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Come sta andando la Juventus Under 23

Un bilancio della seconda squadra dei bianconeri, il primo caso nella storia del calcio italiano.

Di Simone Vazzana

Dopo anni di studi, proposte e dichiarazioni da parte di correnti interne alla Federazione, la scorsa estate la Juventus U23 rompe il ghiaccio: è ammessa ufficialmente al girone A del campionato di Lega Pro. Ma non mancano le perplessità. Il progetto, avallato dalla Figc durante il commissariamento, è nato frettolosamente. Anche per colpa della situazione instabile riguardante i ripescaggi in Serie B, e di conseguenza la composizione dei gironi di Lega Pro. «Alla riunione dei primi di luglio c’erano sei club di A interessati al progetto – sottolinea Federico Cherubini, il vice di Paratici che gestisce la Juventus U23 –. La seconda squadra è un’esigenza del sistema calcio italiano. Più del 50% dei giocatori in prestito disputa meno del 30% dei minuti stagionali. Abbiamo fatto il primo passo, ma gli altri club osservano con attenzione l’evoluzione del progetto». Chi si è tirato indietro lo ha fatto per dei vuoti normativi, ma anche per il poco tempo per costruire ex novo una squadra pronta per la Lega Pro.

Ogni squadra di Lega Pro ha depositato, all’inizio della stagione, una lista di 22 calciatori. Di questi, massimo 14 possono essere nati dopo il 1° gennaio 1996 (si sale a 16 per le retrocesse dalla B). La Juventus U23, invece, ha dovuto presentare una lista di 23 calciatori con appena quattro fuori-quota (di questi, almeno un portiere). Come scegliere gli over? Il regolamento esclude la possibilità di avvalersi di chi è già iscritto nella lista della prima squadra o di chi, nel corso della carriera, ha disputato più di 50 presenze in Serie A. Nel corso dell’anno, però, la prima squadra può pescare dall’U23 qualunque giocatore, per un massimo di cinque partite.

La Juventus A e la Juventus U23 hanno la stessa matricola. Significa che anche la seconda è associata alla Serie A, e non alla Lega Pro (come in Spagna, non possono giocare nello stesso campionato o partecipare alla stessa coppa). Per questo, la Juventus U23 non gode degli stessi diritti garantiti alle altre società dell’ex Serie C. Le è negato quello di voto durante le assemblee (a cui comunque è invitata). I tesseramenti passano dalla Lega Serie A e, inoltre, il giudice sportivo si esprime su giocatori che disputano sì la Lega Pro, ma che formalmente non ne sono associati.

Se da un lato (come confermano fonti interne) si lavorerà per perfezionare la normativa da un punto di vista giuridico, sembra proprio che non si andrà a intaccare l’aspetto economico. Le squadre B, che già adesso non ricevono i bonus finanziari derivanti dal minutaggio prodotto dai giocatori under, continueranno a stare fuori anche dalla redistribuzione (ai campionati minori) del 10% dei diritti tv venduti dalla Serie A. Non muterà nemmeno la quota d’iscrizione. Ogni squadra B che prenderà parte alla Lega Pro dovrà versare 1 milione e 200 mila euro. Spesa più modesta per le altre società, che pagheranno da 60 mila euro (se iscritte alla Lega Pro anche l’anno precedente) a 105 mila euro (quota che verseranno i club partecipanti ad altri campionati nella stagione precedente).

La presenza della Juventus U23 in Lega Pro ha accresciuto l’attenzione mediatica rispetto al passato. Questo giova a tutto l’ambiente, a partire dal richiamo maggiore per gli sponsor. Inoltre, le partite contro la Juventus sono una vetrina nazionale per i calciatori che la affrontano. Lo sa bene Kevin Piscopo, classe 1998 (scuola Genoa), autore di una doppietta nel 4-0 rifilato ai bianconeri dalla Carrarese alla seconda giornata. Era un lunedì sera, c’erano 1200 tifosi. Il massimo stagionale registrato dall’attuale capolista è di 1700. Insomma, la Juventus è sempre la Juventus e richiama molte persone. Lo conferma il fatto che nelle sue otto trasferte ha permesso alla squadra ospitante di registrare il suo primo o secondo miglior dato stagionale in termini di presenze. In Lega Pro, solo i derby riescono ad attirare più tifosi (nel girone A il record di presenze stagionali si è avuto in Lucchese-Pisa: 4434 spettatori). Discorso diverso per le partite in casa: la Juventus U23 registra una media di 563 spettatori, solo Arzachena, Gozzano, Cuneo, Albissola e Pro Piacenza hanno fatto peggio. I motivi? La contemporaneità delle partite delle due Juventus e il fatto che l’Under 23, in casa, giochi ad Alessandria.

All’alba della fine del girone di andata, la Juventus U23 è quattordicesima. Analizzando i numeri, si nota come la Juventus paghi un pessimo rendimento esterno: 7 punti in otto trasferte, 5 gol segnati e 12 subiti. È sicuramente questo il segnale più evidente delle difficoltà che stanno incontrando i giovani bianconeri: in Lega Pro non ci sono campi “facili”, il risultato va conquistato con le unghie e con i denti.       Dal punto di vista dei risultati il bicchiere sembrerebbe mezzo vuoto, ma ci sono segnali incoraggianti. Li ha sottolineati Mauro Zironelli, il tecnico bianconero dopo lo 0-0 con il Gozzano. «È stata la miglior Juve della stagione, è la terza volta nelle ultime quattro partite che non subiamo gol: stiamo prendendo solidità, ed è quello che ricercavo da molto tempo». Il passaggio più significativo dell’analisi post gara riassume il significato del progetto delle squadre B: «A me interessa la crescita dei ragazzi, non dobbiamo guardare al campionato. Dobbiamo guardare il fatto che loro si convincano e si rendano conto di progredire». Una bolla, nel professionismo, in cui poter pensare meno al risultato e più al gioco. Discorsi che circolano per lo più nei settori giovanili.

La rosa è formata, come da regolamento, quasi interamente da under 23. La media anagrafica è di 21,2 anni. Ci sono comunque dei fuori-quota, per dare esperienza a un gruppo che ne ha inevitabilmente poca. Si tratta di Timothy Nocchi (portiere, classe 1990), Raffaele Alcibiade (difensore, anche lui del ’90), Simone Emmanuello (centrocampista del ’94) e Lorenzo Del Prete (difensore, compirà 33 anni a gennaio, arruolato dal club a ottobre). La particolarità è che tutti sono cresciuti nelle giovanili della Juventus, ma senza mai esordire in prima squadra.

Oltre a loro, tanti giovani di belle speranze. Qualcuno è nel giro delle nazionali maggiori come Alessandro Busti, portiere del 2000 che a ottobre ha esordito con il Canada, e Grigoris Kastanos, che vanta 19 presenze (un gol) con il Cipro. Tutti gli altri orbitano comunque intorno alle varie selezioni giovanili, soprattutto nell’Under 19 del ct Federico Guidi. Compreso Gianmaria Zanandrea, il centrale difensivo che dopo le belle prestazioni durante l’Europeo di categoria è stato promosso, insieme al ct Paolo Nicolato (l’uomo del miracolo Chievo scudettato, versione Primavera), nell’Under 20. L’unico ad aver sinora conquistato una convocazione nell’Under 21 (ma senza esordire) è Mattia Del Favero. Per molti un predestinato, a 17 anni si è seduto sulla panchina della Juventus A, ammirando da vicino il suo idolo Gianluigi Buffon. Oggi, il suo preparatore è Cristiano Lupatelli. Grande attesa nel vedere all’opera due ventenni: il centrocampista Idrissa Toure, in prestito dal Werder Brema ma frenato da diversi problemi agli adduttori, e l’attaccante Stephy Mavididi, acquistato dall’Arsenal. Riflettori poi su Matheus Pereira, il numero 10 di proprietà della Juventus, cresciuto nel Corinthians e portato in Italia dall’Empoli nel 2016. Con la maglia azzurra ha esordito in A, giocando 5 minuti contro il Pescara. È il capocannoniere della squadra con 5 reti, insieme all’attaccante Cristian Bunino, in prestito proprio dal Pescara.

Il progetto dedicato alle squadre B continuerà e raccoglierà sempre più adesioni. La Juventus ha smosso le acque e non stupisce che sia stata proprio lei a farlo. Ogni anno i club che disputano la Champions League devono compilare una lista dei 23 calciatori che potranno giocarla: quattro slot sono destinati ai giovani cresciuti nel settore giovanile. Per anni, i bianconeri ne hanno riempiti solo due, scrivendo i nomi di Pinsoglio e Marchisio. L’obiettivo è che, tra qualche anno, i club italiani abbiano l’imbarazzo della scelta. Per puntare alla Champions, certo, ma anche per costruire una grande Nazionale. Nelle prossime settimane si terrà un incontro tra la Juventus e tutti i club di Lega Pro per una riflessione sulle seconde squadre, sui punti di forza e sulle criticità. L’invito è stato esteso al presidente Andrea Agnelli (che ha assicurato la sua presenza), ma anche a tutti i suoi omologhi delle società di Serie A.