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Cosa aspettarsi dalla nuova Serie A

La stagione che sta per cominciare potrebbe segnare un cambiamento nelle gerarchie del campionato italiano?

Di Aa. Vv.

Avete l’impressione che il campionato sia meno scontato rispetto agli anni passati?

Claudio Pellecchia: Le quote dei grandi bookmakers nostrani non lascerebbero dubbi: Juventus strafavorita (non oltre l’1.80), Napoli relativamente a ruota (tra 5 e 6), Milan e Roma a giocarsi la terza piazza, con l’Inter giù dal podio. Eppure il dominio bianconero potrebbe non essere più così netto da potersi addirittura permettere di “scegliere” le partite in cui avere passaggi a vuoto: la concorrenza è agguerrita (Napoli), affamata (Roma) e rinnovata (Milan). Magari non è in discussione il fatto che, alla fine, la Juve vinca ma mai come quest’anno si vuol vedere come vincerà.

Oscar Cini: Credo di sì, o almeno questa è l’impressione. È vero che sono almeno un paio d’anni che proviamo a raccontare ad agosto la storia di un campionato meno deciso, almeno in partenza. Ma è probabile che questa volta sia davvero diverso. La Juventus si è privata per la prima volta di un giocatore fondamentale come Bonucci e l’addio turbolento di Dani Alves potrebbe contribuire a creare una sensazione di potere disperso di cui possono approfittare le altre. Il Napoli ha lavorato come il Tottenham in Premier, stesso undici dello scorso anno e inserimento di qualità nelle seconde linee, a me guardare il Napoli lascia sempre un senso sotterraneo di bellezza incompiuta. Le milanesi mi danno sensazioni positive anche se differenti.

Alfonso Fasano: I valori delle squadre dietro la Juventus tendono a crescere, ma le distanze in classifica saranno necessariamente legate al concetto del tempo: ne servirà a Milan, Roma e Inter per metabolizzare i cambiamenti; non potrà perderne il Napoli, in forma di punti, per restare fin da subito attaccato ai bianconeri. I campioni in carica, a loro volta, dovranno assorbire il nuovo assetto tra mutazioni tattiche e innesti del mercato, ma hanno un vantaggio competitivo importante e proveranno a fare come l’anno scorso, partenza sprint e poi gestione della superiorità. Per rendere davvero più incerto il torneo servirà che le inseguitrici scattino con un ritmo almeno vicino a quello della squadra di Allegri. Possibile, ma non scontato: non dipende solo dalla somma delle forze in campo, ma anche da una predisposizione mentale alla corsa scudetto, fin dalla prima giornata.

Simone Torricini: Assolutamente sì: quella che ci aspetta sarà nettamente la Serie A più avvincente degli ultimi sei anni, e si inserisce in un recupero della competitività che già durante la scorsa stagione aveva dato un cenno di presenza. Se di questi tempi un anno fa le milanesi arrancavano (chi sul mercato, chi sul piano dirigenziale) e le gerarchie al via erano più o meno già note, oggi le squadre che partono con ambizioni di Scudetto sono ben cinque – anche se c’è chi preferisce andarci cauto. A tutto ciò vanno aggiunte le outsider del caso, ed un nutrito gruppo di squadre di centro classifica (Atalanta, Fiorentina, Torino, Sampdoria) che sgomiterà per issarsi ai piani alti.

NAPLES, ITALY - AUGUST 16: Lorenzo Insigne, Jorginho and Dries Mertens of SSC Napoli celebrate the 2-0 goal scored by Jorginho during the UEFA Champions League Qualifying Play-Offs Round First Leg match between SSC Napoli and OGC Nice at Stadio San Paolo on August 16, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Il vostro podio

Alfonso Fasano: Credo molto in Spalletti, anzi voglio credere nella sua capacità di ribaltare l’isterismo genetico dell’Inter con un progetto di campo, fatto di lavoro e di fiducia. Già l’anno scorso i nerazzurri avevano un potenziale (inespresso) da piazzamento Champions, ora si sono rafforzati e quindi li inserisco dopo Juventus e Napoli. Le due contender più accreditate partono davanti a tutti: i bianconeri sono in pole position per forza tecnica e soprattutto mentale – al netto dell’addio di Bonucci -, il Napoli ha dalla sua qualità del gioco e affiatamento del gruppo. L’unico dubbio sulla squadra di Sarri riguarda la tenuta mentale rispetto a una condizione di sfidante riconosciuta per il titolo, a una carica di pressione che non c’era nelle due precedenti stagioni. La ricezione rispetto a questo nuovo obbligo della vittoria traccerà i contorni dell’annata azzurra.

Simone Torricini: Rispetto alle recenti stagioni il gap tra la Juventus e le aspiranti Juventus si è parzialmente ridotto, ma sulla griglia di partenza vedo i bianconeri ancora favoriti per la vittoria finale. Diversamente da come siamo stati abituati, però, penso che la lotta sarà molto più agguerrita e allargata a più compagini; con questo intendo dire che non mi aspetto più una Juventus costantemente in prima posizione dall’inizio alla fine del campionato, bensì una rotazione tra quelle che a mio avviso saranno le prime tre della classe a maggio 2018. Punto su Inter e Napoli invece che sul Milan per due ragioni: Spalletti e Sarri, che da due anni lottano per il primo posto salvo essere costretti puntualmente ad accontentarsi. Esperienza e meccanismi rodati faranno la differenza.

Oscar Cini: Napoli, Juventus e una tra Inter e Milan. Il Napoli è la squadra da cui ci si aspetta il definitivo strappo rispetto al passato: per la squadra di Sarri credo sia arrivato il momento di mostrarsi vincente oltre che bella. È vero che non c’è stato l’inserimento di pedine che possano migliorare i titolari attuali ma l’aver mantenuto intatta la propria struttura, con in aggiunta il recupero di uno come Milik che se in forma è assolutamente un’arma in più. Ounas mi sembra il giocatore adatto per far rifiatare gli inossidabili Insigne e Callejon. Ho un debole per questo Napoli. Trovo molto interessante anche il progetto tecnico dell’Inter, finalmente con un allenatore che sa come imporsi, che ha chiesto giocatori funzionali alla sua idea di calcio riuscendo a bloccare eventuali partenze importanti. La Juve è la Juve, c’è poco da dire, non credo possa saltare completamente e la qualità non si può certo discutere.

Claudio Pellecchia: Voglio fidarmi degli allibratori: Juventus prima con un margine risicato su un Napoli che ha sì consolidato le proprie certezze ma non sembra aver colmato del tutto le proprie lacune (tenuta difensiva, ricambi adeguati in alcuni dei ruoli chiave del sistema, forza mentale nei rari passaggi a vuoto), terzo un Milan che, alla lunga, non potrà che trarre giovamento dalla sua imponente campagna acquisti rispetto a una Roma ringiovanita (e, quindi, inesperta) nel progetto e negli uomini che costituiscono l’asse portante dello stesso, Monchi e Di Francesco su tutti.

Juventus's forward from Argentina Paulo Dybala celebrates after scoring during the Italian SuperCup TIM football match Juventus vs lazio on August 13, 2017 at the Olympic stadium in Rome. / AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)


Il Milan è già attrezzato per vincere lo scudetto?

Alfonso Fasano: Mi riallaccio al discorso già fatto in precedenza: a Montella servirà tempo, già solo per capire con quale sistema sfruttare al meglio le (grandi) potenzialità della rosa arricchita dai nuovi acquisti. Questo tempo ha un prezzo, solitamente si tratta di punti persi o al meglio di prestazioni non convincenti. Anche se la squadra è stata costruita in maniera lineare, intervenendo su tutti gli slot in cui la qualità non era eccelsa, il Milan paga ancora una distanza chiara con la profondità della Juventus; è più vicino a Napoli e Roma, ma tutto va ancora verificato sul campo. Il probabile impegno europeo al giovedì potrebbe aiutare, almeno inizialmente, a testare tutte le soluzioni. In prospettiva, però, rappresenterà un (altro) freno per una corsa al titolo già molto complessa.

Claudio Pellecchia: Al Milan manca ancora qualcosa, non necessariamente a livello di parco giocatori e a prescindere da chi sarà il nuovo centravanti. Assestare ed equilibrare una squadra potenzialmente nuova in otto degli undici titolari non è semplice e Montella, soprattutto all’inizio, potrebbe pagare l’inevitabile tributo ad un’alchimia di squadra non del tutto formata. Le possibilità di successo immediato dei rossoneri dipendono dal tempo che il tecnico impiegherà a trovare la quadra definitiva, difficilmente prima di dicembre/gennaio: e, a quel punto, la Juve potrebbe essere già scappata via.

Simone Torricini: Lo è sulla carta, ma otto mesi di campionato sono lunghi ed è risaputo che la qualità della rosa debba essere trasformata in risultato attraverso un sistema di gioco efficiente e collaudato. I fattori che incidono nell’arco di un’annata sono molti, e quella del Milan, di rose, dovrà sottostare ad un processo di amalgamazione che difficilmente sarà slegato da cadute e periodi negativi di sorta. Si tratta di step necessari alla costruzione di un’identità stabile, che in un futuro possa saper trarre vantaggio da difficoltà già sperimentate. Il Milan di oggi è una serie di ottimi giocatori, ma che prima di comporre un’ottima squadra dovranno conoscere i propri difetti e le proprie debolezze. Difficilmente un anno sarà sufficiente per vedere ad occhio nudo gli effetti della rivoluzione.

Oscar Cini: Forse competere per lo scudetto è ancora troppo. Le prime uscite hanno mostrato una squadra che vuole e cerca di giocare a calcio partendo da dietro, cosa che l’anno scorso praticamente non accadeva. Il nuovo Milan è una squadra proattiva e non più soltanto reattiva, non aspetta l’avversario per poi ripartire a folate, ha una nuova identità, la possibilità di utilizzare più moduli diversi e qualità nei titolari e anche nelle seconde linee. Va considerato che 8/11 sono nuovi e che anche il modulo potrebbe presto cambiare virando sul 3-5-2 che permette a Conti e Rodriguez di dare il meglio in fase di spinta. Mi aspetto che il Milan lotti per i primi 3 o 4 posti ma non so se è troppo presto per poter dire la propria in ottica scudetto: l’entusiasmo ritrovato potrebbe essere un gran bel boost di fiducia.

MILAN, ITALY - AUGUST 17: Andre Silva of AC Milan celebrates with his team-mates after scoring the opening goal during the UEFA Europa League Qualifying Play-Offs round first leg match between AC Milan and KF Shkendija 79 at Stadio Giuseppe Meazza on August 17, 2017 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Chi ha fatto il mercato migliore?

Simone Torricini: Il Milan, senza ombra di dubbio. Riflettendo esclusivamente sul doppio fronte acquisti-cessioni, e dimenticando per un attimo sia il contesto precedente (la squadra che già c’era) sia quello futuro (le eventuali ripercussioni legate al grande esborso economico della sessione), le operazioni targate Fassone-Mirabelli hanno costituito per evidente distacco il mercato più ricco, oculato e affascinante tra quelli dei club di A. Non sarà facile assemblare il tutto, serviranno dosi abbondanti di tatto e acume da parte di Montella, ma c’era bisogno di un’estate del genere per dare una spinta a questo Milan. Che non è ancora pronto per lottare per il titolo, ma può quantomeno permettersi di sorridere guardando al futuro.

Oscar Cini: Ne dico due e a sorpresa non inserisco il Milan, questo non perché non sia un mercato di qualità ma semplicemente perché è talmente fuori scala rispetto agli altri che sembra il mercato di una squadra che gioca il torneo interstellare. Mi piace molto, e l’ho detto prima, il mercato dell’Inter, in particolare se dovesse arrivare anche Schick. Mi sembra si sia guardato con occhio attento al futuro e che il mercato abbia cominciato ad avere molto più senso rispetto agli anni passati. C’è una coerenza maggiore tra nuovi arrivi, cifre spese e piccole uscite. Anche l’Atalanta mi dà una buona sensazione, si è venduto e fatto cassa ma la squadra continua a impressionare positivamente (almeno così è stato per tutto il pre-campionato con vittorie importanti).

Alfonso Fasano: Mi piacciono le campagne acquisti ragionate, magari anche lente però costruite intorno a un progetto definito, organico. Quindi sono indeciso tra Inter e Roma, con inclinazione verso i nerazzurri. Perché le idee di Ausilio e (soprattutto) Sabatini mi sembrano molto chiare, nonostante i limiti del FPF: un terzino adatto al gioco di Spalletti (Dalbert), due centrocampisti capaci di trattare bene il pallone (Vecino e Borja Valero), un centrale difensivo di grande prospettiva e di buona tecnica (Skriniar è stato il miglior difensore dell’ultima stagione per precisione dei passaggi, 92%). Manca ancora qualcosa – un altro centrale e un esterno offensivo – e servirà sfoltire i ruoli in cui c’è sovraffollamento, ma il mercato coincide finora con le necessità della squadra, con le idee del tecnico. Ed è meno rischioso rispetto a quello di Monchi (che è una bellissima scommessa di hype e qualità).

Claudio Pellecchia: Il mercato della Roma è il manifesto coerente del nuovo corso targato Monchi – Di Francesco. Una squadra più giovane, immediata e verticale rispetto al recente passato (seguendo i desiderata del nuovo allenatore), le gerarchie interne allo spogliatoio sono state finalmente definite con chiarezza: toccherà, quindi, a De Rossi e Nainngolan guidare i vari Karsdorp, Ünder, Moreno e Pellegrini in un progetto tecnico molto interessante (e che potrà contare anche su elementi di sicuro affidamento come Kolarov, Gonalons e Defrel, in attesa di decifrare il futuro di Strootman) ma che potrà essere valutato solo nel medio-lungo periodo.

SINGAPORE - JULY 29: Borja Valero of FC Internazionale is checked by Cesc Fabregas of Chelsea FC during the International Champions Cup match between FC Internazionale and Chelsea FC at National Stadium on July 29, 2017 in Singapore. (Photo by Stanley Chou/Getty Images for ICC)

I migliori 3 colpi

Claudio Pellecchia: Douglas Costa è un giocatore non duplicabile nel contesto tecnico della Serie A (148 dribbling riusciti nelle ultime due stagioni) e destinato, quindi, ad avere un impatto immediato in termini di creazione della superiorità numerica e occasioni da rete. Così come Calhanoglu, a patto che Montella riesca a trovargli un’adeguata collocazione tattica che gli permetta di esprimere al meglio le sue qualità di rifinitore (29 occasioni create in appena 15 presenze nell’ultima Bundesliga). Last but not least, Leonardo Bonucci: magari non riuscirà a “spostare gli equilibri” fin da subito, ma è il giocatore destinato a segnare il trend difensivo del Milan dei prossimi cinque anni.

Alfonso Fasano: In virtù di quello che ho scritto sopra sul mercato di Inter e Roma, devo parlare per forza di Borja Valero e Karsdorp. Lo spagnolo permetterà all’Inter di avere un vero leader tecnico a centrocampo, un giocatore che esprima la sua personalità nella gestione del pallone. In pratica, una sorta di terapia del gioco dopo anni vissuti con Medel a dettare i tempi secondo concetti fin troppo elementari. Di Karsdorp ho già scritto per Undici, è una sintesi tra qualità fisiche e interpretazione moderna del ruolo di esterno basso. Di Francesco avrà il compito di raffinare la sua fase difensiva, ma ha un laterale idealmente perfetto per il suo calcio propositivo. Il terzo nome è una speranza personale: mi innamorai, due anni fa, della prima edizione di Hakan Çalhanoğlu, della sua capacità di giocare con grande libertà in un contesto tattico esasperato, velocissimo, dalle sembianze paramilitari. Ecco, il Milan liquido che Montella ha in mente potrebbe dare a Çalhanoğlu la possibilità di essere ancora più determinante in certi momenti della partita, con le sue accelerazioni, il suo gioco di qualità. Sarebbe fantastico riuscisse a ripartire da qui, è un calciatore quasi controculturale per il nostro campionato. Proprio per questo faccio il tifo per lui.

Oscar Cini: Mettendo da parte l’iperscontato arrivo di Bonucci, direi Rodriguez al Milan perché è un esterno mancino che in rossonero mancava da troppo tempo; Schick (se dovesse arrivare in nerazzurro) come Borja Valero (due giocatori che alterano gli equilibri in maniera diversa ma importante) e mi arrischio un Berenguer, anche se l’ultima volta che ho provato a suggerire un giocatore del Toro (Sanchez Mino) non mi è andata troppo bene.

Simone Torricini: Prendere, nell’ordine, il miglior centrale italiano, uno dei due migliori registi arretrati d’Europa e uno dei tre con maggiore leadership in un colpo solo è stata manna dal cielo per le necessità di Montella: l’arrivo di Bonucci, insieme a quello di Biglia, dicono che il mercato del Milan non è fatto di sole scommesse, bensì di una coesione equilibratissima tra garanzia e azzardo. Innesto più che mirato è stato anche quello di Douglas Costa, che ho già approfondito qui, mentre Borja Valero è tra i tre il più funzionale; Spalletti lo apprezza, e tra intelligenti si intenderanno alla perfezione.

Marco Tumminello (2nd-R) of A.S. Roma celebrates his goal with teammates Lorenzo Pellegrini (#7) and Maxime Gonalons (R) during the International Champions Cup (ICC) football match between Tottenham and A.S. Roma July 25, 2017 at Red Bull Arena in Harrison, New Jersey. / AFP PHOTO / Don EMMERT (Photo credit should read DON EMMERT/AFP/Getty Images)

Possibili sorprese?

Oscar Cini: Lazio, Torino e Atalanta: delle tre quella che potrebbe avere la crescita maggiore rispetto allo scorso anno è il Toro. Ha due centrali tutti nuovi, Berenguer in Coppa Italia insieme a Iago Falque e Ljaic ha fatto cose ottime, soprattutto è rimasto Belotti e credo che per una realtà come i granata sia l’acquisto più importante di tutti. La Lazio mi piace sempre molto. Forse ci aggiungerei anche l’Udinese.

Simone Torricini: Di sorprese nei radar francamente non ne vedo, e penso che la ragione sia essenzialmente riconducibile al fatto che le squadre che ci aspettiamo al vertice sono più del solito. Nessuna delle squadre che alla vigilia del campionato sono parte di una ipotetica top-six verrà a mio avviso scavalcata da chi sta dietro, perciò la lotta tra le sorprese sarà più che altro volta alla conquista del settimo posto. In ogni caso, tra le squadre meno quotate per le pendici della vetta scelgo Fiorentina e Sampdoria. Non credo nel Torino (né in Mihajlovic), e dubito che l’Atalanta potrà ripetersi con il peso dell’Europa League.

Claudio Pellecchia: Con il progressivo livellamento dei valori dell’ultimo lustro, spazio per grandi sorprese (se non in negativo: in tal senso occhio al possibile contraccolpo europeo per l’Atalanta di Gasperini) ce n’è poco. Potrebbe fare eccezione l’Inter di Spalletti che, al netto di un mercato che non sembra aver mantenuto le grandi aspettative della vigilia, pare aver trovato quella coerenza di fondo (in uomini e schemi) che le è mancata nelle ultime stagioni e che potrebbe permetterle di andare oltre i suoi limiti. L’improvvisazione post addio di Mancini (lontano appena 12 mesi) sembra aver lasciato il posto a qualcosa di diverso: se migliore o peggiore lo dirà il campo.

Alfonso Fasano: L’Atalanta è la mia sorpresa della testa, nel senso del ragionamento, della valutazione sul background e sugli interventi di mercato. A Bergamo è stato fatto tutto in maniera intelligente: le partenze di Conti e Kessié sono state integrate con due calciatori in grado di raccogliere fin da subito la loro eredità, Castagne e De Roon (geniale il suo ritorno); le costose conferme di Gómez e Berisha sono un buonissimo punto di (ri)partenza. E poi c’è Ilicic, che è una scommessa suggestiva, rischiosa, ma è anche – potenzialmente – perfetto come complemento del Papu e di Petagna. Accanto al calcio intenso di Gasperini punto sulla Samp di Giampaolo, perché porto da sempre nel cuore la sua avanguardia tattica fondata sul talento, sul gioco ricercato. Il mercato della Sampdoria asseconda con coerenza le richieste del tecnico, che potrà architettare l’esplosione definitiva di Ferrari, Murru e Caprari e lavorerà sul rilancio di Gastón Ramírez. In attesa di capire il destino di Schick, difficile trovare una squadra medio-borghese con tanta qualità prospettica – considerando anche Praet, Linetty, Torreira.

BERGAMO, ITALY - JULY 26: Atalanta BC coach Gian Piero Gasperini looks on before the pre-season friendly match between Atalanta BC and LOSC Lille at Stadio Atleti Azzurri d'Italia on July 26, 2017 in Bergamo, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

I giocatori in rampa di lancio.

Claudio Pellecchia: Lo avevo scritto in tempi non sospetti lo ribadisco oggi dopo l’addio di Bonucci: questa è (anzi, deve essere) la stagione in cui Daniele Rugani si prende la difesa della Juventus, dopo due anni di faticoso apprendistato all’ombra della BBC. Così come deve essere la stagione in cui Marco Benassi, fresco di chiamata della Fiorentina, dovrà dimostrare di essere degno dell’inclusione nella classifica di Squawka dei 10 centrocampisti centrali più promettenti d’Europa, nonché quella che vedrà Lorenzo Pellegrini (sei gol, altrettanti assist e 20 passaggi chiave nel 2016/2017) confermarsi a Roma con la maglia che si è cucito addosso fin da bambino.

Alfonso Fasano: Arek Milik, Federico Bernardeschi e Lorenzo Pellegrini. Il centravanti del Napoli, sembra strano a dirsi, ma può ripartire dallo scorso anno: nessun altro attaccante di Serie A con più di 15 partite ha raggiunto una qualità di tiro vicina a quella del polacco (81% di precisione). Duellerà con Mertens per il posto da titolare, ma ha le qualità per offrire a Sarri un’alternativa non solo numerica, ma anche (e soprattutto) di interpretazione del ruolo. La versatilità è la prima dote di Bernardeschi, che dopo l’annata più prolifica della carriera (14 gol in tutte le competizioni) ha acquisito ormai la definizione di uomo offensivo in senso assoluto. Allegri può schierarlo in tutti i ruoli del suo attacco, l’ex viola può offrire fantasia ma anche la dose di lavoro tattico necessaria a supportare il sistema offensivo del nuovo corso juventino. Per Pellegrini, l’occasione è doppia: la Roma, casa sua, con il mentore Di Francesco in panchina. L’idea migliore sarebbe quella di fargli completare il terzetto di centrocampo giallorosso, in modo che aggiunga alle skills di Strootman e Nainggolan il dinamismo di qualità visto a Sassuolo. Anche Ventura aspetta notizie positive, in questo senso.

Oscar Cini: Il mio pallino di quest’anno sarà De Paul, spero esploda definitivamente è un giocatore che mi piace molto per tecnica individuale, fisicità e visione di gioco. Jankto gioca sull’altra fascia ma mi intriga lo stesso. Mi ha impressionato lo scorso anno in B e credo sia un buon prospetto anche per la A, Lazzari della Spal, un esterno di gran corsa e qualità. A Torino direi di tenere d’occhio Bonifazi che potrebbe giocarsi entro breve tempo il posto con Lyanco e come ultimo nome direi Milenkovic della Fiorentina. Mentre Milinkovic Savic mi aspetto faccia il definitivo upgrade a giocatore che cambia il corso di una stagione.

Simone Torricini: Partito Bonucci, Rugani non avrà più scuse: questo dovrà essere il suo anno, e nonostante personalmente conservi il timore che nella prima parte di stagione possa non brillare credo che entro maggio riuscirà ad affermarsi. Allegri lo conosce ed entrambi conoscono i suoi limiti attuali: proprio per questo lavorarci sopra potrebbe rivelarsi più semplice. André Silva arriva con un’etichetta altrettanto pesante, ma è pressoché uno sconosciuto in Italia e in pochi sanno cosa aspettarsi dal suo gioco; lo vedo uno step dietro rispetto a Rugani, e anche rispetto a Chiesa. Pioli punta molto sull’imprevedibilità dell’esterno viola, e sulle sue spalle saranno naturalmente riposte più aspettative rispetto a dodici mesi fa. Anche per lui si tratta di un primo esame.