L’Argentina del futuro

Correa, Dybala, Kranevitter: un focus sui talenti più interessanti dell'Albiceleste, da poco nel giro della Nazionale maggiore.
di Redazione Undici 17 Novembre 2015 alle 14:12

Classe ’95 Correa, ’93 Dybala e Kranevitter. Sono i tre nuovi calciatori dell’Argentina, quelli che “El Tata” Martino ha convocato per gli ultimi impegni della Nazionale. Nei prossimi anni, ne sentiremo parlare sempre di più. Conosciamoli meglio.

Ángel Correa

Ángel Correa debutta con la Selección argentina lo scorso 5 settembre, in un’amichevole contro la Bolivia. Entra in campo all’81’ al posto di Lavezzi, e il primo pallone che tocca con la maglia dell’Albiceleste lo infila in rete. Kranevitter lo serve in profondità e lui riceve poco fuori l’area di rigore. Potrebbe controllare il pallone, magari avanzando per avere maggiore specchio di porta. Invece tira di prima intenzione, con l’interno, sorprendendo il portiere avversario sul primo palo. È il gol del definitivo 7-0 per l’Argentina.

Nella sua prima rete con la Selección c’è molto di Correa. C’è una grande qualità tecnica, dote indispensabile per emergere nel panorama argentino. C’è una straordinaria confidenza, nel momento in cui evita di aggiustarsi la palla, sicuro di piazzarla dove vuole. C’è, in particolare, la capacità di anticipare le contromosse dell’avversario: quando calcia di prima intenzione, il portiere boliviano non se lo aspetta, e infatti non va giù per respingere il pallone. La posa semi-inginocchiata di Vaca è il tributo all’imprevedibilità di Correa.

Il debutto di Correa con l’Albiceleste: è suo il gol del 7-0 alla Bolivia

Per la sua facilità di dribbling, la sua rapidità, la bravura nel disimpegnarsi in tutti i ruoli dell’attacco, Ángel Correa viene paragonato spesso a Sergio Agüero. Ne sta condividendo anche il percorso europeo: come l’attaccante del City, Correa ha scelto l’Atlético Madrid per il salto transoceanico. Ci è arrivato a 19 anni, dopo aver sempre giocato nel San Lorenzo, dove nell’ultimo anno ha vinto, da protagonista, la Libertadores. A inizio anno, invece, vince il torneo Sudamericano Under 20: nella manifestazione che premia Giovanni Simeone, figlio del Cholo, capocannoniere con nove reti, Correa viene nominato miglior giocatore. Forse consigliato dal figlio, a partire da questa stagione Simeone lo fa giocare con continuità tra i colchoneros, dove viene schierato perlopiù come esterno d’attacco. Realizza il primo gol con la maglia rojiblanca a settembre contro l’Eibar, ed è un altro gol da incorniciare: con una finta manda a vuoto due giocatori, prima di calciare a rete.

Il primo gol con la maglia dell’Atlético Madrid

Oggi, a 20 anni, Correa è la miglior garanzia per il futuro dell’attacco dell’Albiceleste. E pensare che lo scorso luglio gli era stato diagnosticato un tumore cardiaco. Operato d’urgenza, l’argentino si è ristabilito in pochi mesi: «Mi dicevano che era difficile che potessi tornare a giocare. Ma io, fin dal giorno in cui mi operarono, non facevo che pensare a tornare su un campo di calcio».

Le migliori giocate con la maglia del San Lorenzo

Paulo Dybala

Finora ha giocato con l’Albiceleste appena 24 minuti, ma il fatto che Martino lo abbia inserito nella mischia per cercare di vincere, contro Paraguay e Brasile, la dice lunga sulla fiducia riposta dal ct nello juventino. Decisamente più punta di Correa, Dybala ha una concorrenza spropositata in attacco. Però nessuno, in Argentina, vuole snobbarlo: perché è un giocatore completo, con mezzi balistici notevoli, e sei gol nei primi mesi in bianconero, miglior marcatore della squadra, non possono mentire. Addirittura, Martino, nelle convocazioni di ottobre contro Ecuador e Paraguay, lo ha preferito a Higuaín, finendo per lasciare a casa il napoletano: «Con Agüero e Tévez, ho preferito convocare Dybala. Può giocare da nove oppure dietro la punta».

13 ottobre 2015, Paulo Dybala debutta con la Nazionale argentina

La poliedricità offensiva di Dybala è uno dei suoi punti a favore: giocava da prima punta nei suoi inizi di carriera, spostandosi poi progressivamente più lontano dall’area di rigore. Questo per esaltare la sua velocità e la sua straordinaria efficacia nel dribbling. L’altro aspetto fondamentale è la precocità: non è un giocatore che ama perder tempo, ma riesce subito a lasciare il segno. Gli basta una stagione con la prima squadra dell’Instituto Córdoba per imporsi all’attenzione del calcio mondiale, quando realizza 17 gol e pure due triplette. Così, alla Juve, va già in gol al debutto, nel match di Supercoppa italiana contro la Lazio.

I primi mesi di Dybala da juventino

La Joya oggi gode di un maggior consenso rispetto a due coetanei classe ’93 come Vietto e Icardi: nelle gerarchie di Martino, è lui il nuovo “nueve” dell’Albiceleste.

Matías Kranevitter

Kranevitter ha il “senso” del fútbol. Riesce ad afferrarne il battito cardiaco: i tempi delle giocate, il senso della posizione, la misura dei passaggi. Dicono che sia il nuovo Mascherano, è più di Mascherano: perché alla capacità di fare da schermo davanti alla difesa abbina una qualità tecnica importante e una visione di gioco non comune. Il saper dare equilibrio è la sua dote più preziosa: l’Argentina ha in casa uno dei giocatori più preziosi del futuro.

È raro che sbagli un passaggio, così come è raro sbagli una prestazione: da quando l’ha convocato con la Nazionale maggiore, Martino gli ha fatto già disputare due gare per intero: il 7-0 alla Bolivia in amichevole e lo 0-0 contro il Paraguay, valevole per le qualificazioni ai Mondiali 2018. Gioca nel River Plate, la squadra dove è cresciuto e dove ha vinto tutto nell’ultimo biennio, Libertadores compresa. Ma lo scorso agosto è diventato dell’Atlético Madrid, che ha preferito lasciarlo ancora un altro anno, in prestito, in Argentina.

Il “cinco” sulle spalle, è lui il padrone del centrocampo del River

A 22 anni, Kranevitter ha tranquillizzato un intero Paese: «Poco tempo fa l’addio di Mascherano alla Selección era un’incognita per tutti gli argentini», dice Martino. «Oggi credo che con Kranevitter abbiamo risolto questo problema». Enzo Francescoli ha detto di lui: «È un giocatore con un livello di gioco difficile da trovare. Quando la sua squadra ha il possesso di palla, sta già pensando a cosa fare quando la perderà. È un segno di grande intelligenza».

 

Nell’immagine di testata, Correa e Tévez durante l’amichevole tra Argentina e Bolivia del settembre 2015. Scott Halleran/Getty Images
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