Calcio

Dopo l'Heysel

Il Taylor Report, la ricerca che cambiò per sempre il calcio inglese, studiata dopo Heysel e Hillsborough. Cosa conteneva, e perché fu così rivoluzionario.

La bomba carta è stata lanciata dagli ultras bianconeri, no sono stati i tifosi del Torino che la stavano confezionando ed è esplosa. Servono pene severe, un giudice in ogni stadio, ma chi fa i controlli agli ingressi? Non fanno entrare un tappo di una bottiglietta d’acqua, mentre le bombe carta sì? Sarebbe da pazzi portare ora i bambini allo stadio. In Inghilterra non succederebbe.

Questa è la valanga di pareri in cui ci si imbatte oggi sui social, in televisione, sui giornali, in merito ai fatti accaduti prima e durante il derby di Torino di domenica 26 aprile 2015. Una gran confusione, contornata da una fiera di luoghi comuni, che, periodicamente, tornano alla ribalta non appena ci si accorge che ci sono dei problemi dentro e fuori gli stadi del nostro paese. Ciò che più ha colpito chi scrive è il riferimento al calcio d’oltremanica, usato come modello perfetto a cui riferirsi per poter cambiare il calcio anche in Italia. C’è quasi una perversione nel guardare alle best practices fuori dal nostro Paese, dirlo («In Inghilterra non succederebbe», o anche «Ma il calcio tedesco, quello sì che funziona»), e poi immergere nuovamente la testa dentro la sabbia senza voler approfondire i motivi che hanno portato questi Paesi a diventare modelli, fermandoci quindi solo alla lamentela esterofila.

Eppure, è vero, in Inghilterra difficilmente si vedrebbero scene come quelle di questo week end, questo non perché «c’è un giudice in ogni stadio», ma perché hanno saputo guardare e studiare la loro storia senza fare la caccia all’uomo, senza fare la caccia al tifoso. Proprio in questi mesi cade il venticinquesimo anniversario della consegna alla Camera dei Lord inglesi del Final Report sul The Hillsborough Stadium Disaster redatto da Lord Justice Taylor, l’uomo che ha davvero cambiato il calcio in Inghilterra e a cui bisognerebbe guardare senza fermarsi al luogo comune.

Football Hooligans

Il Taylor Report non è nato da un giorno all’altro, ma è stato frutto di un percorso doloroso, di episodi drammatici che devono essere ripercorsi per comprendere come si sono trovate soluzioni efficaci. La finale di Coppa dei Campioni del 1975 vede la nascita del fenomeno dell’hooliganismo: al termine di Leeds – Bayern Monaco i tifosi inglesi distruggono gli spalti del Parco dei Principi di Parigi. Sono poi tre i casi negli anni ’80, culminanti con la tragedia di Hillsborough, a costringere gli inglesi a prendere sul serio il problema della violenza negli stadi. Nel maggio 1985 lo stadio di Bradford, interamente costruito in legno, prende fuoco, la polizia sbaglia nel gestire l’evacuazione dell’impianto e 56 persone restano uccise, 265 quelle ferite. Qualche giorno dopo Bradford, il disastro dell’Heysel che pone sotto gli occhi di tutta Europa il problema della furia dei tifosi inglesi. Passano quattro anni, e ancora nulla è cambiato fino al 15 aprile 1989 quando, nello stadio di Hillsborough, 96 tra uomini, donne e bambini, perdono la vita a causa di una sbagliata gestione dell’afflusso in ingresso. Questo è il punto di non ritorno per la storia del calcio.

Subito dopo questi fatti, il governo incarica il giudice Taylor di redigere un rapporto con a tema ciò che è successo a Hillsborough, ma soprattutto con la richiesta di un giudizio sulla situazione del calcio inglese e delle possibili soluzioni da adottare per uscire da uno stato di crisi devastante. Taylor non sa niente di calcio, non è tifoso, può studiare la situazione dall’esterno e lo fa tenendo conto che il mondo sta cambiando: le innovazioni tecnologiche di fine anni ‘80 possono essere usate per migliorare il calcio. Ciò che più colpisce nel lavoro di Taylor, strutturato in 5 parti distinte, è l’individuazione dei responsabili della situazione calcistica inglese. Ci si aspetterebbe che il primo responsabile fosse l’hooligan e basta, o almeno in Italia forse funzionerebbe così, invece vengono coinvolti tutti gli stakeholder del calcio: i presidenti dei club che non avevano fatto nulla per stimolare il pubblico ad andare allo stadio in sicurezza (donne, bambini, anziani, non bianchi); i giocatori, visti come molto arroganti, che quindi creavano solo più tensione in chi guarda il match; i Comuni che non avevano investito a sufficienza per rendere sicure le zone degli stadi; ma anche i giornalisti che mostravano tutti gli atti di violenza senza filtrare i contenuti; poi la polizia che in certe situazioni si era mostrata inefficiente e infine ovviamente i tifosi violenti: per Taylor è impensabile poter anche solo pensare che esistessero ancora luoghi di non diritto.

Il modello che Taylor indica al calcio è innanzitutto quello delle tre S, per quanto riguarda l’impiantistica: Safer, Smaller, Softer

Peter Taylor, una volta individuati i responsabili, inizia a viaggiare per l’Inghilterra e per l’Europa per studiare la situazione effettiva degli stadi all’epoca. Gli impianti inglesi erano oramai diventati luoghi di topofobia (ovvero luogo in cui si ha paura di stare, ma anche solo di avvicinarsi), avevano bisogno di essere completamente ristrutturati. Il giudice passa anche per la Penisola, dove resta favorevolmente impressionato dalla condizione degli impianti (bei tempi): «In Italia con l’imminenza della Coppa del Mondo del 1990 il progresso degli impianti si è velocizzato notevolmente». Il modello che Lord Justice indica al calcio inglese per ripartire è innanzitutto quello delle tre S per quel che riguarda l’impiantistica: Safer, Smaller, Softer (più sicuro, più piccolo, più comodo). Per il concetto di Safer, Taylor comprende che la prima soluzione è quella che gli stadi diventino all-seated, solo con posti a sedere; che questi posti a sedere siano sotto controllo di un sistema di videosorveglianza interna (ecco il collegamento con le nuove tecnologie), che deve essere messo in dotazione a tutti gli impianti inglesi entro un anno dalla stesura del rapporto. Chi compie atti di violenza viene processato per direttissima, e ogni stadio deve essere dotato di un luogo per la custodia cautelare del tifoso violento. In più è richiesta la presenza di un giudice nell’impianto il giorno delle partite. La polizia deve allontanarsi dagli stadi e gli steward devono essere investiti del potere di arrestare. È dovere poi dei club smantellare le barriere di protezione entro tre anni. La certificazione di sicurezza dovrà essere rinnovata periodicamente dopo aver subito controlli mirati agli impianti. L’altra intuizione di questo giudice inglese, che come una bomba atomica si è lanciato sul calcio con il solo scopo di migliorarlo, è quella di diversificare il pubblico negli stadi: se i tifosi sono aggressivi, facciamo in modo di iniziare a fare entrare quei tifosi che violenti non sono. Come? In maniera molto semplice: tutti gli stadi devono avere settori per le famiglie dove portare donne e bambini. Uno potrebbe dire che è la scoperta dell’acqua calda, ma quanti stadi in Italia sono attenti a queste situazioni? Numerose sono poi le ulteriori indicazioni sullo stadio che Peter Taylor suggerisce nel suo report: tra le tante, si possono citare l’assoluto divieto della vendita di alcolici nei pressi degli impianti, e la richiesta che la vendita dei biglietti sia «la più chiara possibile» (ecco un sorriso amaro sulle labbra di chi scrive, e forse di chi legge, al pensiero di come i biglietti sono venduti in Italia).

Football Hooligans

Tuttavia, la portata storica di questo report non termina solo con indicazioni pratiche: il giudice Taylor accusa la FA di «poor leadership», di avere una leadership debole. Novantadue squadre sotto l’egida della sola Football Association sono eccessive, la situazione è fuori controllo. Da qui l’idea di una nuova lega che riunisca le squadre solo della prima divisione, dove però anche la FA ha diritto di voto e, per alcuni casi, di veto. Ecco i prodromi della Premier League, di un nuovo campionato alla stregua dei migliori campionati del mondo che stimoli investimenti in giocatori ed impianti.

Non una caccia al tifoso, ma della decisione di trattare chi va allo stadio come un cliente e non come un animale

Il compito di Lord Justice Peter Taylor termina (il report è molto corposo, quelli indicati sopra sono i passaggi fondamentali e sufficienti). Successivamente tornerà ad occuparsi di tutt’altro che non sia calcio, eppure grazie alle sue direttive il virus che stava piano piano uccidendo lo sport nato nella sua terra è stata debellata. Le basi per il futuro del calcio inglese sono state gettate: da lì ad un paio d’anni la creazione effettiva della Premier League, l’abbattimento delle barriere negli stadi, la nascita di Sky Tv e il conseguente ingresso dei guadagni broadcasting nei fatturati dei club, la nascita della National Lottery, lotteria cui parte dei ricavi saranno destinati alle squadre di calcio per la ristrutturazione degli stadi e la candidatura ad ospitare Euro ’96 con un messaggio chiaro per l’UEFA: dateci una mano, fateci ospitare gli Europei e vedrete come possiamo cambiare in meglio. Certo, il calcio inglese presenta ancora alcuni problemi come quello dell’hooliganismo al seguito della Nazionale e di alcuni episodi di violenza fuori dagli stadi (di cui però si sa poco: i media non sono soliti trattarli con la stessa attenzione cui siamo abituati in Italia).

Quello che colpisce è che le soluzioni proposte non sono frutto di sterili ragionamenti a tavolino, ma di studio approfondito della materia; non di una caccia al tifoso, ma della decisione di trattare chi va allo stadio come un cliente e non come un animale, che lo stadio si trasformi da luogo di topofobia a luogo di topofilia. Perciò no, non basta “un giudice per ogni stadio”, occorre sì un modello inglese. Che non è un modello di divieti, a differenza di quello che si pensa, ma purtroppo questo non basta proclamarlo. Eppure la UEFA ha di recente pubblicato la Guida agli stadi di qualità, dove c’è tutto lo scibile per migliorare la situazione degli impianti che ospitano il calcio. La FIGC si è presa anche la responsabilità di tradurla e di fornirne una copia a tutti gli stakeholder. Minuscoli segnali di voler cambiare.

Una postilla, tra il divertente e l’amaro. C’è una soluzione proposta da Taylor che però non venne adottata dal calcio inglese in quanto ritenuta limitante la libertà altrui: la creazione di una tessera del tifoso.

 

Tutte le immagini via Getty Images

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