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Il futuro incerto dell’Arabia Saudita

La Nazionale è tornata ai Mondiali, ma uno dei movimenti più ricchi d'Asia vive ancora di troppi paradossi.

Di Andrea Bracco

Sono passati pochi giorni da quando l’Al-Hilal ha perso finale di Asian Champions League. La squadra allenata da Ramón Diaz, dopo l’1-1 maturato nella partita di andata, è uscito sconfitto 1-0 dalla gara di ritorno in Giappone, contro gli Urawa Red Diamonds.

È stato questo l’epilogo per il 2017 del calcio saudita. Un’annata molto particolare, sia per il calcio di club che per la Nazionale. La selezione maggiore si è qualificata a Russia 2018 riuscendo a evitare gli spareggi, pur con qualche difficoltà. Dopo il buon inizio, con 16 punti collezionati nelle prime 7 partite, l’Arabia Saudita si era presa la vetta del Gruppo B di qualificazione, ma le due sconfitte arrivate tra giugno e agosto contro Australia ed Emirati Arabi riaprirono clamorosamente i giochi. Così l’ultimo match in programma, quello contro il Giappone, è diventato decisivo. Alla fine i Green Falcons sono riusciti a vincerlo (1-0, grazie a un gol di Al-Muwallad), strappando il pass mondiale all’ultimo momento.

La serata di festa coincide anche con l’esatto momento del cambiamento. Al centro di tutto c’è Bert van Maarwijk: il ct ha dato le proprie dimissioni al fischio finale dell’ultima partita, mentre il Paese stava ancora festeggiando il ritorno ad un mondiale che l’Arabia non gioca dal 2006. Le motivazioni ufficiali parlano di mancato accordo sul rinnovo del contratto, ma secondo alcune voci al guru olandese non sarebbero piaciute alcune condizioni molto particolari imposte dai vertici federali. La prima riguardava il trasferimento in pianta stabile a Riyadh, necessità difficile da soddisfare visto che tutta la famiglia di van Maarwijk vive in Olanda. La seconda pare fosse legata ai viaggi verso casa, sui quali la federazione voleva avere l’ultima parola.

Saudi Arabia v Japan - FIFA World Cup Qualifier

Il voler fare calcio in maniera professionale è sempre stato un punto di forza ma allo stesso tempo un limite per la Ksa, il massimo organismo calcistico del Paese: molti predecessori di van Maarwijk infatti avevano incontrato le stesse difficoltà, tanto che nell’ultimo ventennio sono stati cambiati 25 allenatori e solo due di loro (Rijkaard e José Peseiro) sono durati più di un anno. Dopo il breve interregno di Edgardo Bauza, a Riyadh hanno deciso di puntare su Juan Antonio Pizzi, un profilo per certi versi molto simile a quello del Patón. Entrambi argentini e freschi di esonero da una big sudamericana, sono visti come dei bravissimi ottimizzatori di risorse. Pizzi nel 2016 ha portato il Cile a vincere la Copa América Centenario, ma i suoi ultimi mesi in sella alla Roja hanno fatto emergere alcuni difetti di gestione, tra i quali spicca in assoluto la difficoltà nel rapportarsi con troppe stelle in uno spogliatoio (problema che in Arabia Saudita non dovrebbe comunque presentarsi).

Il paradosso nel quale vive la nazionale si riflette anche sul calcio locale. Secondo le stime di Transfermarkt, la Saudi Pro League è il terzo campionato asiatico per valore delle rose, dietro solo ai colossi cinese e giapponese. Nell’ultima sessione di mercato i club sauditi hanno smosso l’equivalente di circa 23 milioni di euro in nuovi acquisti. Tra le novità troviamo l’attaccante siriano Omar Khribin (Al-Hilal, inserito dalla Afc nella top undici dell’ultima Champions League), Claudemir (Al-Ahli) ed Emilio Izaguirre (Al-Fayha), ragazzi nel pieno della carriera che vanno ad arricchire il campionato saudita aggiungendosi ai vari Carlos Eduardo, Fetfazidis, Villanueva, El-Hadary, Pizzelli e Ismaël Bangoura.

FBL-ASIA-WC-2018-THA-KSA

Nonostante gli investimenti e la voglia di progredire non manchino, la risposta del pubblico non è ancora delle migliori. Rispetto a Qatar ed Emirati Arabi, paesi dal contesto sociale più “morbido”, l’Arabia Saudita ha una media spettatori molto bassa: il calcio piace (la Nazionale non scende sotto le sessantamila presenze), ma fuori da Riyadh e Jeddah fatica a decollare nonostante il governo abbia recentemente aperto le porte degli stadi anche alle donne. La crescita comunque si percepisce. Proprio in questi giorni una delegazione spagnola è partita alla volta dell’Arabia Saudita per discutere della creazione di un paio di accademie e, parallelamente, cercare giovani talenti da portare nelle proprie divisioni inferiori. Qualche mese fa si cercò anche la disponibilità di club europei per prendere in prestito alcuni giocatori della Nazionale, in modo tale da dargli minuti in vista di Russia 2018.

L’Al-Hilal è la squadra più vincente e innovativa del Paese. Da diversi anni la società presieduta dal Principe Nawaf Bin Sa’ad riceve 1,2 milioni di dollari direttamente dalla federazione per l’esclusiva televisiva delle proprie partite. Con le tantissime entrate degli ultimi tempi il club ha costruito un centro sportivo tra i più innovativi d’Asia, nel quale sono presenti due campi per gli allenamenti della prima squadra, una trentina di stanze, area relax, piscine, palestre e una clinica medica. Nelle ultime dodici stagioni l’Al-Hilal non è mai sceso oltre il terzo posto in campionato e anche oggi, con diverse partite da recuperare, è virtualmente primo in classifica. Qui hanno giocato i tre giocatori più rappresentativi della Nazionale in epoca recente: il portiere Mohamed Al-Deayea (primatista di presenze con la maglia dei Green Falcons), l’attaccante Sami Al-Jaber e Nasser Al-Shamrani, ancora in attività e ceduto pochi mesi fa ai rivali cittadini dell’Al-Shabab.

Russia 2018 rappresenta una sorta di “nuova prima volta” per l’Arabia Saudita: le quattro partecipazioni precedenti, consecutive dal 1994 al 2006, appartenevano tutte alla vecchia generazione. Negli Stati Uniti è arrivato il miglior piazzamento della storia, con gli ottavi di finale conquistati grazie anche al bellissimo gol di Saeed Al-Owairan contro il Belgio a Washington.

Al-Owairan come Maradona

Quella di oggi invece fa del collettivo il proprio punto di forza. Su questo aspetto ha lavorato molto van Maarwijk, che sotto la sua gestione ha proposto un calcio semplice ma efficace, lasciando in eredità ai suoi successori una buona base sulla quale costruire qualcosa di duraturo. La partita manifesto della gestione olandese è stata quella di andata contro gli Emirati Arabi, un 3-0 nel quale l’Arabia Saudita ha offerto una prova impressionante sotto il profilo dell’intensità. La stella della squadra è Osama Abdulrezak Hawsawi, difensore centrale classe 1984 che ha diviso la sua carriera tra Al-Hilal, suo club attuale, e Al-Ahli. Hawsawi, che nel 2012 tentò senza fortuna l’avventura europea all’Anderlecht, è il leader della retroguardia saudita, una sorta di regista arretrato che non molto tempo fa attirò su di sé l’attenzione del Torino.

Pizzi avrà principalmente un compito di selezione, quello di individuare un gruppo di lavoro ben definito, fargli assimilare le sue idee nel minor tempo possibile e sfruttare al massimo i punti di forza. La Nazionale ha assoluto bisogno di risultati: migliorare gli ottavi del 1994 non sarà affatto facile, ma il futuro del calcio saudita passa anche da Russia 2018.

 

Immagini Getty Images