Tre cose sulla tredicesima giornata di Serie A

Icardi segna sempre e solo in area di rigore, Insigne tocca tantissimi palloni e Nainggolan è tornato più forte di prima.
di Redazione Undici 20 Novembre 2017 alle 16:54

Icardi <3 area di rigore

138 partite, 84 gol, 21 assist: se i numeri non possono dire tutto, qualcosa indicheranno pure. Mauro Icardi sta costruendo la sua strada verso la leggenda, e lo sta facendo prendendosi tutte le responsabilità del caso. Leader, uomo squadra, capocannoniere: questa Inter quanto varrebbe senza di lui? È una domanda superflua, ma al contempo serve a segnare il passo rispetto all’importanza di un uomo solo all’interno di un sistema composto da 11 uomini. Con i due gol di ieri sera, Icardi ha segnato 94 reti in Serie A a soli 24 anni. Alla sua età Christian Vieri, altro giocatore importante nella storia nerazzurra, ne aveva messi a segno soltanto 16. Nessuno in questa stagione è capace di aggredire l’area di rigore come lui, anche dopo un primo tempo poco edificante. C’è un dato che stupisce in particolare, se confrontata con la media degli altri attaccanti, la precisione realizzativa: Mauro Icardi ha tirato 44 volte, mandando il pallone nello specchio della porta il 73 percento delle volte. Ancora più esemplificativo del tipo di attaccante che è oggi l’argentino è il dato relativo alle “zone” in cui questi tiri nascono: soltanto in 7 occasioni Icardi ha tirato da fuori area. Nessuno, in Serie A, con un numero simile di partite giocate, ha tirato così poco da quelle zone. Naturalmente, nessuna rete è arrivata fuori dal suo “territorio privato”.

Lezioni di volo

Di certo c’è che Insigne, nel Napoli, funziona benissimo

Montella, alla vigilia di Napoli-Milan, aveva dichiarato che i rossoneri avrebbero potuto fare punti contro la capolista. Sembrava che il Napoli fosse in leggera flessione, un po’ a causa di un’eccessiva esaltazione mediatica delle primissime giornate di campionato, un po’, forse, anche a causa della pausa delle Nazionali. Lorenzo Insigne, a questo proposito, era da giorni all’interno delle polemiche che avevano circondato Gian Piero Ventura e gli Azzurri. Nella perfetta gestione degli automatismi del Napoli di Sarri, invece, il numero 24 ha dimostrato di essere completamente necessario. Riesce a liberarsi al tiro come pochi altri attaccanti di Serie A, e soprattutto come nessun altro attaccante passa il pallone: è il quarto giocatore del campionato per numero di passaggi effettuati, circa 75 ogni partita. Il secondo giocatore offensivo, in questa classifica, è Adem Ljajic, ma con un risultato che è quasi la metà di quello del napoletano.

Funziona tutto alla perfezione

Nainggolan è tornato come nuovo, anzi meglio

La vittoria del derby si potrebbe spiegare sotto due diverse chiavi: è la vittoria delle idee di Di Francesco, ma è anche la vittoria dei singoli. Il tecnico ha impostato la gara con una Roma reattiva, ad aggredire la Lazio alta, esponendosi a potenziali rischi dovuti alla capacità di ripartire degli avversari. Il risultato ha dato ragione al tecnico ex Sassuolo, con la linea di difesa estremamente alta e il lavoro delle mezzali a ricevere il pallone, e la Lazio cge non ha trovato modo di dare sfogo al proprio calcio verticale. Con il solo Kolarov tra “i nuovi” in campo, la Roma sembra sempre più vicina a trovare una dimensione inattesa. Un giocatore su tutti: Radja Nainggolan. Con una menzione d’onore per Kolarov e Perotti e la catena sinistra dei giallorossi, è il belga a prendersi la scena a soli otto giorni dall’infortunio all’adduttore. Perotti, nelle interviste post-partita, ha parlato di un Radja alieno: «Davvero non so il suo corpo di cosa è fatto. Non ho mai visto niente del genere… Non credo sia umano». La gara del belga parla di un gol, 11 duelli vinti, 5 palloni recuperati, 4 dribbling, 4 contrasti vinti, 3 occasioni create e 2 tiri nello specchio. Semplicemente, il migliore in campo.

Guardate la velocità con cui si lancia nello spazio centrale chiamando il pallone
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