Calcio

Le attività della Figc per la lotta al razzismo

Il calcio italiano è sempre più multiculturale, e per questo la Federazione è in prima linea per combattere ogni discriminazione.

GELA, ITALY - OCTOBER 04: A general view of a training session during the opening of the new Regional Federal Training Center of Italian Football Federation (FIGC) In Gela on October 4, 2017 in Gela, Italy. (Photo by Getty Images/Getty Images)

La Federazione è da sempre impegnata nella lotta al razzismo e alla discriminazione: sono numerose le attività che vedono coinvolta in prima linea Figc, un’ulteriore testimonianza di come il calcio sia un efficace veicolo di integrazione. L’ultimo report sulle “attività per la lotta al razzismo e alla discriminazione” mostra che oltre il 4% dei tesserati sportivi per la stagione 2015/16 sono nati all’estero: 56.512 di questi sono calciatori, 2106 svolgono la funzione di arbitro, mentre 71 sono tecnici tesserati. Tra le attività che ogni anno, continuativamente dal 2011, la Federazione svolge per sostenere la lotta alla discriminazione ci sono le “Football People Weeks”, promosse in tutta Europa da Fare (Football Against Racism in Europe). Altrettanto importante è il lavoro svolto per la sensibilizzazione giovanile. In questa ottica, Figc ha lavorato per la realizzazione di tre progetti: “Rete!”, “Razzisti? Una brutta razza” e “Tutti i colori del calcio”. Il Progetto Rete! in particolare è rivolto ai richiedenti protezione internazionale residenti presso centri di accoglienza della rete Sprar di tutta Italia. L’edizione 2017 del torneo ha visto la partecipazione di 393 ragazzi stranieri appartenenti a 30 progetti Sprar di 11 regioni italiane. Prima del torneo, gli atleti hanno svolto una fase regionale con interventi sportivi, educativi e formativi, mentre la fase finale si è svolta nel Centro Federale di Coverciano.

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Sempre nell’ambito del Progetto Rete!, ogni anno Figc realizza, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, uno studio sugli effetti del calcio in contesti di vulnerabilità. Lo studio permette di evidenziare l’importanza dell’attività calcistica come veicolo di integrazione e benessere per i ragazzi coinvolti. Dalle risposte date dai partecipanti, provenienti principalmente da Paesi come Gambia, Nigeria e Senegal, si evince anche quanto il calcio li abbia aiutati a superare le barriere socio-culturali, consentendo loro di raggiungere una maggiore serenità e un più grande livello di benessere. Altrettanto importanti sono le azioni svolte con i progetti “Razzisti? Una brutta razza” e “Tutti i colori del calcio”. Il primo dei due progetti è un programma educativo ideato nel 2015 per sensibilizzare i giovani delle scuole calcio sul tema dell’inclusione. Almeno 600 i calciatori coinvolti nell’ultima edizione, provenienti da 14 regioni differenti. “Tutti i colori del calcio” è la naturale estensione del primo progetto e vede coinvolti gli istituti scolastici del territorio attraverso la creazione di una piattaforma dedicata: 41 video dedicati, 17 regioni coinvolte, 43 istituti aderenti, oltre 1000 studenti coinvolti. Naturalmente, occhi sempre anche ai fenomeni di razzismo interni al calcio italiano: la strada è difficile, ma i dati relativi alla stagione 2016/17 mostrano un netto decremento rispetto ai 5 anni precedenti.

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