo equilibrati».
Il Racing che si affaccia in Liga gioca seguendo e applicando questi principi. I principali elementi della squadra cantabrica hanno le caratteristiche che servono per praticare un gioco arrembante. Si tratta di Gustavo Puerta, regista colombiano dinamico e aggressivo; Asier Villalibre, detto El Bufalo, centravanti di fatica che, dopo alcune esperienze poco fortunate in Liga, ha scelto di scendere di categoria contribuendo alla promozione del Racing con 16 gol; Sergio Canales, tornato nel calcio europeo dopo tre anni al Monterrey, già uomo ovunque nella partita d’esordio. Accanto a profili di esperienza come i loro si uniscono elementi della Cantera Verdiblanca: Jorge Salinas, terzino sinistro classe 2007 seguito da Manchester United e Barcellona, autore lo scorso anno di sette assist in campionato e campione d’Europa quest’estate con la Spagna U19; il mediano Sergio Martínez, anche lui 2007, autore del gol del provvisorio 2-0 contro il Villarreal all’esordio in Liga con un tiro gol di controbalzo dalla media distanza.
Ai principi relazionali si accompagna l’abbandono dei ruoli rigidi. Nelll’Academy diretta dallo stesso Colsa, un difensore centrale può avanzare e giocare come un trequartista se percepisce che un compagno ha bisogno di supporto. L’attenzione si sposta dalla posizione sulla mappa alla relazione tra giocatori vicini. Negli allenamenti non si ripetono schemi memorizzati, ma si lavora su concetti liberi come le “scale”, disposizioni progressive in verticale per risalire il campo, o le diagonali di supporto: micropattern intuitivi che i ragazzi ricompongono sul momento, sulla base dell’istinto e della fiducia reciproca. Anche INN360, in questo senso, non sostituisce la componente creativa del gioco ma la accompagna, cercando di misurare scientificamente il carico cognitivo e decisionale di chi, sul campo, resta libero di improvvisare.
Certificazione, tutela dei minori e identità tattica non sono tre iniziative parallele, ma tre facce dello stesso impianto: un club che ha scelto di trattare la formazione dei giovani calciatori come un sistema da progettare, non come un terreno lasciato all’improvvisazione dei singoli tecnici. È questo insieme, più della classifica di Segunda o del ritorno in Primera dopo 14 anni, a spiegare perché la Federcalcio italiana abbia scelto di mandare a Santander i propri allenatori più qualificati. Il principio di fondo, separare con nettezza istituzionale la crescita dei ragazzi dalle pressioni della prima squadra, e trattare la tutela psicologica dei minori come infrastruttura sportiva e non come accessorio etico, è un’idea da cui prendere spunto. A prescindere dal proprio budget e dal proprio blasone.