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La caduta della Fiorentina

Da Sousa a Pioli, la Fiorentina è costretta a cambiare pelle e aspirazioni.

Di Oscar Cini

In questo momento parlare della Fiorentina sembra essere molto vicino a un senso di imminente catastrofe. Durante il mercato di riparazione della stagione 2015/16, stagione in cui fino a metà anno la viola sta facendo più che bene, Sousa chiede che arrivino giocatori di spessore internazionale (Lisandro Lopez, Veltman e Gudelj), mentre la società porta a casa Tino Costa in prestito, Zarate, Tello, Benalouane, Kone e Andrés Schetino. Risultato? Come scrivevamo nel maggio 2016: «Una stagione divisa in una prima parte, un drammone asfissiante ambientato in interni pieni di persone che piangono, una seconda parte, un mito cosmogonico che diventa testo sacro di una nuova religione, e una terza, e ultima, parte, opera di un realismo feroce sulla natura intrinsecamente violenta della mediocrità». A Gennaio 2016 Sousa perde la sua seraficità, quella con cui aveva saputo accogliere casi come la cessione di Joaquín e l’arrivo di Verdù. Dice: «Noi dobbiamo fare l’omelette con le uova che abbiamo». Ma cosa è successo alla Fiorentina degli ultimi tre anni? Via due allenatori che avevano portato a Firenze un’idea di calcio propositivo e spettacolare – con la Fiorentina del primo Sousa capace di giocare uno dei migliori calcio di tutta la Serie A anche in una sconfitta esterna subita al San Paolo contro il Napoli –, via Marcos Alonso, Mauro Zarate, Giuseppe Rossi e ora Tatarusanu, Ilicic, Borja Valero, Gonzalo Rodríguez.

E Bernardeschi? È una questione da trattare a parte. Il Brunelleschi viola sarebbe, in una società che ha in mente di costruire un nuovo progetto come era stato per l’era Prandelli, incedibile e centrale. A novembre 2016, invece, Sousa sembra voler lanciare un messaggio preciso, a tutti: «È destinato a club con obiettivi diversi dai nostri». Il livello a cui Bernardeschi può ambire non è più quello di una mediocrità accettata e perpetrata nel tempo. A Firenze il talento non prolifera più, scompare. Flashback: è il 15 gennaio 2017, la Fiorentina ha battuto la Juve per la seconda volta in 17 anni, e il rapporto tra Sousa e la piazza sembrerebbe meno gelido. Presentato a Firenze durante l’estate del 2015, a Sousa non è mai stato perdonato il suo passato da bianconero. Scritte fuori dallo stadio dicono “Gobbo di merda”, le frasi su Bernardeschi non hanno aiutato, ma con quella vittoria sembra che il tecnico abbia sconfitto anche la propria nemesi. Quasi non ci si ricorda delle accuse secondo cui la Fiorentina non sarebbe altro che una tappa di passaggio per approdare poi sulla panchina della Juve. Con un pressing molto alto a impedire la costruzione bassa della squadra di Allegri e la scelta di Carlos Sánchez come terzo centrale di difesa, arriva una vittoria che porta la Fiorentina a meno tre dall’Inter sesta. Si respira ancora aria di Europa, ma sarà poco più di un fuoco fatuo.

ACF Fiorentina v Bologna FC - Serie A

Oggi la Fiorentina è praticamente un cantiere, a Sousa è succeduto Stefano Pioli, i cui 6 anni in maglia viola hanno ripulito l’anima da quelle 36 partite giocate in bianconero. Tutti i leader tecnici o quasi sono partiti o in vendita: l’ex allenatore di Lazio e Inter si trova a lavorare con un gruppi di sopravvissuti all’epurazione o qualche carneade in cerca di un’identità. Con la partenza di Bernardeschi, la Fiorentina perde una delle poche luci e si trova a doversi orientare solo con quella che rimane dall’esplosione di Federico Chiesa della stagione 2016/17. Perde soprattutto un pezzo di identità: Bernardeschi era stato individuato come futuro leader tecnico e potenziale capitano di una “Fiorentina nuova”. Anche Federico Chiesa, se continuerà a mantenere gli standard dello scorso anno, non potrà che prendere la strada dell’addio. La Fiorentina, oggi, sembra un farm team in cui far crescere giovani prospetti e promesse in divenire, un club di secondo piano che non ha mantenuto le promesse di bellezza di qualche anno fa.

A oggi la viola dovrebbe schierarsi con un 4-2-3-1 in cui i nuovi Gaspar e Vitor Hugo vanno a formare il lato destro del quartetto difensivo, con il passaggio dalla difesa a 3 utilizzata da Sousa a una a 4. Gaspar è un terzino destro e con ogni probabilità sarà lui il titolare vista l’unica alternativa rappresentata dall’adattamento di Tomovic in fascia. Al portoghese piace spingere, è un giocatore che si trova particolarmente a suo agio in fase propositiva mentre è meno affidabile quando si tratta di difendere. Se migliorerà in alcuni fondamentali e Pioli riuscirà a disciplinarlo per quanto riguarda la fase difensiva, la Fiorentina avrà trovato un ottimo terzino che all’occorrenza può giocare anche a sinistra, alternandosi con Maxi Olivera. L’altra novità difensiva è Vitor Hugo: meno tecnico rispetto a Gonzalo Rodriguez, è un centrale classico dotato di grande fisico (1.87 cm) e che con Astori dovrebbe formare una coppia difficile da superare sulle palle alte ma con qualche difficoltà in più nel difendere la profondità.

Quello che può fare, ancora per una stagione, Federico Chiesa

In mezzo al campo, al momento, Badelj rappresenta uno degli ultimi uomini di fiducia del ciclo Sousa rimasto a Firenze, ma con il Milan ancora potenzialmente interessato a portarlo a Milano in coppia con Kalinic. Dovesse rimanere, insieme a lui dovrebbe giocare il neo arrivato Veretout, prelevato dall’Aston Villa in Championship, o uno tra Sanchez e Cristoforo. Veretout è un buon normalizzatore di gioco, sa fare bene le cose più semplici ma ha carenze quando prova a verticalizzare. Dalla sua ha un’ottima velocità di pensiero, che Pioli ha sottolineato anche al termine della sfida contro lo Sporting Lisbona, e anche la dinamicità con cui affronta le gare si sposerebbe bene con la ricerca dell’intensità a cui Pioli mira

Chiesa, Saponara (o Hagi) e Zekhnini dovrebbero formare il trio alle spalle dell’unica punta. Se Kalinic sembra sempre più lontano da Firenze, e Babacar anche contro i portoghesi non ha entusiasmato, il ruolo di unica punta potrebbe essere del giocatore che arriverà dal mercato: Simeone, Zapata e Nestorovski sono favoriti. Chiesa è pronto a diventare, dopo l’addio di Bernardeschi, uno dei leader a cui deputare l’accentramento della manovra. Insieme a lui si aspetta di capire che tipo di apporto potrà dare Zekhnini, ex Odd, giocatore di fascia che sa pressare la manovra avversaria, anche in zone di campo molto alte. Grazie al suo fisico longilineo, è bravo sia nel saltare l’uomo sia nel fungere da riferimento largo su cui i compagni possono lanciare. Pur prediligendo la fascia sinistra, si adatta bene anche a destra.

Sporting CP v Fiorentina - Pre-Season Friendly

Nelle ultime settimane è stato pubblicato un comunicato firmato dai Della Valle in cui si legge: «Se, come si auspica e si spera, ci sarà un progetto fatto da “fiorentini veri”, questi troveranno massima apertura e disponibilità da parte della Proprietà, come ennesimo attestato di rispetto nei confronti della Fiorentina e della città di Firenze. La Società sarà nel frattempo gestita con attenzione e competenza dai suoi manager, i quali hanno tutta la stima necessaria della Proprietà e che, come sempre, lavoreranno con il massimo impegno possibile». Anche il neo capitano Astori si è detto sorpreso dal comunicato societario, la nuova stagione della Fiorentina sembra partire sul bordo di un precipizio. Se da un lato ogni risultato sportivo sopra la metà classifica sarebbe visto come positivo, dall’altro è proprio questo accontentarsi il maggior downgrade per una realtà e una piazza che sembrava destinata a scenari di ben altra natura.

 

Immagini Getty Images