Metà portiere, metà centrocampista

Claudio Bravo, arrivato quest'estate su richiesta di Guardiola, è più di un semplice sweeper-keeper.
di Redazione Undici 19 Ottobre 2016 alle 15:38

Claudio Bravo non era la prima opzione di Pep Guardiola: per attitudine, età e qualità nel gioco con i piedi il tecnico avrebbe voluto portare al City Marc-André ter Stegen. Con il rifiuto del portiere tedesco, l’ex tecnico del Bayern Monaco ha virato sul numero uno cileno, per sfruttarne le qualità di gioco con i piedi. Un raffronto tra le abilità di Bravo e quelle di Joe Hart, suo predecessore nella porta del City, mostra come già prima dell’inizio della stagione il cileno avesse numeri superiori a quelli dell’inglese. Bravo aveva una precisione nei passaggi pari al 76,3% su 1694 effettuati, con una lunghezza media di 34,62 metri. Hart arrivava invece al 52%, con 1241 passaggi e 43,82 metri di lunghezza media. I numeri mostrano la preferenza di Bravo a giocare passaggi corti che aiutino l’inizio dell’azione. Nelle ultime tre stagioni ha superato i 1320 passaggi corti, numero cresciuto ulteriormente dall’arrivo a Manchester.

Nonostante un inizio complesso, che aveva messo in risalto il dato secondo cui Bravo era già stato il portiere in Liga a commettere il maggior numero di errori che aveva portato a gol avversari, il cileno ha immediatamente ripreso a giocare secondo i suoi standard. Nel gioco del City guidato da Guardiola, Bravo è deputato a dare il via alla costruzione dell’azione.

Celtic e Tottenham hanno provato ad arginare l’importanza di Bravo a inizio azione, pressando direttamente nell’area di rigore. Costringerlo a lanciare lungo è uno dei modi per evitare che la palla esca pulita verso i centrali, bloccando la costruzione degli uomini di Guardiola. In quattro gare di Premier League con il City (dati precedenti al pareggio interno con l’Everton) il portiere cileno ha fatto registrare il maggior numero di passaggi corti tra i giocatori non di movimento, 121 tocchi di cui soltanto uno sbagliato. La precisione di Bravo nell’appoggiarsi con un tocco ravvicinato ai compagni è del 99%, dato che scende drasticamente al 36% quando è costretto a lanciare lungo.

Bravo è molto più di un semplice sweeper-keeper, alla Lloris o alla Neuer, potremmo considerarlo un centrocampista in più. Mentre il portiere del Tottenham opera quasi da difensore aggiunto, presidiando la zona alle spalle della difesa alcuni metri fuori dalla propria area di rigore, il cileno viene utilizzato come primo step per la fase offensiva, fondamentale per muovere la palla da dietro verso i compagni in avanti.

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La pass map di Claudio Bravo contro lo Swansea. si nota come uscendo all’allungarsi della traiettoria dei passaggi questi diventino decisamente meno precisi

Secondo i dati raccolti in questo pezzo della Bbc, nelle quattro gare antecedenti la sfida con l’Everton Bravo ha ricevuto 127 passaggi dai propri compagni, per una media di 31 a gara. Joe Hart, ovviamente inserito in un contesto tattico differente in cui non veniva chiesto al portiere particolare predisposizione a giocare con i piedi, ne aveva ricevuti 303 in 35 partite. Lloris, che nella stagione 2015/16 era stato il portiere con il maggior numero di tocchi di piede tra i portieri, si fermava a una media di 14. Bravo ha visto crescere il numero di palloni toccati anche rispetto ai tempi di Barcellona, utilizzando comunque lo stesso tipo di approccio: il passaggio corto, appoggio preciso sul compagno, in verticale o orizzontale dipende da come si sviluppa la partita.

 

Nell’immagine in evidenza, Claudio Bravo gioca con i piedi durante la partita contro lo Swansea dello scorso 24 settembre (Stu Forster/Getty Images)
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