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I quattro minuti in cui si fece la storia Nba

Riguardare, in sequenza, gli ultimi istanti di Warriors-Cavaliers, gara 7: l'equilibrio, la stoppata epica di LeBron, la tripla di Irving, la festa.

OAKLAND, CA - JUNE 19: Kyrie Irving #2 of the Cleveland Cavaliers shoots a three-point basket late in the fourth quarter against Stephen Curry #30 of the Golden State Warriors in Game 7 of the 2016 NBA Finals at ORACLE Arena on June 19, 2016 in Oakland, California. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Ezra Shaw/Getty Images)

“The best two words in sport: game seven”.

Firmato LeBron James, il giorno della vigilia.

Perché in 48 minuti si decide tutto, un’intera stagione di pallacanestro.

Sbagliato. è bastato meno, molto meno.

Steph Curry porta palla sul lato destro del campo. Trova in punta Draymond Green che — marcato da LeBron James — ribalta immediatamente per Klay Thompson. Thompson ha J.R. Smith addosso, accenna una finta di tiro, poi vede che Smith si sbilancia ingenuamente verso di lui e allora decide di batterlo in palleggio, puntando dritto al ferro. Arriva l’aiuto dell’altro Thompson, Tristan, in centro all’area, ma con la sinistra Klay alza solo un poco di più la parabola del suo sottomano, manda a sbattere la palla contro il tabellone e segna due punti in penetrazione.

Mancano 4:39 al suono della sirena finale.

Uno sguardo al tabellone dice Golden State Warriors 89, Cleveland Cavaliers 89. Parità.

Freeze! Qui la partita si ferma.

Non in senso reale — si continua a giocare, ovviamente — ma è come se le due squadre si paralizzassero, incapaci di eseguire, di segnare, di vincere. Bloccate.

LeBron James fa venti palleggi, nessun passaggio e un tiro: ferro [4:14].

Steph Curry neppure un palleggio ma subito un tiro, da tre punti: altro ferro [4:06].

James si trova davanti proprio Curry, cerca di attaccarlo spalle a canestro ma il tiro è sbilenco: fuori [3:41].

Allo stesso modo Klay Thompson si trova accoppiato con Kyrie Irving, pensa di poterlo battere dal palleggio ma finisce per rifugiarsi in un tiro in allontanamento: sbagliato [3:22].

James fa 24 palleggi, nessun passaggio e una penetrazione al ferro: stoppata da Andre Iguodala [3.00].

Che dall’altra parte riceve in angolo da Green e tira subito da tre punti: ferro [2:50].

Con un lob James trova Kevin Love al centro dell’area, marcato da Barnes: il tiro però è corto [2:32].

Dopo una discreta circolazione di palla Green ha un buon tiro, smarcato, da tre punti: lungo [2:13].

Kyrie Irving cerca di superare prima Thompson e poi Curry in penetrazione, ma la sua parabola, alta, non tocca neppure il ferro [1:55].

Golden State recupera il rimbalzo e scatta in contropiede: Iguodala la passa a Curry e corre in avanti, Curry la batte a terra per Iguodala che va su deciso per un sottomano. Dal nulla sbuca LeBron James in rimonta e gli inchioda il pallone sul tabellone, la più bella stoppata di tutte le finali Nba [1:50].

Poi, in attacco, si fa dare la palla e cerca di attaccare a centro area spalle a canestro Iguodala, ma il suo semigancio va corto [1:25].

Curry palleggia, punta Irving, fa un passo di arretramento e spara da tre punti: scheggia malamente il tabellone [1:14].

Irving riceve la rimessa da James, fa 14 palleggi e con gli ultimi va una volta in mezzo alle gambe, poi due, poi tre, prima di raccogliere il palleggio e scoccare una tripla cadendo leggermente di lato.

Epilogo Sono trascorsi tre minuti e quarantasei secondi dall’ultimo canestro, ma stavolta il pallone accarezza la retina e si insacca. Swish [0:53]. L’incantesimo è terminato. La parità spezzata. L’equilibrio infranto. Si ricomincia a giocare, coi Cavs avanti di tre sul 92-89 e quando Curry sbaglia la tripla del pareggio Cleveland ha un possesso che profuma di storia.

Finisce con Irving che attacca a tutta velocità il ferro prima di scaricare all’ultimo momento per LeBron James. James riceve. Vede che tra lui e il canestro c’è Draymond Green, che salta determinato a sbarrargli la strada. E decide che no, non gli importa. Non cerca di evitarlo. Non cerca di proteggersi dall’impatto col corpo del difensore. Salta. Va su. Sale e continua a salire. Porta la palla sulla mano destra e va per la schiacciata. Sa di potersi far male — potenzialmente anche molto male — nell’impatto. Ma sa anche che se segna la partita è finita, la stagione è finita, e termina anche più di mezzo secolo di attesa per la sua città, Cleveland, mai campione negli ultimi 52 anni.

L’impatto arriva. Duro. Tremendo. James piomba a terra violentemente e a terra rimane a lungo. Il suo polso destro sembra essergli rimasto sotto il corpo, le conseguenze possono essere rovinose. Sapeva benissimo che sarebbe potuto succedere. Ma fermarsi ora? Arrivati fin qui? A dieci secondi dal sogno? Neanche per idea. Anche a costo di farsi male. Di mettere a repentaglio la sua salute fisica. La sua carriera. Il suo futuro.

Im ready to accept the challenge sono pronto ad accettare la sfida — aveva scritto nella lettera aperta a Sports Illustrated con cui annunciava il suo ritorno a Cleveland.

Sbaglia il primo libero. Segna il secondo.

Im coming home.

Con il trofeo di campione Nba.

 

Nell'immagine in evidenza, Kyrie Irving segna il tiro da tre che indirizza la gara a favore di Cleveland (Ezra Shaw/Getty Images)


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