Com’era diversa la Liga nel 1999

di Redazione Undici 15 Dicembre 2017 alle 12:27

Nelle ultime 13 edizioni della Liga, il titolo di campioni ha fatto la spola tra le maggiori città della Spagna: Madrid per cinque volte (Real quattro, Atlético una) e Barcellona per otto. Uno strapotere confermato anche dall’albo d’oro: il Real Madrid ha vinto per 33 volte il campionato, il Barcellona 24 e l’Atlético 10. Nell’edizione in corso, al comando della classifica c’è il Barcellona, che vuole riprendersi il titolo dopo il secondo posto dello scorso anno, seguito a cinque punti di distanza dal Valencia, l’ultima squadra in grado di rompere il monopolio di madrilene e Barça (fu campione nel 2003/04). La sperequazione economica tra le prime della classe e il resto del campionato (il 43 per cento del fatturato della Liga si deve alle due big) ha fatto sì che, all’interno del torneo, si delineasse una polarizzazione ben marcata: da un lato le squadre – sempre le stesse, diremmo – in grado di lottare per il titolo, dall’altro le restanti realtà, spesso di buon livello ma non con la necessaria forza per stare al passo delle migliori – il Villarreal semifinalista di Champions nel 2006, o il Siviglia vincitore dell’Europa League per tre anni di fila, dal 2014 al 2016.

Nel 1999, come del resto anche negli altri tornei europei, il dislivello economico era meno evidente, permettendo una maggior competitività anche tra i primissimi posti. La classifica del quindicesimo turno del campionato 1999/2000, giocato a metà dicembre, immortala una situazione a dir poco sorprendente, vista con gli occhi di oggi: in testa il Deportivo La Coruña, seguito da altre “provinciali”, Celta, Saragozza, Rayo Vallecano e Alavés. Il Barcellona era soltanto sesto, il Real Madrid addirittura quindicesimo, con un punto di vantaggio sulla zona retrocessione.

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A fine anno, il Deportivo avrebbe confermato il primato: sarebbe stato il primo titolo nazionale per i galiziani, che viveva l’epoca del Súper Depor. In quella squadra, tra gli altri, c’erano Roy Makaay, Djalminha, Mauro Silva, Pauleta. Al secondo posto arrivò il Barcellona di van Gaal, appaiato con il Valencia: quello fu, in realtà, il primo di cinque anni per i blaugrana senza nessun titolo conquistato. Il Real Madrid, che tanta fatica aveva fatto a inizio stagione, cambiò passo con l’addio di Toshack e l’arrivo di Del Bosque: i merengues arrivarono quinti, ma vinsero la Champions League – battendo in finale un’altra spagnola, il Valencia – assicurandosi così la partecipazione alla massima competizione europea anche nella stagione successiva. Quinto arrivò l’Alavés, che si distinse come miglior difesa del torneo: i baschi si qualificarono così in Europa e furono protagonisti l’anno dopo in Coppa Uefa, quando si spinsero in finale, persa dopo un clamoroso 5-4 ai supplementari contro il Liverpool.

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