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L’ultima danza sulle fasce

Piccola storia di Robben e Ribery, più di 600 partite in due nel Bayern, ancora protagonisti a quasi 35 anni.

Di Oscar Cini

Quella di Robben e Ribery è una vita di coppia fatta di dolori e gioie importanti. Da quando sono arrivati al Bayern, in due momenti diversi delle proprie carriere, i due esterni hanno giocato a guardarsi di sbieco da una fascia all’altra, rientrando nel campo per provare a usare il piede migliore. Ma la loro storia è anche il racconto di un disastro tramutato in oro. Agl’inizi dell’estate 2012 il Bayern affronta in finale di Champions il Chelsea che ha abbandonato il progetto di “nuovo Mourinho” rappresentato da André Villas-Boas per affidare la panchina a Roberto Di Matteo. I Blues hanno fallito l’ingresso tra le prime quattro della Premier e sembra pacifico che sarà una finale in cui dominerà il Bayern, padrone di casa. 62.500 spettatori sugli spalti, a maggioranza biancorossa, che immaginano già un fiume di rosso animare il centro della città. Quando nel secondo tempo supplementare Arjen Robben si presenta sul dischetto per quello che potrebbe essere il turning point della sfida, la sua mente deve essere affollata di pensieri; oppure ha già deciso un angolo e non vuole ragionare d’altro. Calcia sicuro alla sua destra, Cech si tuffa sulla sinistra e para il pallone che gli resta un po’ dietro al corpo, si rimane sull’uno a uno. Drogba, che sarà decisivo al termine della sfida, racconterà poi di come sia lui che Lampard abbiano lavorato per mettere pressione sull’ex Blues. Robben aveva sbagliato poche settimane prima un altro rigore, questa volta contro il Borussia Dortmund, decisivo per la vittoria della Bundesliga.

Il riassunto della finale. Il fotogramma d’apertura si sofferma, impietoso, sull’errore di Robben

Al termine della finale a trionfare è il Chelsea. Ribery e Robben sembrano ai ferri corti a causa di un diverbio avuto durante la semifinale contro il Real Madrid, e così la coppia che aveva in mano i ritmi di quel Bayern si ritrova un po’ come davanti a un divorzista. In particolare l’olandese è capro espiatorio di una sconfitta che nessuno si aspettava. Ma i tedeschi non amano rimanere con dei conti in sospeso, così Heynckes, che di quel Bayern era la guida esattamente come oggi, ricompatta le fila e si lancia in una nuova stagione. L’olandese decide di rimanere nonostante la sofferenza dell’anno prima, la squadra ammazza la Bundesliga che è sua già a marzo e, dopo non molto tempo, alza anche la Coppa di Germania. La finale di Champions si gioca stavolta a Wembley, di fronte al Bayern c’è il Borussia Dortmund, partita bloccata – ancora – sull’uno a uno fino al minuto di gioco numero 89. Ribery e Robben hanno già dialogato in occasione del primo gol dei baveresi; Subotic ha negato al primo l’occasione del gol poco più avanti. Manca un minuto alla fine, dunque, quando Boateng lancia lunghissimo, Ribery controlla un pallone difficile e di tacco appoggia all’indietro per Robben che arriva con una velocità straripante. Il tiro che esce dal suo sinistro è sporco, la palla entra comunque alle spalle di Weidenfeller: l’olandese corre estatico verso il settore dove sono accalcati i tifosi del Bayern.

La duplice redenzione di squadra e giocatore

Robben e Ribery, protagonisti in una notte come in molte altre partite dei baveresi. In due hanno raccolto 635 presenze, 245 gol, un discreto numero di trofei. In particolare Robben, il reietto, la pecora nera, ha conquistato nel tempo il record di straniero con il maggior numero di gol in tutta la Bundesliga con la maglia biancorossa. È tra quegli atleti che possono vantare una propria signature move, ha impresso il proprio nome sul gol di sinistro a rientrare dopo un paio di tocchi del pallone. Invertito di fascia da Juande Ramos durante l’anno deficitario passato a Madrid, chiusa dal Real a nove punti dal Barcellona vincitore, l’olandese trova la posizione che ne farà il giocatore impattante che abbiamo imparato a conoscere.

Dal 2009, anno dell’approdo in Germania, Robben ha costruito le fortune dei bavaresi grazie alla capacità di associarsi sulla fascia di competenza con Lahm e il rabdomante Thomas Müller. Il movimento a rientrare sul suo sinistro, i due o più tocchi a seconda del numero di avversari da impalare, fino al momento in cui rilascia il colpo con il piede preferito. Uno tra tutti è quello che meglio esemplifica l’esperienza della “Robben turn”: è il 2010, ottavi di Champions League con il Bayern vittorioso all’andata per 2 a 1. In campo al ritorno c’è un ancora misconosciuto Alaba e quando la Fiorentina sembra a un passo dalla qualificazione è proprio una sua magia, con il più classico dei tiri, a risolvere la contesa in favore degli uomini di Van Gaal. La corsa del Bayern si schianterà a un passo dallo zenit contro l’Inter di Mourinho e Milito.

Dall’altra parte del campo Frank Ribery arriva in Baviera un anno prima del compagno. È il 2008 e dopo aver raggiunto l’apice del calcio francese l’esterno dall’animo inquieto passa al Bayern dopo una fugace apparizione al Galatasaray. La decennale carriera tedesca di quello che Zinedine Zidane ha definito «il gioiello del calcio francese» è fatta di molti alti e pochissimi bassi. Nel 2007 e 2008 viene votato come miglior calciatore francese dell’anno, – sempre nel 2008 diventa il miglior calciatore del campionato tedesco. Sono gli anni del duo comico messo in scena fuori dal campo con Luca Toni. Ma in campo c’è poco spazio per l’allegria e le risate, soprattutto quando gli avversari si trovano di fronte “una Ferrari in maglia Bayern”. Frank Ribery, del calcio, è un attore autenticamente geniale: ogni tocco di palla ha condensato in sé l’illuminazione dell’attimo.

Ribery in gol contro il Mainz

Come per Robben anche Ribery ha vissuto le disfatte delle finali perse, del protagonismo in negativo, salvo rifarsi con una prestazione super nella finale contro il Borussia. Oggi che sulla panchina del Bayern è tornato Jupp Heynckes, Ribery e Robben si sono riscoperti importanti e centrali. Nonostante un piccolo infortunio, il francese è andato in gol anche nell’ultima di campionato in casa del Mainz. E nonostante l’ottima fase vissuta da Coman sembra che il tecnico tedesco non voglia privarsi del suo calcio intuitivo. Sia lui che Robben sono vicinissimi alla soglia dei 1000 minuti giocati in stagione, che a 34 anni non è certo un dettaglio da poco. In un calcio in cui le cose cambiano sempre più rapidamente, la coppia formata da Robben e Ribery rimane presente, integra e immarcescibile. E non è detto che, se Heynckes dovesse venire confermato, non si possa assistere ancora per un altro anno a una gara di derapate a fasce alterne sulle corsie esterne dell’Allianz Arena.

 

Immagini Getty Images