L’incubo familiare di Adebayor

L'attaccante del Tottenham ha denunciato anni di conflitti con la famiglia: dai tanti soldi regalati alle continue liti
di Redazione Undici 06 Maggio 2015 alle 14:29

Emmanuel Adebayor, attaccante togolese del Tottenham, si è sfogato su un lungo post su Facebook, in cui ha raccontato il rapporto complicato con la famiglia: le continue richieste di soldi, i rapporti tesi, le dicerie. Un universo complicato e oscuro che ha influito sulla stagione di Adebayor: quest’anno ha giocato appena 17 volte, con soli due gol segnati. Nello scorso inverno, il Tottenham ha concesso ad Adebayor delle vacanze extra per permettergli di tornare in patria e risolvere i suoi guai. «È nel suo Paese per sistemare delle faccende personali. Spero che risolva i suoi problemi e che faccia chiarezza nella sua testa», disse allora il tecnico degli Spurs Mauricio Pochettino. Tra l’altro, Adebayor accusò sua madre di essere una strega e di aver praticato della magia nera per rovinargli la carriera.

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«Ho tenuto per me queste vicende per tanto tempo, ma penso che oggi ne valga la pena condividerle. So che gli affari di famiglia vanno mantenuti privati e non manifestati in pubblico, ma lo faccio nella speranza che le famiglie possano imparare da quello che è successo nella mia.

Quando avevo 17 anni, con i primi stipendi da calciatore, feci costruire una casa per la mia famiglia, assicurandomi che fossero al sicuro. Come sapete, ho ricevuto il premio di Giocatore africano nel 2008, portando mia madre sul palco per ringraziarla di tutto. Nello stesso anno, l’ho accompagnata a Londra per una serie di visite mediche. Quando nacque mia figlia, chiamai mia madre, ma lei riattaccò subito perché non voleva saperne niente. Qualcuno disse che avremmo dovuto consultare T. B. Joshua (un pastore evangelista nigeriano): nel 2013, mandai soldi a mia madre perché andasse in Nigeria a consultarlo. Avrebbe dovuto rimanerci per una settimana, in realtà due giorni dopo qualcuno mi chiamò per dirmi che se n’era andata. Al di là di questo, le ho dato un sacco di soldi perché potesse aprire un negozio di biscotti o altre cose. Le ho permesso di sfruttare il mio nome e la mia immagine perché potesse vendere di più. Cos’altro potrebbe fare un figlio per supportare la sua famiglia?

Un paio di anni fa, ho comprato casa in Ghana, a East Lagon, per 1,2 milioni di dollari. Mi venne spontaneo lasciarla a Yabo, la mia sorella maggiore. Ho dato il via libera perché ci vivesse anche il mio fratellastro Daniel. Qualche mese più tardi, mentre ero in vacanza, decisi di andarci e scoprii, con grande sorpresa, che mia sorella aveva affittato la casa senza avermelo detto. Aveva anche cacciato Daniel, anche se la casa aveva 15 stanze. Quando l’ho chiamata per chiederle spiegazioni, mi ha tenuto al telefono per 30 minuti per insultarmi. Ho chiamato mia madre per informarla della situazione e lei ha reagito allo stesso modo di mia sorella. La stessa sorella che mi apostrofa di essere un ingrato. Chiedetele dell’auto che guida o di quello che vende al giorno d’oggi.

Mio fratello Kola vive in Germania da 25 anni. Per quattro volte è tornato a casa, a mie spese. Copro interamente i costi dell’istruzione dei suoi figli. Quando ero a Monaco, mi chiese dei soldi per aprire un’impresa. Dio sa quanti gliene ho dati. Dov’è quell’attività? Quando morì mio fratello Peter, mandai a Kola una gran quantità di soldi così che potesse tornare a casa. Non è mai tornato. E oggi proprio Kola insinua che io sarei coinvolto nella morte di Peter. È lo stesso fratello che ha raccontato invenzioni sulla mia famiglia al Sun per racimolare qualche soldo. Quando giocavo a Madrid ha anche mandato una lettera alla società per convincerli a scaricarmi.

Quando ero a Monaco, pensavo che sarebbe stato bello avere una famiglia di calciatori. Così ho mandato mio fratello Rotimi in una scuola calcio francese. In pochi mesi, rubò 21 telefoni cellulari su 27 giocatori.

Non dirò niente su mio fratello Peter perché non è più tra noi. Possa riposare in pace. Ero in Ghana quando venni a conoscenza del fatto che era molto malato. Guidai il più velocemente possibile verso il Togo per incontrarlo e aiutarlo. Quando arrivai, mia madre disse che non potevo vederlo: le avrei dovuto dare dei soldi e lei avrebbe risolto tutto. Solo Dio sa quanti soldi le diedi quel giorno. La gente dice che non ho fatto niente per salvare mio fratello. Sono un pazzo a guidare due ore verso il Togo per niente?

Nel 2005, ho riunito tutta la famiglia per risolvere le nostre questioni. Quando ho chiesto la loro opinione, mi hanno detto che avrei dovuto far costruire una casa a testa e che avrei dovuto garantire uno stipendio mensile a ciascuno di loro. Oggi sono ancora vivo e loro già si sono spartiti le mie proprietà, nel caso morissi. Per questi motivi, ho impiegato tanto tempo per creare la mia fondazione in Africa. Ogni volta che avevo intenzione di aiutare le persone in difficoltà, loro mi dicevano che era una pessima idea.

Il motivo per cui ho scritto queste cose non è esporre la mia famiglia, ma solo far sì che le altre famiglie africane imparino da tutto questo».

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