Tre cose sulla terza giornata di Serie A

Un Napoli più maturo, il Milan ancora alla ricerca di un'identità offensiva, la sorprendente Spal, anche in un pomeriggio senza punti.
di Redazione Undici 11 Settembre 2017 alle 11:22

Perché tenere d’occhio la Spal

In un campionato dove le neopromosse sono spesso facil boccone delle avversarie — Benevento unica squadra ancora a zero punti, Verona ieri martoriato dalla Fiorentina — i meriti della Spal sono ancora più lampanti. Anche in una sconfitta — la prima stagionale, dopo il pari all’Olimpico contro la Lazio e il successo sull’Udinese — si possono rintracciare gli elementi di forza di una squadra costruita con pazienza e competenza, nel tempo, fedele a se stessa nonostante i salti di categoria. Contro un’Inter a cui Spalletti ha immediatamente restituito una coscienza di squadra, rimanere in partita per 87 minuti la dice lunga sul fatto che la Spal sarà avversario complicato per chiunque. Prima in Lega Pro, poi in B e ora in A, Semplici ha costruito un collettivo, più che una selezione di undici giocatori: si può parlare della pericolosità di Borriello, della corsa di Lazzari, del tempismo di Salamon, ma la verità è che ognuno di questi punti di forza non potrebbe esistere senza l’altro. Spacchettare la Spal, in breve, non si può, perché ogni ingranaggio è parte di un meccanismo che, da solo, non avrebbe ragion d’essere. La controprova sta nella disinvoltura di Semplici di cambiare i titolari, senza che tutto davvero cambi: l’anno scorso in Serie B è successo spesso, a riprova del fatto che è l’idea di calcio, la consapevolezza del collettivo, a fare una squadra, e non i nomi che vanno in campo.

La personalità con cui la Spal gioca il pallone a San Siro: automatismi, disponibilità, capacità di ragionare

La sterilità offensiva del Milan

Un’azione manovrata lunghissima intorno al 13’, quando la partita è ferma sullo 0 a 0, Rodríguez che allarga la difesa della Lazio creando lo spazio tra Basta e il centrale di riferimento per la ricezione di Borini: un tiro di destro da fuori non pericolosissimo, è la prima e per un po’ l’ultima azione offensiva pericolosa del Milan. Dopo un mercato estivo scintillante, i rossoneri sono ancora alla ricerca di un modulo definito su cui costruire il futuro, ma anche gli interpreti offensivi sono tutt’altro che certi. Con André Silva, Bonaventura, Kalinic e Calhanoglu in panchina, Montella si è affidato al momento di forma di Cutrone, associandolo alla corsa e alla propensione al sacrificio di Borini. Risultato? Il Milan è diventato pericoloso a partita già chiusa, solo dopo l’ingresso degli ultimi due al posto dell’evanescente coppia Borini/Cutrone. Il Milan ha bisogno di tempo, è vero, ma si può pretendere che la squadra non si sfaldi dopo i primi 50 minuti contro la prima avversaria di livello incontrata. Al primo test probante i rossoneri si sono sciolti senza mai mostrare lampi di pericolosità. Al netto delle difficoltà di costruire da zero, ripartendo da una rosa totalmente rinnovata, è lecito aspettarsi che in partite del genere, che dovrebbero mostrare il reale valore della squadra, almeno la presenza di qualche giocatore di qualità in più. Il Milan probabilmente non sarà questo e Montella va difeso anche e soprattutto dopo questa sconfitta, ma c’è bisogno che davanti qualcosa di diverso succeda.

Un lungo giro palla, forse più dettato dalla mancanza di idee che dal tentativo di controllare la gara

La maturità del Napoli

Il 3-0 del Napoli al Dall’Ara non dovrebbe rientrare più nel campo delle sorprese. Soprattutto dopo l’1-7 della scorsa stagione – ed era appena febbraio, quindi solo sette mesi fa – che aveva fatto pensare a una partita molto agevole per gli uomini di Sarri. Decisamente diverso però è stato il racconto del match. Il Bologna ha giocato una grande partita, fisicamente devastante per oltre un’ora, dove arrivava primo su tutte le seconde palle, creava occasioni da gol e intasava i preziosi triangoli di passaggio sulla fascia sinistra del Napoli. La formazione di Sarri, in difficoltà nel palleggio come in poche altre occasioni, è riuscita comunque a trovare il grimaldello per aprire la cassaforte, pescato in un assist di Insigne per Callejón che deve avere una pagina dedicata nel manuale di gioco di Sarri, perché è una di quelle giocate mandate a memoria che si vedono almeno due o tre volte a partita. Da lì in poi è stato più facile controllare il ritmo e tornare a macinare gioco. E i due gol che hanno chiuso i giochi servono solo per le statistiche. La partita del Dall’Ara può essere il simbolo della maturità che il Napoli porta in dote in questa stagione: una squadra che per due anni ha avuto un disperato bisogno di giocare bene per essere efficace, e che in questa stagione sembra più adulta e più saggia, dove anche soffrire, non rendere al meglio, è lecito. Più matura, appunto. Merito anche di un mercato conservativo che ha voluto rinforzare gli equilibri del gruppo anziché aggiungere un tassello che aumentasse il valore tecnico della rosa.

Nella prima metà della sintesi c’è solo il Bologna, poi Insigne per Callejón come un fulmine a ciel sereno
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