Cosa hanno in comune il Monaco di oggi e quello del 2000

di Redazione Undici 19 Maggio 2017 alle 12:34

Dopo quattro anni di monopolio targato Psg, la Francia calcistica ha un nuovo padrone: il Monaco ha vinto il campionato dopo una cavalcata impressionante. A una giornata dal termine, la squadra di Jardim ha conquistato 92 punti (solamente otto le partite non vinte su 37 disputate), con un vantaggio, al momento, di sei punti sul Psg. Sbalorditivo, soprattutto, il peso offensivo dei monegaschi: i gol segnati sono stati 104. Nemmeno così sorprendente se si pensa al bagaglio di attaccanti a disposizione: il miglior marcatore è Falcao con 20 centri, seguito da Mbappé (15), Germain (10), Fabinho e Lemar (9 a testa), Bernardo Silva (8). Una grande soddisfazione per un club risollevatosi dopo la retrocessione del 2011: è l’ottavo campionato vinto nella storia del Monaco, 17 anni dopo l’ultima volta.

Nel 1999/2000 il Monaco vinse abbastanza agevolmente il torneo, guadagnando un considerevole vantaggio già nel girone di andata e vincendo il titolo con tre giornate di anticipo. Una squadra che aveva grandissima qualità — con molti di loro che avrebbero poi avuto un futuro importante —, quasi un precedente benaugurante per i giocatori attuali del Monaco. Il capocannoniere fu David Trezeguet, che segnò 22 gol (solo Sonny Anderson del Lione riuscì a fare meglio con una rete in più): una stagione che fu il suo definitivo trampolino di lancio per la Juventus, non prima di aver segnato un gol a Rotterdam che, purtroppo, i tifosi italiani ricordano bene. Furono preziosissimi anche i 21 gol di Marco Simone, alla prima stagione nel Principato: quella rimase l’annata più prolifica dell’ex attaccante del Milan, che raggiunse quota 28 reti considerando anche Coppa di Francia e Coppa Uefa.

Monaco

Al pari di Trezeguet, furono tanti i giocatori che in quella stagione si misero in mostra e attirarono l’interesse di grandi squadre. Il portiere Fabien Barthez era già molto conosciuto all’epoca (del resto aveva vinto un Mondiale da titolare appena due anni prima), ma l’ottima annata convinse il Manchester United a portarlo in Inghilterra. In tre, qualche anno più tardi, finirono al Barcellona, seppur con alterne fortune. Il primo a trasferirsi in Catalogna fu il difensore Philippe Christanval, di cui si diceva un gran bene: l’esperienza in blaugrana non fu però esaltante e si concluse dopo due anni. Meglio andò a due suoi compagni di squadra al Monaco, Rafa Márquez e Ludovic Giuly. Il messicano passò al Barça nel 2003, restandoci fino al 2010, mentre Giuly giocò al Camp Nou dal 2004 al 2007. Insieme, nel 2006, alzarono la Champions League.

Non mancano le conoscenze del calcio italiano. Al termine di quella stagione, Sabri Lamouchi sbarcò in Serie A, dove rimase per cinque stagioni: prima al Parma, poi all’Inter e infine al Genoa. Nel 2001 fu il turno di Martin Djetou, anche lui finito al Parma. Sarebbero passati più anni per vedere nel nostro campionato, con la maglia della Roma, John Arne Riise, che lasciò il Monaco per vivere l’esperienza più gratificante della carriera a Liverpool. Sull’altra fascia, quella destra, c’era Willy Sagnol, anche lui esploso in quel campionato tanto da meritarsi l’interesse del Bayern Monaco, con cui ha poi chiuso la carriera nel 2009. Costinha invece rimase un anno in più nel Principato, per poi passare nel 2001 al Porto di Mourinho e segnare, tra gli altri, quel gol indimenticabile a Old Trafford nel 2004.

In breve: un video che ripercorre il campionato vinto nel 1999/2000

Dado Prso rimase invece a Montecarlo, ed è soprattutto con quella maglia che viene ricordato: non tanto per quell’annata vittoriosa, in cui segnò solo due gol, ma per i sette gol nella Champions 2004 (quattro li segnò in un memorabile 8-3 contro il Deportivo), quella che vide il Monaco raggiungere la finale poi persa contro il Porto. Marcelo Gallardo, uno dei talenti più sfuggenti degli anni recenti, vestì la maglia del Monaco dal 1999 al 2002, e quella fu l’esperienza europea più duratura in carriera, in mezzo alla lunga militanza con il River Plate.

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