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Arriva Chicharito

A Leverkusen, Chicharito sta vivendo la sua miglior stagione da quando è in Europa. Anche perché, dopo Manchester e Madrid, stavolta credono in lui per davvero.

Di Alfonso Fasano

Javier Hernández sta nel posto giusto. Ci è arrivato dopo una carriera già ampia nonostante i 27 anni compiuti a giugno, dopo essere stato un hype da “Mexico’s Next Big Thing” sul Times e da passaggio al Manchester United a ventidue anni, direttamente dal Centro America. Forse proprio l’approdo nella squadra inglese ha tarpato un po’ le ali all’attaccante cresciuto nel Chivas, che ha finito per diventare una “riserva-di-Ferguson”, ossia un giocatore pur dotato ma destinato a un ruolo marginale dietro il mostro sacro di turno a Old Trafford. Nel caso di Hernández, parliamo di Wayne Rooney. Un altro appartenente illustre a questa categoria fu Diego Forlán, per qualche tempo controfigura di Ruud Van Nistelrooy.

Il suo passaggio al Real Madrid pareva confermare questa sua vocazione al “riservismo”, quasi assecondata dalle prime dichiarazioni da nuovo merengue: «Io primo sostituto di Benzema? Vengo qui per far parte del Real». Nove mesi e 33 presenze totali dopo, di cui appena 12 da titolare, Chicharito finalmente rinsavisce: «Sí, pero lo que yo quiero es ir a un equipo en el que pueda jugar y pueda tener minutos». L’opportunità arriva dalla Rhein-Ruhr, da Leverkusen, una città molto diversa dalla Guadalajara che viene definita da Wikipedia «La Perla dell’Occidente». Il Bayer di Roger Schmidt riesce finalmente a offrirgli una maglia da titolare, ed Hernández ripaga la fiducia con ventidue presenze totali, diciannove gol e prestazioni assolute come quelle contro la Roma, in Champions League; tutto questo, nella sola prima parte di stagione. Javier Hernández, oggi, finalmente, sta nel posto giusto. Nelle ultime 16 partite tra campionato e Coppa, ha segnato 19 reti: solo Suárez, in tutta Europa, è riuscito a tenere il suo passo.

La partita contro la Roma di Javier Hernández, uno che sta bene dove sta.

La english version del sito della Bundesliga, oltre a essere bellissima, ha organizzato un mese fa il contest #BundesligaIdol. Insieme al Chicharito, hanno corso per questo titolo platonico Lewandowski, Müller, Kagawa, Johnson e Aubameyang. Ovvero il meglio del meglio, riconosciuto e da anni, del massimo campionato della nazione campione del Mondo. Hernández ha vinto con percentuali da plebiscito, roba da 75% a 25% nella finale a due col giapponese del Borussia Dortmund. Il fatto che abbiano votato i tifosi su Twitter disegna i contorni dell’impatto del messicano sugli appassionati di calcio tedeschi, articoli come questo sulla Bild, in cui Hernández viene definito «il miglior colpo di mercato delle Aspirine dai tempi di Zé Roberto», descrivono invece le reazioni di critici e osservatori, forse ancor più entusiastiche.

La Bild ha scritto: «Il miglior
colpo di mercato delle Aspirine
dai tempi di Zé Roberto»

L’acquisto e l’inserimento di Hernández nel meccanismo di Schmidt sono una perfetta operazione di mercato. Il video della partita contro la Roma, in questo senso, è eloquente, soprattutto a partire dal minuto 1.50: dopo il rigore segnato (sempre da Hernández), ci sono due recuperi in pressione della squadra tedesca, uno dello stesso Chicharito e un altro in combinata di Kampl e Bellarabi. La palla finisce al messicano, che imposta l’azione d’attacco e poi si inserisce alle spalle della (pessima) difesa giallorossa, ritrovandosi solo davanti a Szczesny e segnando dopo una prima ribattuta del portiere polacco.

Basterebbero questi fotogrammi a raccontare la perfetta aderenza tra Javier e il gioco della sua squadra, solo che il vero manifesto del centravanti ideale per il Gegenpressing del Bayer sta nell’istantanea iniziale di questo segmento, subito dopo il penalty, durante l’esultanza: Hernández torna a centrocampo sorridente, poi inizia a correre per aggredire alto appena arriva il fischio dell’arbitro. Parte per il pressing mentre si fa il segno della croce e il popup bianco e blu della Champions col nome del marcatore, il suo, non è ancora scomparso.

Hernandez prima di una partita di Champions League, nel settembre 2015 (David Ramos/Getty Images)

In un’intervista rilasciata al sito ufficiale della Bundes, l’allenatore Schmidt ha parlato così dell’adattamento del Chicharito al modo di giocare del Bayer: «Si è abituato al nostro calcio, al nostro pressing e al lavoro a palla lontana che richiediamo ai nostri giocatori. E, naturalmente, ha la capacità di creare occasioni da gol importanti». Le stats del centravanti messicano, non solo quelle positive, spiegano e avvalorano queste parole: Hernandez è il giocatore del Bayer che tira di più (2,7 tiri a partita di cui 1,7 dall’interno dell’area di rigore) e realizza un gol ogni 94 minuti in campionato, ma è anche il calciatore che sbaglia più controlli (1,5 a partita) e perde più palloni (2,1 per match) nella squadra di Bundesliga che, in questo senso, ha le statistiche peggiori (le Aspirine sono ultime per controlli sbagliati ogni 90 minuti, 14,1, e palle perse, 14). Il Bayer ed Hernández corrono veloci, anche a costo di sbagliare.

Su Youtube c’è un video che raccoglie tutti i palloni toccati da Hernández nella miglior partita giocata col Bayer, quella vinta in goleada (5-0) contro il Mönchengladbach dello scorso 12 dicembre. Ci sono i tre gol realizzati nella ripresa, ma anche tutti i passaggi effettuati nei continui movimenti lungo tutto il fronte offensivo. Hernández è perfetto per il Leverkusen proprio per questa sua capacità di giocare la palla in ogni zona del campo, di accorciare la squadra e permettere l’inserimento da dietro dei compagni. Nella gara contro il Borussia, tutti i suoi passaggi hanno luogo fuori dall’area di rigore avversaria, e, delle tre reti, solo la terza nasce da un movimento da centravanti classico, un inserimento centrale a difesa e palla scoperte su un assist da destra di Bellarabi.

Chicharito segna, soprattutto

In Messico, Chicharito è una leggenda vivente. Lo è per diritto ereditario (il padre Javier sr. ha giocato 28 partite in nazionale, il nonno Tomás Balcázar è stato il numero dieci del Tricolor a Svizzera 1954), ma anche per la sua avventura in Europa, a cominciare dalle quattro stagioni al Manchester United. Roba da 59 gol in 157 partite, da quotes così (Alex Ferguson: «He reminds me a lot of Ole Gunnar Solskjaer») e importanti riconoscimenti (Sir Matt Busby Player of the Year per la stagione 2010/11). Ma anche un’esperienza un po’ a singhiozzo – 49 presenze da titolare sulle 103 totali in Premier e 14 su 26 in Champions – e la sensazione di non essere riuscito a fare il salto di qualità decisivo, quello che costringe il tuo manager a mettere in panchina il grande nome pur di lanciarti e lasciarti in campo.

In un editoriale su Fox Sports, Leander Schaerlaeckens individua nell’arrivo di Van Persie e nell’esplosione di Danny Wellbeck la prima crepa nel rapporto tra Hernández e lo United, destinato a peggiorare dopo l’addio a Old Trafford di Sir Alex Ferguson, semplicemente «Il migliore che ci sia mai stato» secondo Javier. Il nuovo manager Moyes lo vede ancora meno, otto presenze da titolare in una stagione intera, tanto che Little Pea, Chicharito in inglese, si sbilancia per la prima volta in una critica al club che l’ha portato in Europa: «La mia squadra non mi prende molto in considerazione, spero di poter avere maggiori opportunità di giocare». Ci proverà al Real, dove vive un secondo rapporto “alla Ferguson” con Carlo Ancelotti: per Chicharito, «Ancelotti è come Sir Alex», mentre per il tecnico italiano Javier prima «ha saputo sfruttare la sua occasione quando è stato chiamato in causa», e poi, dopo il gol decisivo all’Atlético nei quarti di Champions e e quello al Celta, diventa «incedibile». Il Real, evidentemente, non la pensa così e non rinnova l’opzione per il prestito.

I gol con la maglia del Real Madrid

Paradossale il fatto che Hernández riesca a (ri)lanciarsi davvero solo dopo l’incontro col primo tecnico che non crede veramente in lui, o che comunque lo fa capire apertamente. Il suo rapporto con Louis Van Gaal, infatti, è tormentato fin dal primissimo incontro, dopo il Mondiale brasiliano. Il manager olandese lo rimprovera pubblicamente dopo un’amichevole estiva contro il Real Madrid, poi riesce a mettere le mani su Radamel Falcao e autorizza la sua cessione in prestito proprio alle Merengues. L’ex allenatore dell’Ajax è ancora più esplicito l’anno dopo, quando dice al messicano che avrà «una possibilità su cento di giocare per lo United». Quando lascia il Manchester per approdare definitivamente al Bayer, Javier sceglie Instagram per salutare i Red Devils. Lo fa con una foto doppia, da una parte lui in maglia rossa e dall’altra ancora lui insieme a Ferguson e il trofeo della Premier 2013. Nella didascalia che è una lettera aperta, ringrazia Sir Alex e Jim Lawlor, capo-osservatore dello United. Nessuna menzione per Van Gaal, e ci mancherebbe altro. Girando su Youtube, oggi, si trovano delle video-compilation di memes raffiguranti le reazioni alle prestazioni del Chicharito in maglia Bayer. Alcune, soprattutto quelle raffiguranti Van Gaal, sono davvero divertenti.

Un giovanissimo Chicharito e un giovane Messi, in Sud Africa 2010. (Richard Heathcote/Getty Images)

Il veloce e perfetto adattamento di Hernández alla Bundesliga ha sorpreso anche chi lo conosce meglio. Jose Luis Real Casillas, uno dei suoi allenatori al Chivas, si è detto «meravigliato di come Javier, a differenza di altri calciatori, sia riuscito a dare il meglio fin da subito in un campionato diverso rispetto a quelli in cui aveva giocato». Il tecnico messicano ha poi interpretato il sentimento comune attorno al Chicharito, parlando della fiducia regalatagli da Schmidt: «È stato importante arrivare in una squadra che gli assicurasse un ruolo importante. Quando senti stima intorno a te, riesci a dare un contributo diverso». Del resto, anche uno che si sente «nato per essere un giocatore» o che, semplicemente, «vuole essere un bravo ragazzo, dare una buona immagine di sé e lasciare il proprio segno nel mondo del calcio», ha bisogno di un club che si fidi di lui, sempre. In un’intervista rilasciata al sito della Bundesliga, il Chicharito ha definito il suo trasferimento al Bayer come «That’s what I needed». Ha decisamente ragione.

 

Nell’immagine in evidenza, Chicharito Hernandez esulta dopo una rete all’Hannover (Roberto Pfeil/AFP/Getty Images)