Illja Zabarnyj è ucraino, gioca nel PSG da un anno e pochi mesi e fin da quando è arrivato in Francia non si è mai tirato indietro quando c’è stato da parlare dell’invasione subita dal suo Paese. In realtà l’ex difensore del Bournemouth si è sempre comportato così, anche prima del suo acquisto da parte del club parigino si è sempre esposto in modo chiaro, netto, sulla guerra tra Ucraina e Russia. Al punto che i social media manager e il dipartimento di comunicazione del PSG ha dovuto creare un vero e proprio protocollo interno per raccontare il rapporto col portiere russo Safonov, che era già in rosa al momento dell’arrivo di Zabarnyj e quindi si è ritrovato in una situazione davvero particolare, davvero unica, davvero difficile da gestire.
In ogni caso, viene da dire, il PSG ha vinto – e rivinto – tutto negli ultimi due anni, inoltre non sono venute fuori delle notizie negative sulla convivenza tra Zabarnyj e Safonov, quindi si può dire che la cosa sia stata affrontata bene. Nel frattempo, però, l’invasione dell’Ucraina non è finita e Zabarnyj ha continuato a non stare in silenzio, a rispondere tutte le volte che gli viene posta una domanda sulla questione. Dopo l’ultima gara contro lo Strasburgo, per esempio, il difensore del PSG ha commentato le dichiarazioni di Marine Le Pen, leader del Front National, secondo cui il governo francese dovrebbe interrompere gli aiuti economici all’Ucraina: «È una questione chiaramente politica. Noi siamo fieri delle buone relazioni che abbiamo con altri Paesi europei, finora Macron ha fatto molto per sostenere l’Ucraina. Spero che, una volta eletto il nuovo presidente, questo continui ad aiutare l’Ucraina, perché stiamo difendendo non solo l’Ucraina, ma tutta l’Europa».
Di fatto, quindi, Zabarnyj si è schierato contro il programma del Front National, quindi contro il partito. E, come scrive anche So Foot, «ogni intervista è un’occasione buona, ogni microfono che gli si para davanti rappresenta una sorta di piattaforma che tanti suoi altri connazionali non possiedono. Per lui non è questione di attivismo, ma una vera e propria necessità». Ovviamente il fatto di essere lontano e di giocare in uno dei club più importanti del mondo va a determinare una condizione privilegiata, anche controversa da alcuni punti di vista. Ma per Zabarnyj non è mai stato un problema, anzi ogni volta ha fatto il possibile per farsi sentire. E nel mondo del calcio, dove molti dei protagonisti fanno fatica a prendere realmente una posizione su temi politici, questo modo di essere rappresenta una rivoluzione.