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Senza fare rumore

L'importanza, spesso sottovalutata, di Milan Badelj nel gioco di Paulo Sousa: analisi di uno dei migliori centrocampisti della Serie A.

Di Santo Di Vico

Milan Badelj è con molta probabilità uno dei personaggi meno appariscenti del campionato italiano. Di fatto, nei tre anni di permanenza nel Bel paese, solo una volta i riflettori dello stadio Franchi sono stati puntati esclusivamente sul croato. Precisamente, in una sera di fine settembre del 2016. La Fiorentina ospita la Roma in uno dei primi posticipi dell’attuale stagione, e Badelj sigla il goal vittoria al minuto 82 con un missile terra-aria che passa tra una selva di gambe giallorosse e supera Szczesny. La rete si colloca temporalmente tra altri due episodi, alquanto controversi, ma esemplari per comprendere al meglio alcune sfumature calcistiche e non del centrocampista originario di Zagabria. Nel concentrarsi sulla figura di Badelj, al di là dell’aspetto tecnico, si ha la sensazione di avere a che fare con un atleta che ami agire prevalentemente ‘dietro le quinte’, nella penombra. Uno che compie il lavoro sporco, ma in maniera elegante. Paradossalmente, tale aspetto è emerso anche, in via sicuramente poco fortunosa, in due dei quattro goal totali siglati dal croato durante la propria esperienza in maglia viola.

Il destro preciso di Badelj con cui la Fiorentina batte la Roma.

Sia prima, che dopo la rete contro i giallorossi, Badelj va a segno due volte in Serie A: nella stagione 2015/2016 contro l’Udinese, e lo scorso 15 gennaio contro la Juventus. È singolare notare come entrambe le marcature abbiamo generato un mini-caso in merito alla paternità dei goal, risolto poi dalla Lega che ha giustamente assegnato entrambe le reti a Badelj. Al di là delle querelle scaturite, tali dinamiche consentono di porre attenzione sull’aspetto meno preponderante del bagaglio tecnico del centrocampista viola: il feeling con la porta avversaria.

Un rapporto che, dati alla mano, tende ad essere coltivato in maniera distaccata dal regista croato. Rispetto alle annate d’esordio in patria e quelle all’Amburgo, Badelj ha leggermente arretrato il proprio raggio d’azione, provocando un inevitabile calo nel numero di conclusioni verso la porta avversaria. Basti pensare che nello scorso campionato i tiri totali del croato verso lo specchio della porta sono stati solo 26, di cui ben 24 da fuori area. Numeri che trovano riscontro  nella stagione attualmente in corso, nella quale Badelj non ha ancora effettuato una conclusione all’interno dell’area di rigore avversaria. Dei 16 tiri (tutti dalla distanza) del croato, solo due hanno avuto esito positivo. Due goal, quelli contro la Roma e la Juventus, che ad oggi costituiscono le uniche due impennate verso l’alto della stagione della Fiorentina, ampiamente lontana dal concetto di esaltante.

Il cross di Badelj nemmeno sfiorato da Chiesa.

Nei pochi momenti esaltanti dell’annata viola, il volto decisivo è stato quello di Milan Badelj. Tuttavia, a dimostrazione del fatto che per il croato, la strada verso la gloria – intesa anche come effimero festeggiamento di un semplice goal – sia stata quasi sempre contornata da qualche lieve intoppo, vi sono le dichiarazioni (figlie di un’adrenalina comprensibile) di Federico Chiesa, euforico al termine della sfida vinta contro i bianconeri: «Io l’ho toccata», dice il figlio d’arte ai microfoni di Premium, riferendosi al goal vittoria della Fiorentina arrivato su un traversone di Badelj, terminato alle spalle di Buffon. Ad ogni modo, il tutto ha un’importanza relativa, perché la storia calcistica del numero 5 viola si basa su altri fattori.

Il più evidente è la costanza nel rendimento. Non per niente, da almeno due stagioni e mezzo è uno dei quattro tasselli chiave della colonna vertebrale della Fiorentina, composta in ordine da Gonzalo Rodríguez, Badelj, Borja Valero e Kalinic. Escluso il croato, gli altri tre sono calciatori dall’impatto mediatico superiore. A Badelj però, spetta il compito di gestire il ruolo più importante nello scacchiere tattico dei gigliati. L’habitat del croato è il cerchio del centrocampo, e insieme a Vecino – le cui caratteristiche risultano sempre più complementari a quelle di Badelj –, è il perno inamovibile della mediana di Paulo Sousa, il quale nel proprio 3-4-2-1 fa raramente a meno dell’ex Amburgo: ad oggi il quarto calciatore in rosa per minutaggio.

FLORENCE, ITALY - DECEMBER 06: Milan Badelj of ACF Fiorentina scores the opening goal during the Serie A match between ACF Fiorentina and Udinese Calcio at Stadio Artemio Franchi on December 6, 2015 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

La fiducia da parte del tecnico viola nei confronti di Badelj – e ancor prima di Montella (nonostante un impatto nel campionato italiano tutt’altro che esaltante) –, è sempre stata totale. Il perché è chiaro: il croato ha le fattezze del custode a cui affidare le proprie chiavi (di centrocampo). Badelj, da poche settimane 28enne, è il classico calciatore-diesel, in grado di poter lasciare il segno nel lungo periodo della propria carriera, attraverso un percorso coerente di maturazione.

Sin dall’alba della propria vita professionistica, Badelj ha goduto di enorme fiducia anche dalla Dinamo Zagabria, la cui dirigenza nell’estate del 2008 preferì puntare proprio su di lui per riempire il buco in mezzo al campo lasciato dal partente Luka Modric. Una porzione di terreno di gioco che, nel corso degli anni successivi, sarà poi di proprietà dei vari Brozovic, Kovavic e Rog: tutti punti di riferimento della squadra dominatrice negli ultimi undici anni in Croazia, e oggi per la prima volta sprovvista di un leader della mediana degno dei predecessori.  Tuttavia, la differenza  tra Badelj e gli altri quattro connazionali è evidente. Il numero 5 viola tende ad avere movenze compassate in campo, e difficilmente dà sfogo a virtuosismi personali, una sorta di cliché per gli atleti provenienti dalle regioni balcaniche. Singolare, se pensiamo che Badelj in carriera vanta anche un tunnel rifilato a Lionel Messi, in un’amichevole disputata a Londra nel 2012 tra la Croazia e l’Albiceleste.

L’eleganza con la quale il croato fa passare la sfera tra le gambe del più forte giocatore al mondo mostra tutto il background del centrocampista viola. I tempi di gioco della Fiorentina, molto spesso, vengono dettati proprio dal croato, il quale, tra le altre cose, dispone di un controllo del pallone di altissima fattura. L’abilità nel saltare l’uomo da fermo e nello stretto, facendo leva sul piede perno, consente a Badelj di districarsi con estrema tranquillità anche delle situazioni più trafficate della metà campo. Il tutto con una disinvoltura che passa quasi inosservata all’occhio di chi segue la gara.

L’altra sensazione che traspare esaminando il suo modo di agire sul rettangolo di gioco, è la propensione nel voler sempre far viaggiare il pallone ad alta velocità. Di fatto predilige giocare a due tocchi, sfruttando ogni spazio del perimetro e scaricando la sfera, nel minor tempo possibile, verso il compagno posizionato meglio. È lui che dà fiato alla manovra viola, come dimostrato dall’alta percentuale di passaggi effettuati in avanti (65,2%); numeri più alti rispetto a quelli di Vecino e Borja Valero: sulla carta calciatori dall’indole più offensiva del croato. A riguardo, la percezione dello spazio è probabilmente la caratteristica preponderante di Badelj, in grado di spaccare in due i reparti avversari con lanci immediati verso la punta centrale. Da questo punto di vista, pregevole l’assist per Nikola Kalinic nella sfida di San Siro tra l’Inter e la Fiorentina andata in scena lo scorso 28 novembre.

Lo splendido lancio con cui Milan manda in porta Kalinic.

Non è pertanto un caso se, secondo dati Squakwa, Badelj vanta una precisione nei passaggi pari all’87%: il terzo tra i centrocampisti della Serie A 2016/17. Meglio di lui, al momento, solo i napoletani Hamsik e Jorginho. Un miglioramento netto rispetto alla scorsa annata, nella quale Badelj ha chiuso dietro a centrocampisti come Pjanic, Borja Valero, Montolivo e Allan. Dati che trovano un riscontro palpabile anche nelle gerarchie di squadra dell’attuale campionato, con la Fiorentina al terzo posto, dietro Napoli e Juve, nella classifica dei club di Serie A con la miglior percentuale di possesso palla e il miglior dato di pass accuracy. Il contributo decisivo per il miglioramento di queste statistiche è proprio di Milan Badelj.