Tre cose sulla prima giornata di Europa League

Caratteristiche inaspettate di Calhanoglu e Petagna, e la speranza del ritrovamento di Alexandr Kokorin.
di Redazione Undici 15 Settembre 2017 alle 11:59

Impariamo a conoscere Calhanoglu

È difficile smentire i luoghi comuni, anche se l’evidenza rema in direzione contraria, ma forse la partita del Milan a Vienna può portare nuova luce su Hakan Calhanoglu. Forse a causa di un pregiudizio contro l’indolenza orientale, forse per il numero scelto, Calhanoglu è stato interpretato come un classico trequartista “dietro le punte”, elegante e raffinato, ma soprattutto lento e lezioso. Eppure, cresciuto nella frenesia del Bayer Leverkusen, Calhanoglu non è un “dieci” ozioso, ma un giocatore che – oltre all’evidente tecnica e alle doti di tiro e passaggio – gioca per la squadra anche difensivamente, coprendo la sua zona di campo e impegnandosi nel pressing. Conto l’Austria Vienna è stato evidente nell’occasione del terzo gol, iniziato grazie a un suo recupero in scivolato, ma per tutto il primo tempo il turco è stato in realtà impegnato nel tenere alto il Milan per non far avanzare l’avversario. Certo, poi ci sono gli assist. Ma quelli li conoscevamo bene.

Non una cosa da lezioso numero 10

L’importanza di Petagna

Andrea Petagna è quell’attaccante che, all’asta del Fantacalcio, viene sempre pagato meno dei suoi colleghi, e dimostra quanto il Fantacalcio, pur con tutti gli aggiustamenti tattici possibili, sia un gioco ancora molto lontano dalla realtà, complessa, di una partita vera. L’Atalanta, contro l’Everton, ha dominato innanzitutto grazie all’atteggiamento con cui è scesa in campo, come ha specificato proprio Ronald Koeman al termine della partita, dicendo: «Hanno mostrato più aggressività, più passione. Ed è davvero brutto da dire, perché secondo me parte tutto da lì, e solo dopo entrano le qualità tecniche con la palla», ma è stato Andrea Petagna il fulcro grazie a cui l’Atalanta è riuscita a mandare in orbita l’Everton. L’attaccante ex Milan si è mosso su tutto il fronte offensivo (soprattutto a destra, il lato opposto a quello di Gomez), difendendo palla e smistandola benissimo, e chiudendo la gara con cinque key-passes e due assist, e nessun colpo di testa o contrasto aereo, dimostrazione che l’Atalanta ha sfruttato la sua “boa mobile” sopratutto palla a terra. Per sette volte, dai piedi di Petagna è passata un’occasione da gol dei bergamaschi. Una delle migliori, non realizzata da Masiello per la bella opposizione di Stekelemburg, mostra la capacità di Petagna nel difendere palla con il corpo e nel trattarla bene con i piedi, prima di trasformarla in un filtrante sempre pericolosissimo – anche se forse, in questo caso, diretto in primo luogo a Cristante.

Leggiadrissimo Petagna

Ritrovando Kokorin

Classe 1991, una carriera piena di promesse non mantenute e la fiducia del Mancini che vuole farne l’attaccante che non è mai stato, almeno fino a ora. Dalle prime reti con la maglie della Dinamo Mosca sono passati anni, promessi e milioni spesi per portarlo all’Anzhi prima e tornare alla Dinamo poi. Ora Aleksandr Kokorin sta mostrando quel talento di cui sembrava averci privato per un periodo abbastanza lungo della sua carriera. Grazie anche alla fiducia del tecnico di Jesi ha ripreso a giocare un calcio brillante. Ieri, in 39 minuti lo Zenit ha già chiuso la pratica Vardar Skopje grazie a due suoi colpi di testa e un assist. È proprio quest’ultimo a rubare l’occhio più di ogni altro gol o azione personale: mentre cerca di scambiare un pallone con Dzyuba l’anticipo di un avversario manda la sfera verso l’area avversaria. Qui Kokorin si trova ancora solo davanti al portiere, potrebbe segnare la sua terza rete ma opta per un assist di tacco per il compagno che realizza a porta vuota. Sono due le cose che si apprezzano maggiormente: il no look con cui serve la sfera a Dzyuba, completamente consapevole di dove si troverà il compagno, e la rabbia con cui quasi spinge via il portiere avversario. In una squadra costruita per vincere subito, in patria ma non solo, Kokorin recita la parte del talento ritrovato. Forse è presto per dire che si sta finalmente realizzando ma le premesse (6 reti e 2 assist in 9 partite) sono assolutamente magnifiche.

Speriamo non smetta di farlo ancora, almeno stavolta
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