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Il senso di Sterling per il gol

Da giocatore praticamente nullo in zona gol a miglior marcatore in Premier del City, grazie a un lavoro ad hoc impostogli da Guardiola.

Di Francesco Paolo Giordano

C’è un video che, all’indomani della rete di Sterling contro il Feyenoord in Champions League, è diventato subito virale su Internet: si tratta di un filmato ripreso in un allenamento del Manchester City ad agosto, con Guardiola impegnato a dare istruzioni al suo attaccante. Istruzioni che, sembra, siano state poi messe in pratica da Sterling nell’azione della rete agli olandesi: spalle alla porta, scarico all’indietro per un compagno, per poi girarsi immediatamente e scappare verso la porta avversaria.

È una suggestione forte ma, più ragionevolmente, è difficile collegare le due cose: lo stesso Sterling, qualche giorno dopo, avrebbe spiegato che in quell’occasione Guardiola gli stava parlando del posizionamento ideale del corpo nel ricevere palla – non preferire ogni volta il controllo con l’esterno del piede, cercare di avere di fronte l’avversario per poterlo poi puntare. Ma è pur vero che il lavoro di Guardiola è stato formidabile nel consegnare un giocatore trasformato: da innamorato del dribbling un po’ fumoso a killer infallibile sotto rete. Parlano i numeri: prima di Pep, Sterling aveva segnato 24 reti (con 23 assist) in 126 partite di Premier. Con il tecnico spagnolo, i gol sono diventati 21 e gli assist 17, ma in 53 partite. Oggi Sterling è il miglior marcatore del City in campionato con 14 gol (tra tutte le competizioni, solo Agüero con 19 supera le 18 realizzate dall’ex Liverpool) e per la prima volta in carriera ha raggiunto la doppia cifra in Premier – a metà stagione: e pensare che in carriera non era mai andato oltre le 11 reti stagionali, nel 2014/15 e nel 2015/16. In Inghilterra solo Kane e Salah hanno segnato più di lui.

«Sono sempre stato concentrato sull’idea di segnare, era qualcosa che mancava al mio gioco. Devo continuare così: è sicuramente la mia miglior stagione in fase realizzativa». Sterling è il giocatore con più tocchi di palla nell’area avversaria in Premier: 159, contro i 156 di Salah. Ovviamente, facilitato dalla presenza in una squadra che tiene molto palla: in media, il 72 per cento del tempo. «Probabilmente ho avuto migliori annate in fatto di dribbling, ma questa è la migliore sotto il profilo dell’efficenza, è esattamente quello che voglio. Non serve dribblare se non è di aiuto alla squadra», prosegue uno Sterling cambiato persino nella concezione del gioco. Effettivamente, non è il giocatore che dribbla di più in Premier – 38 riusciti, Hazard addirittura ne ha completati 82 – ma, se combiniamo questo dato con la maggior presenza in area, è ovvio che il suo tasso di pericolosità cresce: in questo modo Guardiola ha trasformato un giocatore anarchico, che si divertiva a isolarsi e che viaggiava a tutto campo, in un giocatore concreto e più presente nelle zone calde – e quindi più propenso al gol.

Lo abbiamo visto nel gol contro il Feyenoord, ma è qualcosa di abituale nel calciatore oggi plasmato da Guardiola: la stessa situazione, per esempio, si è vista nel match contro il Newcastle di qualche settimana fa. In questo caso, però, l’azione è più esemplificativa, perché Sterling riceve palla proprio sull’esterno, la posizione che, in carriera, gli è stata sempre più congeniale: ma, quando scarica palla all’indietro, anziché rimanere in quella zona per, magari, cercare il fondo per un traversone, scappa a tutta velocità verso l’area di rigore. Poi, certo, il resto lo fa un pallone delizioso di De Bruyne e almeno un paio di difensori del Newcastle che nella circostanza si addormentano, ma il movimento, tanto semplice quanto efficace, è qualcosa che Guardiola ha reso sistematico nel gioco dell’inglese.

Soprattutto quando schierato a destra, Sterling spesso viene a prendere una posizione più centrale, in modo da liberare spazio a Walker sulla corsia: in situazioni di gioco come questa, l’inglese ricopre il ruolo di punta aggiunta, come nel caso del gol segnato al Bournemouth. In questo caso viene servito casualmente da Agüero, che cercava di premiare il taglio in profondità di De Bruyne, ma è proprio questo il punto: se si fosse tenuto largo, non avrebbe mai potuto raggiungere quel pallone. Invece il fatto di galleggiare nei pressi dell’area di rigore fa sì che su quel pallone – mettiamoci anche l’abilità di capire subito che potesse essere raggiungibile, contrariamente alla passività dei difensori del Bournemouth –  ci finisca lui per un gol piuttosto agevole.

La stessa situazione ricorre nella rete contro il West Bromwich, e qui ancora con maggior evidenza: con l’azione che si sviluppa con Sané sulla sinistra, Sterling si accentra, in posizione leggermente defilata rispetto al 9 (che in questo caso è Gabriel Jesus), per poter andare alla conclusione. Il tedesco poi preferirà lo scarico ravvicinato per De Bruyne, ma la presenza in area di Sterling sortirà una delle armi tattiche di Guardiola già dette in precedenza: liberare la fascia – anche dagli avversari – per favorire le accelerate in campo aperto di Walker. E qui è proprio l’ex Tottenham a recapitare l’assist vincente, ed è proprio Sterling a depositare il pallone in rete – denotando anche una discreta capacità di muoversi in linea con la difesa e poi arrivare per primo per il tap-in vincente.

Solo qualche giorno prima aveva segnato il gol dell’1-o contro il Napoli con lo stesso movimento: azione che si sviluppa sulla sinistra e Sterling che viene dentro l’area. Quando David Silva rimette palla dal fondo ci sono, compreso lo spagnolo, quattro giocatori del City nell’area avversaria: è chiaro che Guardiola insiste per “affollarla” per rendere maggiormente pericoloso l’attacco. La difesa del Napoli lo perde completamente, così, sulla respinta del tiro di Walker, può calciare indisturbato e mirare la porta – la sua shot accuracy si attesta al 51 per cento, un dato in linea con i principali attaccanti di Premier (Kane 54%, Agüero 52%, Lukaku 56%, Morata 55%).

Gran parte dei gol di Sterling sono arrivati in questo modo: sovraccarico della fascia opposta con il portatore di palla e l’inglese che si fa trovare libero in area partendo dal lato debole (anche l’ultimo in Premier, contro il Watford, ha avuto questa genesi). Ma forse è il gol contro lo Shakhtar l’immagine più forte che fa intendere come Guardiola abbia indottrinato il suo giocatore a diventare un uomo gol: Sterling lancia Bernardo Silva in profondità, e si preoccupa immediatamente – facendo leva su una velocità impressionante, da sempre grande punto di forza – di farsi trovare pronto in mezzo all’area. È un comportamento da prima punta, non da esterno a tutta fascia: infatti la corsa verrà premiata, con il portoghese che gli restituisce palla e Sterling che si conferma ancora una volta puntero implacabile.