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Il difensore moderno secondo Umtiti

Il giocatore francese ha portato i compiti difensivi all'avanguardia, trovando nel Barcellona il contesto ideale dove far emergere la propria dimensione.

Di Alessandro Cappelli

Nella Francia vincitrice del Mondiale Under 20 nel 2013 spesso vengono indicati come giocatori più rappresentativi Pogba e Kondogbia, una coppia di centrocampisti che si era già messa in mostra con i rispettivi club. In alternativa si sottolinea l’importanza di giocatori più offensivi come Thauvin o Sanogo, che segnarono sette gol in due. Ma solo raramente si dà il giusto peso al pilastro che ha guidato la difesa di quella formazione fino alla finale, salvo poi saltare l’ultima partita – vinta ai rigori contro l’Uruguay di Nico López e José Maria Giménez – per squalifica. Samuel Umtiti, difensore centrale camerunese naturalizzato francese, veniva da una buona stagione con la maglia del Lione, club che ne ha curato lo sviluppo dentro e fuori dal campo dagli otto anni in poi. In quel Mondiale Under 20 in Turchia Umtiti ha attirato le attenzioni di Roberto Fernández, ex centrocampista del Barcellona che solo due anni più tardi sarebbe diventato segretario tecnico dello stesso club catalano e nell’estate del 2016 avrebbe portato il difensore in blaugrana per 25 milioni di euro.

Roberto ha intravisto in lui il prototipo del difensore moderno: Umtiti ha aggiunto nuovi tasselli a quelli considerati fondamentali, in tutti i sensi, per un centrale, proprio come un aggiornamento di un software. L’ex Lione può essere un mismatch fisico per qualsiasi attaccante, giocando con forza ed esuberanza atletica contro gli avversari più leggeri, e rubando il tempo a quelli più grossi e meno rapidi di lui. A seconda dello scenario può scegliere se aspettare il momento buono per andare in contrasto o tentare l’anticipo grazie alla speciale reattività di gambe. In più, è perfettamente in grado di difendere con i piedi sulla linea di centrocampo, come d’altra parte gli capita quasi sempre al Barcellona: con la grande semplicità con cui copre grandi distanze in allungo, la copertura dello spazio alle spalle non è mai un problema.

Una compilation di attaccanti della Liga braccati da Umtiti, in area, a centrocampo o scappando all’indietro

Nonostante sia costretto a rimediare qualche volta di troppo a letture e posizionamenti non ancora a livello d’élite, per l’egemonia che esercita sul piano atletico nei confronti degli avversari Umiti potrebbe ricalcare perfettamente lo stampo del difensore classico, del marcatore puro, quello che vive di anticipo e duelli aerei vinti all’arma bianca. Ma la cifra stilistica del difensore francese è dettata – anche, se non soprattutto – dai laser pass che usa per tagliare una o due linee difensive avversarie, dal primo passaggio con cui dà il via alla manovra del Barcellona, dalla conduzione del pallone nella metà campo avversaria: giocate che per anni, tra i blaugrana, sono state prerogativa quasi esclusiva del collega Gerard Piqué.

Un tempo avremmo detto che ha piedi da centrocampista. Eppure è sempre più importante che siano i difensori a passare la palla così

In questa stagione, in cui è stato limitato da un infortunio che lo ha tenuto fuori per 9 partite tra dicembre e gennaio, Umtiti è sceso in campo 33 volte tra Liga, Copa del Rey e Champions, e in quelle partite il Barcellona ha subito appena 15 gol. Difensivamente viene superato in dribbling appena 0,4 volte a partita, e commette solo un fallo di media (quelli subiti sono di più), testimonianza di un gioco pulito, per certi versi moderno, dove il contrasto viene preferito all’intercetto solo quando ci sono alte probabilità di uscirne vincitore: in stagione ha un rating eccellente, con 51 vinti su 62 tentati. I numeri sono ancora migliori considerando che rimangono costanti, in alcuni casi migliorano, nelle partite importanti. Nella gara di ritorno vinta 3-0 contro il Chelsea lo scorso 14 marzo, ad esempio, Umtiti è stato insuperabile: 2 contrasti vinti, 7 anticipi/intercetti e 3 tiri respinti, con un contraltare di 2 soli falli commessi. Praticamente ogni volta che è entrato in azione contro l’attacco del Chelsea questo è andato in cortocircuito.

Le statistiche della fase di possesso sono ancora migliori, se possibile, e sono queste che raccontano realmente l’importanza che può avere Umtiti nel Barcellona. La percentuale di passaggi completati è la terza più alta di squadra, ma è preceduto solo da Yerry Mina e Vermaelen, avvantaggiati dallo scarso minutaggio. Con oltre il 91% di passaggi completati a partita, su oltre 70 tentati, l’ex Lione supera anche Piqué, che ne completa comunque il 90% ma con poco più di 60 passaggi ogni novanta minuti: sintomo che nella costruzione del Barça – in cui Piqué è sempre marcato stretto dagli attaccanti – Umtiti si sta prendendo discrete responsabilità. E lo sta facendo anche bene. Certo, molti sono appoggi semplici, ma in tutte le partite dà un saggio della sua capacità di creare attacco con un tracciante rasoterra che aziona Messi e compagni negli ultimi trenta metri di campo. Umtiti è, dunque, protagonista nella trasformazione del primo possesso del Barcellona negli ultimi anni. La costruzione dell’azione è slittata, spostandosi dal settore destro, dove fino a qualche stagione fa convivevano Piqué, Dani Alves, Xavi e Messi, verso il centro, dove l’innesto di Umtiti ha dotato i blaugrana di un passatore di pari livello dell’alfiere catalano. Ora, con il difensore della Nazionale francese in campo, scegliere di marcare Piqué non può più bastare per limitare la prima fase di giro palla del Barça targato Valverde.

In Barcellona-Siviglia c’è tutto il repertorio di Umtiti: sicurezza negli interventi, gioco a metà campo, laser pass e qualche discesa libera palla al piede

L’allenatore ex Athletic Club di Bilbao ha aiutato molto Umtiti. Da quando Valverde si è seduto su quella panchina, il nativo di Yaoundé è migliorato moltissimo nel temperamento: ora è meno irruento, quasi sempre sotto controllo, e più raramente si lancia per terra in scivolate estreme. Un aggiornamento necessario per diventare titolare fisso nel Barcellona. E la sua crescita è andata di pari passo con quella della tenuta difensiva di squadra: in stagione i blaugrana sono ancora imbattuti con Umtiti saldamente titolare nella linea a quattro. Con una piccola precisazione: l’adattamento del francese alla nuova squadra e alla Liga era iniziato già nella scorsa stagione, ed è stato veloce, fin troppo veloce, come se fosse semplice.

Per esempio, l’intervento sciagurato nell’amichevole Francia-Colombia, quello che ha causato il rigore del definitivo 2-3 per i Cafeteros, è un intervento del vecchio Umtiti, quello più impaziente e incosciente, per quanto prenda prima il pallone: evidentemente qualche residuo del giocatore meno maturo c’è ancora, dopotutto ha ancora solo 24 anni

Il gioco di posizione, l’idea di un calcio proattivo, la necessità di difendere in campo aperto e di giocare tanti palloni hanno reso automatico e rapidissimo il suo adattamento. Il quotidiano catalano La Vanguardia ha scritto: «È giovane, ha potenziale, acquistato a buon prezzo e in poco tempo già diventato uno dei pezzi fondamentali, un titolare inamovibile della sua nuova squadra». D’altra parte l’idea di calcio che ha in mente Umtiti è perfettamente sovrapponibile allo stile di gioco del Barcellona, e questo lo si legge anche nelle sue parole. Al termine del 3-0 al Chelsea, quello in cui ha fatto sembrare piccoli piccoli gli attaccanti di Conte, ha detto che avrebbe apprezzato di più un Barça che guarda in avanti. «Abbiamo voluto difendere bene», ha spiegato a fine partita, «ma abbiamo difeso troppo per i miei gusti. Il nostro gioco è più votato all’attacco, a giocare nella metà campo avversaria». Il fatto che Umtiti sia proiettato a un gioco così verticale, offensivo è probabilmente una retaggio del suo passato da attaccante, dei primissimi anni a Lione. L’importante, però, per lui, per il Barcellona, e per il calcio in senso più ampio, è che lui faccia e continui a fare il difensore. Interpretando il ruolo alla sua maniera, che forse è la migliore possibile.