Calcio

Abbiccì – L'elastico

Esterno e interno, senza che la palla si stacchi dal piede: storia ed evoluzione del "flip flap", inventato da Rivelino o da un suo amico giapponese.

VILLARREAL, SPAIN - APRIL 22: Ronaldinho of Barcelona (R) tries to outwit Josico of Villarreal during the Primera Liga match between Villarreal and Barcelona at the Madrigal stadium on April 22, 2007 in Villarreal, Spain. (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

Elastico: è una finta con la quale un giocatore di calcio colpisce velocemente la palla prima con l’esterno, poi con l’interno, come fosse un colpo unico. A eccezione dei paesi latini è conosciuta con il nome di flip flap.  

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I baffi folti a manico come pensiamo di solito un motociclista su una Harley Davidson, i capelli ricci, la camiceta della Seleçao piena di sudore. Rivelino corre sulla fascia, con la palla attaccata ai piedi, così attaccata che sembra legata a un elastico, cosicché quando da fermo con una velocità impercettibile a volte all’occhio umano colpisce la palla di esterno sinistro e poi d’interno e all’avversario si spezzano le caviglie, come direbbero negli Stati Uniti, ci chiediamo se davvero non abbia una colla spalmata sugli scarpini.

Football, 1970 World Cup Final, Mexico City, Mexico, 21st June, 1970, Brazil 4 v Italy 1, Brazil's Rivelino on the ball faced by an Italian defender (Photo by Popperfoto/Getty Images)

Notoriamente l’inventore dell’elastico è considerato proprio lui, Roberto Rivellino detto Rivelino, di origini molisane, nato a San Paolo il 1 gennaio del 1946, cresciuto col futsal, come il calcio a cinque è chiamato in brasiliano. Probabilmente in quei campi più corti e stretti ha sviluppato quelle incredibili doti per il dribbling con le quali faceva impazzire gli avversari tra cui, in seguito, anche i calciatori  italiani.

Un elastico lo fece anche nella finale del Mondiale del 1970 vinta poi dai brasiliani per 4 a 1, il terzo della loro storia, che gli permise di portarsi a casa la coppa Rimet. Rivelino gioca con l’undici, sulla fascia sinistra aspetta il difensore italiano e poi velocemente con il piede sinistro fa un elastico che passa addirittura tra le gambe del numero dieci Mario Bertini che non sa più dove guardare e per cercare di fermarlo prova una falciata e poi un’altra che se avessero preso Rivelino l’avrebbe probabilmente abbattuto e spedito all’ospedale.

Fu il c.t. Mário Zagallo a spostarlo a sinistra in quel Mondiale, cercando di farlo giocare insieme a Jairzinho, Pelé e Tostão. In quel Mondiale Rive segnò tre gol e, dopo una punizione contro la Cecoslovacchia, per tutti divenne la Patada Atomica, data la potenza incredibile con la quale batteva questo fondamentale, tanto da spezzare, metaforicamente, i polsi ai portieri. Beckenbauer commentò: «Ero andato ad ammirare Pelè, mi rimase negli occhi Rivellino».

Nella sua carriera sono state due le squadre importanti per cui ha giocato, a cui ha dato tutto quello che aveva nelle gambe, e i cui tifosi ha fatto sbalordire e gioire numerose volte: Corinthians e Fluminense. E negli anni con le giovanili dei bianconeri con lui in squadra militava un giapponese brasiliano di cui non si parla spesso, ma che a sentire le parole di Rivelino è colui che per primo ha fatto un elastico: «Ho imparato la finta da un giocatore che si allenava con me nel 1964. Gliel’ho visto fare una volta e gli ho detto: Giapponese, cos’è quella finta? Lui mi ha risposto: È facile Rive, te la mostro. Lui dice che l’ha inventata, ma io l’ho perfezionata».

Hitmania dance Rivelino

Il giapponese si chiama Sergio Echigo, nasce da genitori asiatici e fin da ragazzo mostra un notevole talento per il calcio. Nel 1963 entra nelle giovanili del Corinthians e a diciannove anni esordisce con la prima squadra nell’anno del titolo 1964. Gli anni successivi non riesce però a mantenersi all’altezza delle aspettative e solo quando si trasferisce in Giappone, in un campionato certamente non dello stesso livello di quello brasiliano, riacquisisce successo e diviene uno dei più importanti e forti giocatori nipponici, venendo anche spesso selezionato dalla Nazionale. Oggi fa il commentatore televisivo sempre in Giappone.

Echino è, naturalmente, il primo in basso a sinistra.
Echigo è, naturalmente, il primo in basso a sinistra.

(Per la piccola rubrica interna a Abbiccì: Le svolte della storia del calcio: in comune Echigo e Rivelino hanno molte cose: entrambi nati da famiglie immigrate, entrambi nati nello stesso periodo e assieme militanti nel Corinthians. Due giovani con grandi potenzialità nel dribbling, tanto che uno dei due inventa una nuova finta, ma essendo l’altro molto più forte prende l’elastico, lo migliora e lo rende eternamente legato al suo nome, tanto che in tutto il mondo ne è considerato l’inventore. Uno o l’altro.)

Pelé una volta disse: «È una finta che Rivelino ha creato e che solo lui può fare». Ma, nonostante Pelé non fosse capace di replicarla (come Rivelino scherzando ricordò: «Non era abbastanza talentuoso»), altri giocatori sono stati in grado di rendere propria questa finta; uno di questi è un giocatore algerino, anche lui non molto ricordato, Salah Assad, che ha sfoggiato l’elastico in due Mondiali: Spagna ’82 e Messico ’86.

Il più grande marcatore della storia algerina dice di non essersi ispirato a Rivelino, ma di aver inventato la finta lui, di nuovo, allenandosi dribblando bottiglie per le strade. El ghoraf è chiamata nella sua lingua, ed è grazie anche a questa che Assad ebbe diverse offerte per lasciare il suo paese allora nel pieno di conflitti interni che continuavano dall’indipendenza algerina del 1963. Se ne andò in Francia a giocare per il Mulhouse e fece qualche presenza con il Psg.

(Per la piccola rubrica interna a Abbiccì: Che fine hanno fatto i calciatori stranieri degli anni ’80: Tornato poi in patria, Assad finì per quattro anni in prigione per le sue simpatie con il Fronte Islamico.)

Chi è riuscito a rendere perfetta questa finta sia in velocità che da fermo è stato, invece, Ronaldo de Assis Moreira, meglio noto come Ronaldinho Gaucho. Chi oggi pensa all’elastico probabilmente ha in mente proprio lui, con la maglia blaugrana, far fuori un paio di difensori per poi entrare in aria e segnare. Infine chiudere indice medio e anulare stendere pollice e mignolo e scuotere la mano, come fanno i surfisti, sorridendo, sempre. Degno erede di Rivelino, Ronaldinho ha fatto dell’elastico il suo marchio di fabbrica. In lui diventa un pezzo di ballo, da unire a tutti gli altri colpi che teneva nascosti sotto la sua fascia.

Negli ultimi anni anche altri giocatori hanno usato l’elastico: l’anno scorso ha viaggiato molto in rete un video di un elastico che Pogba ha messo in mostra contro l’Inter, grazie al quale manda a vuoto due difensori.

È un movimento che ricorda quello di un serpente, che svicola e striscia, veloce, tra le rocce. E ricorda anche certi crossover che vengono fatti sui parquet del basket, per la velocità del movimento, per lo scatto del corpo, per l’unione tra lo sprint iniziale e la tecnica di cui si necessita per poterlo fare. Serpenti e pallacanestro: Black Mamba.

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