I quattro minuti che hanno deciso Salisburgo-Lazio

Da una qualificazione praticamente in tasca al crollo che ha eliminato la squadra di Simone Inzaghi.
di Redazione Undici 13 Aprile 2018 alle 14:21

Il blackout inteso come forma di debolezza è un fatto umano: può verificarsi, si è verificato, si verificherà. E infatti quanto successo alla Lazio ieri sera stupisce non tanto perché è successo, quanto per le dimensioni, per l’entità del danno che quella manciata di minuti di rilassamento è stata in grado di provocare. La situazione al 70′ era piuttosto rassicurante: il botta-e-risposta tra Immobile e Dabbur si era rivelato ai punti privo di significato e alla Lazio sarebbe stato sufficiente amministrare – passivamente o attivamente – i venti minuti rimanenti, o poco più. Ciò che era già emerso in live, ma che emerge ancor di più nel post, è la differenza di intensità tra le due squadre in quel preciso arco temporale, nello specifico dal 2-1 in avanti. Perché in fin dei conti il primo dei tre gol è soprattutto una questione tra Strakosha e Haidara, nonostante il fatto che il maliano riceva, controlli e calci indisturbato costringa a fare un appunto anche a Luis Alberto.

240 secondi di ordinaria follia

Il vero momento clou ha inizio poco dopo. Dal momento in cui il destro di Haidara si insacca alla battuta a metà campo di Immobile passano trentacinque secondi ed il 73′ è già partito da un po’. La Lazio, che non ha ancora subìto un vero e proprio contraccolpo, gestisce il pallone senza fretta e lo fa passare da Leiva al lato sinistro e da lì a Strakosha. I compagni scappano e al portiere albanese non resta che azzardare il rinvio lungo, che né Parolo né Felipe Anderson provano ad intercettare. Al loro posto c’è Caleta-Car. Il difensore del Salisburgo lo aggredisce e lo appoggia a Schlager, che si libera del ritorno di Parolo e dà il tempo ai suoi per riorganizzarsi. Il cronometro recita 72:37. Inizia una lunga fase di possesso degli austriaci: risalgono lentamente il campo sul lato destro, tornano al centro per andare su quello opposto, per poi finire ancora una volta a destra da Haidara e Hwang. Il loro gioco in questa fase è più fluido che mai e la Lazio accusa un comprensibile calo psico-fisico.

Dopo poco meno di un minuto il pallone arriva tra i piedi di Caleta-Car, non esattamente i più fini della serata. Pur avendo metri di campo davanti a sé il centrale croato decide di scaraventarlo in avanti d’esterno e il risultato almeno tecnicamente non è dei migliori, ma De Vrij e Radu non si intendono e se lo lasciano passare sotto gli occhi. Il destinatario occasionale è Hwang, che ringrazia, colpisce male – forse anche peggio di Caleta-Car – e batte Strakosha. Un paradosso che si accartoccia su se stesso almeno due volte confeziona il 3-1 per il Salisburgo, risultato che condannerebbe la Lazio all’eliminazione.

E non è tutto, perché dopo un minuto di esultanza il gioco riprende e gli uomini di Inzaghi (discutibili le sostituzioni) non riescono a reagire. L’imputato numero uno del caso è il neoentrato Lukaku, aggredito sulla fascia da Haidara e Lainer e dispossessato in pochi secondi. Il Salisburgo è in fiducia e guarda avanti di default, cambia lato con due passaggi e prima ancora che la Lazio abbia innescato la fase difensiva è già in area biancoceleste. Berisha strappa un calcio d’angolo facendo rimpallare la sfera sul braccio di De Vrij e sugli sviluppi della battuta Lainer fa 4-1. Inutile dire che il colpo di testa del terzino, del tutto non-marcato, arriva da un metro di distanza dalla linea di porta. De Vrij abbassa la testa, i giocatori della Lazio non parlano e soprattutto non si parlano. Il prezzo di un blackout in rapporto alle sue dimensioni non è mai stato così alto.

>

Leggi anche

Calcio
La nuova maglia Home della Juventus è pulita e raffinata, e così celebra l’intramontabile identità bianconera
Il club e adidas hanno lanciato la divisa della stagione 2026/27, caratterizzata dalle strisce e un colletto polo che guardano verso il passato.
di Redazione Undici
Calcio
Arda Turan ha vinto il suo primo titolo allo Shakhtar, ma soprattutto sembra il giovane tecnico più “cholista” tra tutti quelli che sono stati allenati da Diego Simeone
Dall'allenatore argentino, l'ex fantasista turco ha ereditato soprattutto l'approccio alla fase difensiva.
di Redazione Undici
Calcio
Il gol annullato al West Ham contro l’Arsenal porterà l’IFAB a valutare cambiamenti di regolamento sulle palle inattive
Le strattonate che precedono la battuta di un calcio di punizione ormai sono fuori controllo, ma non sarà facile impedirle senza intaccare altri aspetti del gioco.
di Redazione Undici
Calcio
Su Sky Sport arriva Toro 1976. Lassù qualcuno ti ama, il racconto dell’ultima grande epopea granata
Il settimo scudetto del Torino, il primo e unico dopo Superga, è al centro di sei puntate ricche di testimonianze, ricostruzioni storiche e grandi novità visive.
di Redazione Undici