Calcio

Le stelle di Crotone

Stasera, con un pareggio, il Crotone è in Serie A: da qui passano, ogni stagione, giovani che diventano puntualmente calciatori di successo.

CROTONE, ITALY - MARCH 20: Players of Crotone celebrate during the Serie B match between FC Crotone and Pescara Calcio at Stadio Comunale Ezio Scida on March 20, 2016 in Crotone, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Alessandro Florenzi, Federico Bernardeschi, Danilo Cataldi, Graziano Pellè, Nicola Sansone, ad esempio. Metteteli insieme e sono già l’ossatura di una squadra bella, giovane. Italiani con un bel presente e un futuro garantito. Tutte promesse mantenute. Quasi una nazionale in fieri, alcuni già convocati, anche punti fermi, altri vicini all’azzurro dei grandi. È probabile che un giorno tutti questi talenti giocheranno insieme, e quel giorno, oltre a essere bello per chi si siederà dalla parte dello spettatore, sarà anche il momento in cui questi giocatori parleranno tra loro. E potrebbero parlare del mare di Crotone o di una bellezza naturale che hanno imparato ad ammirare mentre giocavano a pallone. Perché hanno tutti giocato qui, a est della Calabria, dove si può dissertare di Pitagora e della Magna Grecia, cantare una canzone di Rino Gaetano oppure sognare la Serie A.

Crotone è un segreto bello: i giovani migliori, negli ultimi anni, si sono formati da queste parti. In una sorta di squadra B dell’impero, a cui affidare il talento per essere sicuri che venga allevato nel modo migliore, che abbia mani sagge a plasmarlo e ambiente sano ad accudirlo. Arrivano giovani e promettenti, escono pronti per avventure più grandi: una catena di montaggio che non conosce interruzioni. E che non degrada il Crotone a “tappa” povera della carriera e nemmeno rende debole una squadra che invece in B ha vissuto sempre bene e ora guarda al piano di sopra.

MILAN, ITALY - DECEMBER 01: The FC Crotone fans show their support before the TIM Cup match between AC Milan and FC Crotone at Stadio Giuseppe Meazza on December 1, 2015 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)
I tifosi del Crotone durante il match di Coppa Italia contro il Milan a San Siro (Marco Luzzani/Getty Images)

È una storia di programmazione, astuzia, cura dei dettagli, coraggio. Perché a pensare in grande si può arrivare creandosi prima basi solide e credibilità. Senza aver paura di smontare e rimontare la squadra quasi ogni anno, quando i giovani allevati tornano alla base e bisogna pescarne ancora, guardando nei vivai altrui per valorizzare un patrimonio che poi è di tutti. Per sillogismo, il Crotone è patrimonio di tutti. Un modello, quello che vince e ambisce avendo una squadra che non arriva ai 25 anni di età media e un valore della rosa (poco più di 10 milioni di euro secondo il sito Transfermarkt) inferiore a un terzo dell’altra grande candidata alla Serie A, il Cagliari (vicino ai 40 milioni). Qui il calcio non è ancora un business, ma una sorta di famiglia allargata. Si fanno i conti come in casa, non si spende più di quanto si incassa e il risultato è che i soldi non mancano mai. Pure avere i campioncini è redditizio: Florenzi, ad esempio, fu preso in prestito per 250mila euro e riscattato dalla Roma per 1,25 milioni di euro.

CROTONE, ITALY - MARCH 20: Players of Crotone celebrate after winning the Serie B match between FC Crotone and Pescara Calcio at Stadio Comunale Ezio Scida on March 20, 2016 in Crotone, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)
I festeggiamenti dei calciatori del Crotone dopo aver battuto il Pescara all'Ezio Scida (M. Puglia/Getty Images)

Raffaele Vrenna, imprenditore nel campo dello smaltimento dei rifiuti, è il presidente, il fratello Gianni è l’amministratore delegato. Prima di loro c’era il “presidente grande”, Luigi, padre di entrambi (morto a giugno scorso). Il Crotone è il loro gioiello da oltre vent’anni (lo presero in Prima Categoria, appena rinato da un fallimento, nel 1993) e lo gestiscono con gelosia e calore. Vrenna è nello spogliatoio tutte le volte che può e, soprattutto, tutte le volte che serve: lo raccontano fermo ad ascoltare le vicende di ciascun giocatore e a dare consigli e pacche sulle spalle. Gioca a favore l’ambiente: a Crotone la squadra non ha pressioni, perché avere giovani è una scommessa divertente per tutti, anche per chi guarda e tifa. E per chi gioca, che poi magari torna: prendete Ivan Juric, da quest’anno allenatore della prima squadra dopo esserne stato giocatore, formatosi all’ombra di Gian Piero Gasperini che a sua volta era stato sulla panchina del Crotone e arrivava dalla Juve (perché qui si formano anche i nuovi allenatori).

Una delle partite più belle del Crotone in stagione: vittoria per 4-2 contro il Pescara

Juric, cresciuto a centrocampo e devoto dei Metallica (Kill 'Em All, disse a Rolling Stone, è il disco che gli ha cambiato la vita), del metal in genere e del 3-4-3, ha messo in campo una squadra che piace, costruita grazie alla fiducia che Giuseppe Ursino, direttore sportivo dal 1995, ha dai grandi club. Semplice, si dirà: qui i giovani che arrivano trovano spazio, ma non è stato subito facile essere convincenti, la diffidenza è stata vinta con i risultati. Con i ragazzi che tornano pronti per la Serie A e, nel frattempo, hanno resto pronto anche il Crotone. Che sta già adeguando lo stadio, continuando a non sbagliare un passo. E che intanto ne alleva altri: segnatevi Capezzi, Ricci, Yao, Budimir: sono le prossime stelle che da queste parti si appunteranno al petto.

 

Dal numero 8 di Undici. I giocatori del Crotone sotto la curva: hanno appena battuto il Pescara (Tullio M. Puglia/Getty Images)

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