Diventare Stefano Sturaro

L’ascesa del nuovo centrocampista juventino, che ha stupito tutti nella sfida con il Real Madrid. Tra forza di volontà e qualche battuta di pesca.
di Francesco Paolo Giordano 06 Maggio 2015 alle 18:03

«Stefano era fermo da quasi un anno, si era sottoposto a una doppia operazione. Ma il calcio gli mancava troppo: così nel frattempo ha iniziato a fare il portiere. Anche con ottimi risultati». Nell’aneddoto raccontato dal padre Roberto, c’è già molto di Stefano Sturaro. C’è la voglia di stare in campo a tutti i costi. Il dinamismo, la furia agonistica. Quella che ti spinge, ad esempio, a evitare il gol a botta sicura di James Rodríguez, in una semifinale di Champions. Allegri lo ha lanciato nello stupore generale, lui che in Europa aveva giocato spiccioli di gara nell’andata contro il Monaco. Tre minuti in tutto. Poi un posto da titolare contro il Real: «Per un ragazzo giovane come me potrebbe essere magari difficile affrontare delle gare così, però l’incoscienza mi ha dato una mano a non pensare a niente e ad andare in campo come faccio sempre», ha detto il giorno dopo la partita. E quando gli domandano se c’è incoscienza anche sul salvataggio su James, risponde: «No, questo è crederci fino alla fine». Impregnato di filosofia Juventus, anche se è una matricola tra i bianconeri, dove è arrivato dal Genoa nel mercato invernale.

Il salvataggio su James nell’andata della semifinale di Champions League

C’è il suo piede a deviare in modo decisivo il colpo di testa di James sulla traversa. E a scongiurare, sul punteggio di 1-1, il controsorpasso del Real. Lo stesso piede che gli aveva provocato dolori così forti da credere che non avrebbe più potuto giocare. «Aveva un osso soprannumerario in entrambi i piedi, ogni volta che finiva di allenarsi zoppicava, i piedi gli facevano male. Ho chiesto consiglio a un collega mio amico, alla fine abbiamo deciso che si sarebbe operato», ricorda papà Roberto. All’epoca, Sturaro giocava nelle giovanili della Sanremese, la squadra della sua città. Ma a 15 anni, quando fa ancora il difensore centrale, lo chiama il Genoa: Michele Sbravati, responsabile del settore giovanile dei rossoblù, lo nota e lo porta con sè, insieme al fratello Fabio. Genova non è lontanissima da casa, ma per un adolescente è sempre difficile fare un salto di questo tipo: a volte avvertiva troppo la nostalgia, e Sbravati gli stava vicino, come un secondo padre. «Mi ha aiutato ad andare avanti e a non mollare». Però la voglia o ce l’hai o non ce l’hai. Mentre suo fratello Fabio, che oggi gioca in D nel Cuneo, ha scelto di lasciare Genova, Stefano ha resistito. È ancora il padre a sottolinearlo: «Ha una grande determinazione, una grande voglia di arrivare, un grande spirito di sacrificio. A quei livelli sono doti fondamentali. Non è facile andare via di casa quando sei un ragazzino, Stefano ha superato i momenti difficili ed è arrivato dove è adesso. Al Genoa è andato insieme a Fabio, poi però Fabio decise di tornare a casa perché non resisteva lontano dalla famiglia. Stefano è stato più determinato, ognuno ha la sua storia».

Il primo gol di Sturaro in Serie A: è il 2 marzo 2014, il Genoa batte 2-0 il Catania e Sturaro segna la seconda rete dei rossoblù

Un’altra cosa che è stata a lungo evidenziata di Sturaro è la sua maturità: a 22 anni, sembra già un veterano. Forse perché ha già incontrato sulla sua strada un percorso accidentato: «A Modena, dove ero andato in prestito, persi fiducia per gli infortuni e i lunghi mesi senza giocare». Quando arrivò alla Juve, Allegri disse: «È un giocatore molto più grande dei suoi anni». E pensare che non era convintissimo di trasferirsi in bianconero. Un anno fa, confessò di voler rimanere a Genova. Non in spregio alla Juventus, ma perché troppo innamorato del rossoblù, nonostante una simpatia per l’Inter da bambino. «Al cuore non si comanda», scrive lo scorso giugno su Twitter. Ma poi capisce quanto l’occasione sia ghiotta: in estate il passaggio alla Juve si fa per 5,5 milioni di euro più bonus, ma con la prospettiva di rimanere al Genoa ancora per una stagione.

In realtà, la Juve lo chiama già a gennaio per rimpolpare il suo centrocampo. Sturaro lascia Genova con un quasi gol: nella sfida contro la Fiorentina, è suo il tiro che va a sbattere prima contro il palo e poi sulla testa di Tatarusanu, che fa rotolare il pallone in rete.

L’ultima apparizione con la maglia del Genoa: il gol è propiziato da un suo tiro

Nella Juve, all’inizio, le partite le guarda unicamente dalla panchina. Poi si fa notare per il grande impegno che ci mette in allenamento e Allegri gli offre una chance: nelle ultime otto di campionato, è partito titolare per sei volte. La sua cultura del lavoro è ferrea: non è uno che passa molto tempo in vacanza, preferisce allenarsi durante il tempo libero. E quando non è sul campo, si dedica alla pesca: «Mi piace andare a pescare perché mi trasmette tranquillità e mi diverte. Due estati fa, in barca, presi anche un tonno da sessanta chili». L’altra sua passione è il football americano: «Al Superbowl 2013 ho visto Peyton Manning, uno dei quarterback migliori di sempre, e mi ha impressionato molto. È un esempio anche per me per la leadership, l’esperienza». Gigi Di Biagio, suo allenatore nell’Under 21, lo definisce così: «È un giocatore aggressivo, un Gattuso. Ha molta corsa, grande carattere. E poi buona tecnica, vede bene il gioco. Inoltre è duttile: un giocatore universale, adatto a giocare in un centrocampo a tre, a quattro, a cinque. Anche a livello umano è un ottimo ragazzo: professionista serio che dà sempre il massimo».

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