Calcio

Il senso della Serie A per il futuro

Per invertire la rotta occorre risolvere il problema forse più sottovalutato: il valore del campionato in considerazione di chi lo gioca, ovvero delle 20 squadre della A. E dipende tutto dalla forza della Lega.

TURIN, ITALY - DECEMBER 11: Andrea Belotti of FC Torino celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match between FC Torino and Juventus FC at Stadio Olimpico di Torino on December 11, 2016 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Per rispondere alle previsioni catastrofiste riguardo al futuro del calcio italiano, basterebbe guardare con quanta analogica devozione i nativi digitali siano attratti dalle figurine dei calciatori, la kryptonite degli smartphone, concorrenza sleale per qualunque app che cerca di catalizzare l’attenzione del bambino. L’azienda Panini stima di avere un milione e mezzo di collezionisti attivi ogni anno, che equivalgono a decine di milioni di bustine vendute, e per due terzi si tratta di under 13. Sono quelli che, mentre giocano a pallone ai giardini o nel corridoio di casa, si fanno la telecronaca da soli, come abbiamo fatto tutti. Le voci di Diretta Gol hanno preso il posto di Ameri e Ciotti, ma poco conta. Il meccanismo è lo stesso, l’immedesimazione è totale, l’amore per il calcio si trasmette per via ereditaria, o per coinvolgimento con il mondo che circonda il piccolo appassionato/tifoso.

Juventus' goalkeeper and captain Gianluigi Buffon celebrates with the Italian League's trophy during a ceremony following the Italian Serie A football match Juventus vs Napoli on May 23, 2015 at the Juventus stadium in Turin. Juventus won the Coppa Italia on May 20, 2015 and the Italian League today after their 3-1 victory over Napoli. AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Sarebbe però semplicistico e addirittura irresponsabile pensare che questo basti per garantire la linfa necessaria alla crescita e allo sviluppo del movimento italiano, e in particolare della Serie A. Se torniamo a osservare quei bambini (e sempre più spesso, per fortuna, quelle bambine) ci accorgeremo che sempre più spesso i protagonisti dei fantagiochi sono calciatori che non appartengono a squadre italiane: «Facciamo che io ero Messi e tu eri Ibra?». Impensabile ai tempi non solo di Maradona, Zico e Platini, ma anche di Ronaldo, Shevchenko e Del Piero. I campioni della Premier e della Liga, in particolare, stanno entrando nel cuore dei ragazzi come questi campionati sono entrati nei tanto ambiti mercati esteri, in particolar modo nel Far East.

Ad oggi, ci sono ancora molte più probabilità che un bambino si innamori dei colori della propria città, della squadra alla quale tiene il proprio papà (o, per contrasto, la sua principale rivale) piuttosto che dei colori di un club straniero. Tuttavia si può concretamente ipotizzare che, come dicono gli americani, le nuove generazioni tiferanno per una squadra italiana (follow the team) ma guarderanno più partite di un campionato estero (follow the championship).

ROME, ITALY - SEPTEMBER 20: Francesco Totti celebrates with his teammates of AS Roma celebrates after scoring their first goal during the Serie A match between AS Roma and US Sassuolo Calcio at Stadio Olimpico on September 20, 2015 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Per invertire la rotta, occorre risolvere uno dei tanti problemi del calcio italiano, uno dei più sottovalutati. Si tratta del valore del campionato, non in assoluto bensì nella considerazione di chi lo gioca, ovvero le venti squadre che compongono la Serie A. È una sorta di senso di appartenenza che spesso manca, prendere coscienza che il vero tesoro di un club, al pari del patrimonio giocatori e dei tifosi che lo sostengono, è il torneo al quale esso partecipa. I buoni modelli ci sono ed esistono apposta per essere copiati.

Il percorso fatto dalla Premier League negli ultimi anni, per esempio, è fortemente ispirato dalle grandi leghe americane, in particolare la Nba, che ha introdotto sin dai primi anni della gestione illuminata di David Stern il concetto di auto promozione quasi ossessiva del proprio campionato, su tutti i mercati. Ricordate “I Love This Game”? Non è solo marketing, è sostanza. Nell’ultima stagione gli inglesi hanno addirittura rinunciato (per scelta o, come sostengono voci non confermate, per necessità) allo sponsor del torneo, la banca Barclays, per donare purezza al logo, al marchio: Premier League. Forza da leoni, come il simbolo della Lega. Intorno a quello, ci si gioca tutto.

FLORENCE, ITALY - FEBRUARY 14: Khouma Babacar of ACF Fiorentina celebrates after scoring a goal during the Serie A match between ACF Fiorentina and FC Internazionale Milano at Stadio Artemio Franchi on February 14, 2016 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Un bel pezzo di futuro, anche del calcio italiano, dipende da quanto le singole società investiranno nella qualità, nell’innovazione, nella competitività, nella promozione del campionato al quale partecipano, convincendo  no all’ultimo tesserato. E dunque dipenderà da quanto la Lega sarà forte, non come un organismo litigioso che si fonda sull’instabile equilibrio dei singoli interessi, ma come robusta e indipendente rappresentanza che lavora sulla base di questo principio: ogni passo avanti fatto dal campionato di Serie A, è progresso, è ossigeno per ciascuna società, a cominciare dalle più grandi.

Riconquistare il terreno perduto è un’impresa possibile. Ripartendo dalla passione di quei bambini per il pallone. «Perché la domenica vi vorranno portare a mangiare a casa della mamma, il sabato sera vi vorranno portare al centro commerciale, il martedì si inventeranno la scuola di tango… Ci potranno togliere la birra a doppio malto, ci potranno togliere le trasferte, ma non riusciranno mai a toglierci: LA SERIE A!».

(Il copyright del manifesto filosofico sul rapporto tra gli italiani e la Serie A è del duo comico Pio e Amedeo).


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