Nel calcio e nello sport d’élite, dormire bene sta diventando importante quasi quanto allenarsi bene

I club investono sempre di più in esperti e attrezzature per la cura del sonno, un settore che sta vivendo una crescita davvero significativa.
di Antonino Borsellino 17 Ottobre 2026 alle 00:47

Dopo più di quattro ore di corsa, il 4 ottobre a Šenčur (Slovenia), la volata finale per il titolo europeo di ciclismo tra Remco Evenepoel e Giulio Ciccone si è decisa per una manciata di millimetri. Dopo il fotofinish, a spuntarla è stato il belga. Il ciclismo, come praticamente tutti gli sport di alto livello, si decide ormai per margini minuscoli. Ed è per questo che chi investe cerca di sfruttare ogni secondo della vita di un atleta, per massimizzarne il valore. Fino a poco tempo fa si pensava che l’eccellenza potesse essere raggiunta tramite i canali classici, l’allenamento e la nutrizione. Oggi, tra tante nuove cose su cui si lavora in modo intensivo sempre più sofisticato, c’è n’è una su cui gli investimenti stanno crescendo in maniera esponenziale: lo studio e il miglioramento del sonno.

L’idea, in realtà, non è nuova. A metà degli anni Novanta, infatti, un venditore di materassi – tale Nick Littlehales – scrisse ad Alex Ferguson per chiedergli se avesse mai pensato a come il sonno potesse migliorare le prestazioni dei suoi giocatori. Ferguson lo invitò al centro di allenamento del Manchester United. Il più interessato fu Gary Pallister, che per il mal di schiena viaggiava sdraiato su un materasso nel pullman della squadra. Littlehales gli cambiò materasso e cuscini a casa, poi attrezzò le case di Ferguson e Giggs. Per i Mondiali del 1998 mandò in Francia un furgone di piumini e cuscini per l’Inghilterra, e diventò il primo sleep coach calcistico mentre vendeva ancora materassi da un ufficio di Oldham. A Euro 2004 creò un profilo del sonno per ogni giocatore ispezionando ogni camera del ritiro inglese a Lisbona. 

Per molto tempo questa scienza applicata è rimasta, di fatto, una faccenda di materassi. Le cose sono cambiate nel decennio successivo. Nel 2016 ESPN ha coinvolto Cheri Mah, specialista di sonno e prestazione, nel progetto “Schedule Alert”. Mah ha messo a punto una formula basata sul sonno per prevedere le sconfitte delle squadre NBA a partire dalla distanza percorsa tra una partita e l’altra. Ha indicato 42 gare in cui riteneva che una squadra rischiasse di perdere per l’eccessiva fatica, e in 29 casi la previsione si è rivelata giusta. Nel 2011 Mah aveva condotto a Stanford uno studio su una squadra universitaria di basket. I giocatori che avevano allungato il sonno di 110 minuti in media avevano migliorato del 9% la precisione al tiro e di 0,7 secondi il tempo in un esercizio di sprint su 86 metri.

Oggi, ed è inevitabile visto queste premesse, le istituzioni e i club d’élite hanno strutture e specialisti dedicati al sonno. Per esempio Anna West, che lavora al Brentford dal 2016 come specialista di sonno e recupero, e che ha raccontato al Guardian di trattare ogni giocatore «un po’ come un puzzle: c’è una quantità significativa di ricerca a sostegno del fatto che il sonno è la pietra angolare per costruire l’alta prestazione e, cosa ancora più importante, per mantenerla. C’è un legame molto forte tra il sonno scarso e lo sviluppo di infortuni muscolari. Sappiamo che i giocatori che dormono meno di otto ore a notte per un periodo di 24 mesi hanno un rischio 1,7 volte maggiore di infortunarsi».

Anche il Chelsea ha da più di 14 anni uno sleep coach per i suoi giocatori, il dottor Vinay Menon. «A Vinay sarò sempre grato, perché è stato una parte importante della mia carriera, al 100%», ha detto a BBC Sport César Azpilicueta, ex capitano dei Blues, che si è ritirato a maggio a 36 anni dopo più di 800 partite tra club e Nazionale. «Oggi cerchi di fare tutto il possibile per preparare il corpo e la mente a dormire bene, perché è una parte importante della prestazione», ha aggiunto. «Credo che ci si debba allenare a dormire bene e a recuperare». Per Menon il sonno è stato a lungo sottovalutato: «Se vuoi spingere la mente, devi disintossicarla. E come la disintossichi? Puoi farlo solo con un buon sonno», ha detto alla BBC. «Il sonno fa tutta la differenza. Quando i giocatori scendono in campo o in allenamento, vediamo cambiare la capacità di prendere decisioni, la lucidità, perfino il modo in cui respirano: cambia tutto. Il tempismo, la percezione, il gioco di squadra: tutto nasce da questo stato di profonda lucidità».

Poi ci sono i viaggi. La Nazionale statunitense di Mauricio Pochettino, che convoca più di metà dei giocatori dall’Europa, consegna a ciascuno un “fly kit”: un programma di sonno personalizzato da seguire già in aereo, con integratori come melatonina e magnesio, per spostare in anticipo l’orologio biologico. Chi non lo seguiva, ha raccontato a ESPN il difensore Tim Ream, impiegava dai tre ai cinque giorni per adattarsi al nuovo fuso.

Oltre alla comodità e alla routine, un aspetto che non viene spesso considerato è quello della temperatura. Ogni persona ha esigenze termiche diverse per dormire nel modo migliore. È su questa variabile che ha investito tantissimo Eight Sleep, azienda newyorkese co-fondata dall’italiano Matteo Franceschetti. Il suo prodotto di punta è l’Eight Sleep Pod, un coprimaterasso che scalda o raffredda il letto durante la notte e intanto, senza che chi dorme indossi nulla, registra frequenza cardiaca, respirazione e fasi del sonno. «La variabile principale che modifichiamo è la temperatura, perché ciò che funziona per te può essere diverso da ciò che funziona per il tuo partner», ha spiegato a Undici Rafael Oliveira, vicepresidente per il marketing internazionale e le partnership. L’aria condizionata, dice, ha due limiti: impone la stessa temperatura a due persone e la mantiene uguale per tutta la notte. «E non è così che si comporta il nostro corpo», chiarisce Oliveira. Per gli atleti vale ancora di più: «Tendono a dormire un po’ più accaldati, soprattutto nei giorni in cui hanno grossi carichi di allenamento o in cui gareggiano la sera tardi».

L’esempio che Oliveira preferisce arriva dal ciclismo, dalla UAE Team Emirates di Tadej Pogačar, «il migliore al mondo in questo sport», secondo Oliveira: «Tadej a iniziato a usare il Pod l’anno scorso e gli è piaciuto così tanto che quest’anno abbiamo siglato una partnership. Al Giro, alla Vuelta e al Tour de France portano il Pod con loro in ogni singola tappa, montandolo e smontandolo, proprio perché vedono grande valore nel dormire meglio e recuperare meglio».

In Formula Uno, Charles Leclerc usa il Pod in circuito per un pisolino prima della gara: «Quando possibile, installiamo il nostro Pod in circuito. E non conta tanto quanto dura quel pisolino: conta la sua qualità». Nel tennis, invece, il problema sono gli orari. Durante gli Slam, ricorda Oliveira, alcuni giocatori vanno a letto alle tre o alle quattro del mattino, dopo partite di cinque set e con la temperatura corporea ancora alta. «Ci sono due cose in cui possiamo aiutarli. La prima è ridurre le variabili tra una notte e l’altra. Se pensi a quando dormono a casa rispetto a quando dormono in hotel, portando il Pod dall’una all’altro riduci di fatto il numero di variabili tra questi due ambienti. La seconda è che, se giocano così tardi, arrivano in hotel con una temperatura corporea interna molto alta, perché hanno appena giocato una partita di tre ore. Una delle cose che il Pod fa davvero bene è abbassarla piuttosto in fretta».

Eight Sleep oggi lavora con i campioni di Formula Uno, tennis, padel, ciclismo e triathlon, e ha appena firmato un accordo con i Dallas Cowboys in NFL. Nel calcio, dice Oliveira, non ha ancora una partnership attiva, ma «ci sono decine di club europei che usano già il Pod: non hanno con noi una partnership formale, ma l’hanno acquistato». Un accordo con una grande squadra, aggiunge, potrebbe arrivare entro sei mesi, al massimo un anno. La direzione, in ogni caso, è chiara. «Il sonno sta attraversando lo stesso cambiamento che l’alimentazione e l’esercizio fisico hanno vissuto nell’ultimo decennio o negli ultimi due: il passaggio da un protocollo uguale per tutti a protocolli molto individualizzati», dice Oliveira. «Se torni indietro di trent’anni, una squadra di calcio faceva tutta lo stesso allenamento, mentre oggi è davvero individualizzato. Ora stiamo vedendo la stessa cosa con il sonno».

Il passo successivo, per l’azienda, è la salute: «Abbiamo visto il sonno diventare una sorta di finestra sulla prevenzione, per capire quali sono i segnali del corpo che possono indicare una qualche malattia. Se ci pensi, passiamo ogni singola notte sdraiati per otto ore in uno spazio controllato. C’è tantissimo che possiamo fare in quelle otto ore per saperne di più sulla nostra salute», aggiunge Oliveira. Il futuro ci riserva un cambio di prospettiva. Un’analisi non più legata solamente ai momenti in cui siamo svegli e coscienti, ma un approccio di ricerca concentrato anche nei momenti di sonno. Passiamo un terzo della nostra vita a dormire, e diventa fondamentale conoscere il nostro corpo anche in quei momenti: «Prima di tutto, nel sonno bisogna avere costanza. Cerca di andare a letto e di svegliarti ogni giorno alla stessa ora. So che non è un gran segreto, ma è semplicissimo e non sono in molti a farlo. È la cosa ovvia che secondo me tutti dovrebbero ottimizzare», prosegue Rafael. «In secondo luogo, devo dire che la temperatura è stata storicamente la variabile più trascurata quando si parla di sonno. Il punto è che lo diamo semplicemente per scontato. Lo prendiamo come un dato di fatto, ma non lo è. Dovremmo adattare la temperatura ai nostri corpi, che sono diversi, e personalizzarla se vogliamo dormire meglio», ha concluso Oliveira.

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