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Le regole del tennis che verrà

Partite più brevi, meno arbitri, spettatori liberi di muoversi: come cambierà il tennis a partire da novembre

SINGAPORE - OCTOBER 26: A detail shot of camera during day seven of the BNP Paribas WTA Finals tennis at the Singapore Sports Hub on October 26, 2014 in Singapore. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

«Il tennis è come la vita: bisogna essere in grado di porre in essere un’evoluzione graduale di fronte ai cambiamenti che avvengono nella società». Chris Kermode, ceo dell’Atp, la prende un po’ alla lontana. Ma la sua “evoluzione graduale” rischia di diventare una rivoluzione epocale. Dentro la quale adeguarsi, cambiare pelle, abitudini, modo di giocare. Anche a costo di dire addio per sempre ai “gesti bianchi”, e di accettare una cosa selvaggia come il “free movement” del pubblico durante gli scambi. Come se il tennis fosse uno sport qualsiasi e non un rito religioso. La porta sta per aprirsi: l’evoluzione graduale, se così vogliamo chiamarla, ormai è a un passo. Come ogni rivoluzione che si rispetti, anche questa parte dai giovani. Per la precisione dal prossimo novembre, dalle  Next Gen Atp Finals di Milano, alle quali parteciperanno i migliori sette under 21 della stagione (oltre a una wild card che sarà riservata a un tennista italiano tra i migliori pari età azzurri).

Gli obiettivi della rivoluzione? Semplice: accorciare gli incontri, anche e soprattutto per renderli più appetibili ai grandi network televisivi. Serve ritmo, per fare audience. In fondo rivoluzioni simili le abbiamo già viste, in altri sport. E allora, per esempio, basta vantaggi: sul 40 pari il giocatore alla risposta decide da che parte ricevere, e chi si aggiudica il punto vince il game. Incontri più brevi, con meno punti “inutili” e più snodi decisivi durante il match. Nello stesso tempo però  con le partite al meglio dei cinque set per vincere bisognerà sempre aggiudicarsi almeno 12 game. Non più 6 game per 2 set, ma 4 game per 3 set. E i tornei dello Slam, che si giocano 3 su 5? Non si sa, per ora.

2015 Australian Open - Day 3

Tutto va in un’unica direzione: accorciare i tempi e moltiplicare, almeno sulla carta, lo spettacolo. Il riscaldamento sarà più breve, si comincia a giocare cinque minuti dopo l’ingresso in campo del secondo giocatore. Il let sul servizio diventerà un lontano ricordo: first service una vola sola, let o non let. Sarà possibile richiedere un solo time out medico per partita. Verrà introdotto lo “shot clock”: tra uno scambio e l’altro un cronometro scandirà i 25 secondi, tempo massimo concesso agli sfidanti per riprendere il gioco.

E poi, altro grande cambiamento, sarà consentito il coaching anche nel tennis  maschile, cosa che già avviene, dal 2008, in quello femminile: chi vuole può chiamare in campo il proprio allenatore. Basta sguardi sperduti nel box amico sugli spalti, cenni e gesti convenzionali da mandare a memoria: si potrà parlare alla luce del sole. Anche la tecnologia entra a gamba tesa: ad arbitrare le partite resterà solo il giudice di sedia, mentre quelli di linea saranno sostituiti dal beep infallibile dell’occhio di falco. Il pubblico potrà muoversi come desidera, entrare e uscire a partita in corso, ad eccezione delle prime due file a fondo campo. Lo chiamano “free movement”. Ed è forse l’attacco definitivo al rito religioso.

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Rivoluzione, altro che tie break. QuellO fu l’ultimo grande stravolgimento del tennis. Venne inventato da Jimmy Van Alen nel 1965. Si sperimentò a Newport, e fu introdotto per la prima volta all'Open Usa del 1970. All’inizio si vinceva al 5. Nel 1971 arrivò a Wimbledon, in tutti i set tranne l'ultimo, ma sull’8 pari. Dal 1976 si disputa per aggiudicare un set sui 6 giochi pari. Anche in quel caso l’obiettivo era uno solo: accorciare le partite.

Adesso, però, se portata fino in fondo la svolta sarebbe decisamente più radicale. Lo vedremo a Milano a novembre, quando i baby più forti del mondo si confronteranno con le nuove regole. Sperimentali, almeno per ora. L’eventuale introduzione di queste modifiche regolamentari verrà decisa in base al gradimento espresso da cinque stakeholder: il pubblico, gli sponsor, i media , i giocatori e gli organizzatori.

Il voto di sponsor e media è prevedibile. Tra i giocatori, i primi endorsement alle nuove regole sono arrivati da Djokovic e Murray. Persino Federer, che di rito religioso se ne dovrebbe intendere, ha detto di aspettare con curiosità il tennis che verrà. Ne Il tennis come esperienza religiosa Wallace scriveva, a proposito: «Wimbledon è strana. In verità è la mecca di questo gioco, la cattedrale del tennis; ma la giusta dose di venerazione in loco risulterebbe meno indigesta se il torneo non si prodigasse a ribadire di continuo che è la cattedrale del tennis. C'è un misto di autocompiacimento stucchevole e di implacabilità nel promuovere e nel vendere se stessi».

 

Immagini Getty Images


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