La Premier League è un campionato mediocre, dice l’Economist

di Redazione Undici 01 Settembre 2017 alle 11:24

Secondo un’indagine dell’Economist la Premier League è un campionato in perfetta saluta economica, ma sorprendentemente mediocre. Se si torna indietro alla data di inizio del nuovo corso, nell’agosto del 1992, soltanto 13 calciatori stranieri scesero in campo nella gara inaugurale, mentre gli introiti totali della lega si assestarono intorno ai 300 milioni di euro. Completamente differente il dato risalente alla stagione 2015/16, in cui scesero in campo giocatori provenienti da 65 nazioni e si registrò un incasso superiore ai 4,8 miliardi di euro. L’appeal e la vendibilità del brand Premier sono aumentati esponenzialmente, crescendo sia in termini di tifosi che di sponsorship e accordi televisivi. La Bundesliga, che segue in seconda posizione, raccoglie appena la metà degli introiti del campionato inglese.

Schermata 2017-09-01 alle 10.49.06

Nonostante lo strapotere economico del massimo campionato, sorprende la poca competitività dei club, che soltanto un decennio fa dominavano la Champions League. Dal 2012, anno in cui il Chelsea di Di Matteo ha vinto il torneo, nessuna squadra di Premier è riuscita a replicare l’exploit dei Blues. Stesso problema per quanto riguarda i giocatori inglesi, come dimostra la classifica del Pallone d’Oro: l’ultimo a finire tra i top 5 è stato Wayne Rooney nel 2011.

Secondo l’Economist, è proprio la “competizione sana” della Premier League a renderla più debole:  i proventi televisivi sono ripartiti, in Inghilterra, in maniera organica, per prevenire l’instaurarsi del monopolio di una sola squadra: nelle ultime cinque stagioni, infatti, quattro diverse squadre hanno vinto il titolo di campione nazionale. Real Madrid, Juventus e Bayern Monaco ottengono, al contrario, grandi guadagni dai propri campionati, e possono rinforzarsi maggiormente a scapito delle avversarie interne, aumentando di anno in anno il proprio potere. Juventus e Bayern Monaco vincono da almeno cinque anni di fila, mentre il Paris Saint-Germain si è fermato “soltanto” a quattro.

L’imprevedibilità della Premier è insomma fondamentale per l’intrattenimento ma rende più arduo l’arrivo delle grandi star del calcio internazionali, che preferiscono spostarsi in club come Barcellona, Real Madrid o Psg, in cui la vittoria di trofei è più probabile che al Chelsea o al Manchester City. Mentre la Spagna ha attratto Palloni d’Oro come Cristiano Ronaldo dallo United e ancora prima Michael Owen dal Liverpool, il tentativo di far muovere in senso inverso giocatori come Lionel Messi è, a oggi, fallito miseramente. Senza dimenticare, come sottolinea l’Economist, i mancati investimenti su giocatori cresciuti in casa, che furono una delle chiavi dei successi internazionali dei club inglesi nel passato.

>

Leggi anche

Calcio
Momo Salah è stato il simbolo di un grande Liverpool, e anche per questo il suo addio poteva essere gestito meglio
La nostalgia e la paura di scontentare i tifosi si sono rivelati dei boomerang: Momo ha perso uno stipendio faraonico, il club un incasso enorme. E oggi il finale è meno dolce del previsto (a meno che i Reds non vincano la Champions).
di Redazione Undici
Calcio
Antoine Griezmann all’Orlando City è un affare dal potenziale enorme, sia sportivo che commerciale
L'annuncio è avvenuto con un anticipo di tre mesi, e anche il viaggio di Grizou in Florida è stata una cosa mai vista prima.
di Redazione Undici
Calcio
Juan Mata ha quasi 38 anni ed è finito in Australia, ma continua a giocare, a divertirsi e a essere decisivo
Il trequartista spagnolo, che nel frattempo è diventato anche un imprenditore di successo, sta trascinando i suoi Melbourne Victory con cinque gol e 12 assist in campionato.
di Redazione Undici
Calcio
Hugo Sánchez è diventato un host di Airbnb e offre la possibilità di soggiornare dentro lo stadio Azteca di Città del Messico
Una (bella) trovata di marketing organizzata dalla piattaforma americana, Official Fan Accomodation della Coppa del Mondo 2026.
di Redazione Undici