Calcio

A che punto è il calcio canadese

Toronto contro Montreal in finale di Eastern Conference in Mls e punte di 60.000 spettatori negli stadi: la Nazionale, però, è ancora indietro.

TORONTO, ON - NOVEMBER 30: Toronto FC fans celebrate during the MLS Eastern Conference Final, Leg 2 game against Montreal Impact at BMO Field on November 30, 2016 in Toronto, Ontario, Canada. (Photo by Vaughn Ridley/Getty Images)

Gli exploit delle squadre canadesi in Mls, con le ottime prestazioni di Toronto e Montreal Impact che hanno disputato la finale di Eastern Conference (con Toronto che affronterà in finalissima i Seattle Sounders), sono un’ottima occasione per fare il punto sulla situazione del movimento calcistico del Paese del Commonwealth britannico. La presenza di due squadre canadesi a contendersi la vittoria della zona est della Mls rivela una contraddizione da tempo in essere, che i risultati menzionati non fanno altro che accentuare: da un lato le franchigie di club che crescono a ritmi esponenziali, dall’altro una Nazionale che stenta a ottenere risultati di rilievo. Lo scorso 6 settembre, dopo un’inutile vittoria per 3-1 contro El Salvador, non essendo stato in grado di raggiungere il quinto turno delle qualificazioni alla Coppa del Mondo 2018, il commissario tecnico Benito Floro è stato esonerato e la panchina è stata momentaneamente assegnata al suo vice Michael Findlay. Tra parentesi, è un interim che potrebbe trasformarsi in un impegno stabile, come sta accadendo per Gareth Southgate con la Nazionale inglese.

Prima di parlare della Nazionale, però, facciamo un passo indietro, o laterale, verso la situazione dei club canadesi. Il nome Toronto Blizzard a molti non dirà nulla, ma sono sicuro che la maggior parte dei tifosi juventini che hanno più di 35 anni sappiano benissimo di cosa si tratti: in quella squadra, infatti, Roberto Bettega disputò l’ultima stagione della sua carriera dopo aver lasciato i bianconeri. All’epoca la squadra militava nella North American Soccer League e fu la prima squadra canadese a conquistare il massimo campionato professionistico americano nel 1976, arrivando anche due volte in finale. Lo spirito dell’epoca era simile a quello attuale: ingaggiare grandi nomi del calcio europeo a fine carriera per attirare il più possibile spettatori e creare appeal a uno sport da far conoscere ai nordamericani.

TORONTO, ON - NOVEMBER 30:  Nick Hagglund #6 of Toronto FC scores a goal during the second half of the MLS Eastern Conference Final, Leg 2 game against Montreal Impact at BMO Field on November 30, 2016 in Toronto, Ontario, Canada.  (Photo by Vaughn Ridley/Getty Images)
Uno fase del match tra Toronto e Montreal, con il successo dei primi per 5-2 (Vaughn Ridley/Getty Images)

Al successo di Toronto (la cui franchigia nel 1976 si chiamava Toronto Metros-Croatia) si sono aggiunti quello di Vancouver nel 1979 e di Edmonton nel 1981. La Nasl ha chiuso i battenti nel 1984, ma far parte di un campionato professionistico di livello continentale ha posto le basi per far sì che la Nazionale canadese sia riuscita a ottenere la qualificazione ai Mondiali 1986, per la prima e unica volta finora. Quello degli anni Settanta-Ottanta è stato, in realtà, un secondo tentativo di introdurre il professionismo nel calcio canadese, che ha avuto splendori agli albori di questo sport: alle Olimpiadi del 1904 a St. Louis, infatti, il Galt, squadra dell’omonima città (che oggi si chiama Cambridge) in Ontario, ha conquistato addirittura la medaglia d’oro. Quello che successe in seguito, però, fu che il calcio divenne sempre più appannaggio delle folte comunità di immigrati (italiani, serbi, croati, tedeschi e greci), facendo perdere interesse da parte del grande pubblico che in seguito concentrò tutte le sue attenzioni su basket e hockey.

La situazione odierna, per certi aspetti, ricorda quella di quell’epoca, ma paradossalmente il pubblico, stavolta, segue con molto interesse le imprese di Toronto, Montreal e anche di Vancouver (la terza franchigia in Mls, i Whitecaps). La media spettatori della squadra di Giovinco è di 26.000 spettatori per le partite in casa, 20.000 per la quella di Drogba e 20.000 per quella del portiere italiano Paolo Tornaghi. Le medie però sono quasi raddoppiate per le partite di playoff. La finale di andata allo Stadio Olimpico di Montreal, conclusasi con la vittoria 3-2 dei padroni di casa, ha stabilito un nuovo record storico di pubblico, con 61.000 spettatori paganti; inoltre con 1 milione di telespettatori (con punte di 3.6 milioni) la sfida è diventata la partita di Mls più vista di tutti i tempi in Canada, raddoppiando il precedente record. Fin qui le note positive, sulle franchigie e il loro momento d’oro, grazie anche a imprenditori che hanno deciso di puntare forte su un movimento in crescita come Joey Saputo, patron dell’Impact de Montreal e del Bologna.

TORONTO, ON - NOVEMBER 30:  Toronto FC fans celebrate during the MLS Eastern Conference Final, Leg 2 game against Montreal Impact at BMO Field on November 30, 2016 in Toronto, Ontario, Canada.  (Photo by Vaughn Ridley/Getty Images)
Tifosi del Toronto festeggiano il passaggio in finale di Mls (Vaughn Ridley/Getty Images)

La nazionale dei The Canucks è nata ufficialmente nel 1924, facendo il suo esordio in un’amichevole interna all’Impero Britannico persa per 3-2 contro l’Australia a Brisbane; tenta la qualificazione ai campionati del mondo solo dall’edizione 1958, ma si piazza al secondo posto nel girone a tre con Messico e Stati Uniti (ma togliendosi la soddisfazione di battere i vicini Yankees per 5-1) ed è quindi eliminata. Per trovare di nuovo il Canada presente alle qualificazioni mondiali dobbiamo andare all’edizione 1970 (nel 1962 si ritira prima dell’inizio delle partite): ancora una volta secondo posto nel girone, alle spalle degli Usa e conseguente esclusione dalla fase successiva. La stessa sorte tocca ai canadesi per le edizioni 1974, 1978 e 1982, prima del grande exploit che li porta a qualificarsi a Messico 1986: vincono il Campionato Concacaf 1985, con il primo posto nel primo girone davanti a Guatemala e Haiti e  superando Honduras e Costa Rica nel secondo turno. Protagonista della storica qualificazione sono Dale Mitchell e Igor Vrablic, che realizzano rispettivamente 4 e 3 reti. L’avventura del Canada in Messico è deludente e di brevissima durata: inseriti in gruppo con Urss, Francia e Ungheria, vengono eliminati ottenendo 0 punti in 3 partite, senza realizzare una rete e subendone 5.

Un’altra qualificazione è sfuggita per poco nel 1993, quando il Canada arriva fino allo spareggio interzona con Argentina e Australia che mette in palio l’ultimo posto ai Mondiali americani dell’anno successivo, ma la squadra guidata da Bob Leonarduzzi perde ai calci di rigori contro i Cangaroos. In quel momento, all’istituzione del Fifa World Ranking, il Canada è 44ma nella graduatoria mondiale: raggiungerà il suo apice (40mo posto) tre anni dopo, ma non otterrà più alcun risultato di rilievo nella Coppa del Mondo. Anzi, inizierà un declino ventennale che oggi vede la squadra con la foglia d’acero sulla bandiera occupare la posizione numero 118. La crisi della Nazionale, il cui ultimo risultato degno di nota è il terzo posto nella Gold Cup Concacaf del 2007 (guarda caso l’anno del rientro di una canadese, il Toronto, in Mls), è figlia di un altro dato statistico rilevante. Prendiamo in considerazione le rose delle due squadre che si sono contese il titolo della Eastern Conference Mls al BMO Stadium: il Toronto FC ha utilizzato finora 30 giocatori (con almeno 1 presenza in Mls nell’attuale stagione), dei quali 11 canadesi. Di questi 11, però, solo Osorio e Johnson sono titolari. Se andiamo a Montreal, i canadesi sono 7 su 28 e solo Bernier e Bekker hanno giocato più di 15 partite in campionato.

Canada's football national team players (front row from L) Jonathan Osorio, Simeon Jackson, Fraser Aird, Marcel De Jong, David Edgar, Samuel Piette (back row from L) Manjrekar James, Marcus Haber, Adam Straith, Tosaint Ricketts, Milan Borjan pose for a group photo prior to their friendly match against Morocco at the Marrakech Grand Stadium in Rabat on October 11, 2016. / AFP / FADEL SENNA        (Photo credit should read FADEL SENNA/AFP/Getty Images)
La Nazionale canadese schierata prima di un'amichevole contro il Monaco, lo scorso 11 ottobre: Jonathan Osorio, Simeon Jackson, Fraser Aird, Marcel De Jong, David Edgar, Samuel Piette, Manjrekar James, Marcus Haber, Adam Straith, Tosaint Ricketts, Milan Borjan (Fadel Senna/AFP/Getty Images)

Negli ultimi dodici mesi, ben 41 giocatori sono stati chiamati in nazionale: 19 di questi militano nelle franchigie canadesi di Mls e di Nasl, il secondo livello dei campionati pro nordamericani (Ottawa Fury ed Edmonton FC); gli altri provengono da campionati di ogni angolo della terra, dalla Malesia alla Polonia, dalla Scozia alla Svezia. Il Canada ha disputato 10 partite nel 2016, perdendone 6, vincendone 1 e ottenendo un 1-1 in Azerbaigian in amichevole. Il quadro che sto disegnando è quello di franchigie imbottite di calciatori di livello superiore provenienti dall’estero (da Drogba a Giovinco, passando per Piatti e Bradley) che oscurano la crescita dei talenti locali, che dovrebbero costituire l’ossatura della Nazionale.

Per ovviare a questo rischio, che sta diventando un problema, c’è in giro una proposta che è stata fatta per la prima volta nel 2001: costituire una lega professionistica canadese. Al momento, l’unica competizione pro di soccer a nord del confine statunitense è il Canadian Championship, la Coppa nazionale canadese, alla quale partecipano oggi 5 squadre (le 3 di Mls più le due di Nasl), ma che ha cambiato più volte formula dalla sua istituzione nel 2008. Il resto è fatto da campionati non professionistici. Ma la soluzione potrebbe essere anche imporre una quota di giocatori canadesi che le franchigie dei campionati nordamericani devono schierare: ci guadagnerebbe la Nazionale, ma potrebbero perderci le squadre stesse. E il problema sarebbe rovesciato. Per risolvere il problema, comunque, si potrebbe iniziare prendendo come esempio la Nazionale femminile che, al momento, è al quarto posto del Fifa Ranking e negli ultimi anni ha conquistato un quarto posto ai Mondiali del 2003, due medaglie di bronzo ai Giochi Olimpici nel 2012 e nel 2016 e vincendo due volte (1998 e 2010) la Gold Cup, il massimo torneo della Concacaf.


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