Calcio

I quattro minuti che hanno deciso Salisburgo-Lazio

Da una qualificazione praticamente in tasca al crollo che ha eliminato la squadra di Simone Inzaghi.

SALZBURG, SALISBURGO - APRIL 12: Ciro Immobile of SS Lazio reacts during the UEFA Europa League quarter final leg two match between RB Salzburg and Lazio Roma at on April 12, 2018 in Salzburg, Austria. (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Il blackout inteso come forma di debolezza è un fatto umano: può verificarsi, si è verificato, si verificherà. E infatti quanto successo alla Lazio ieri sera stupisce non tanto perché è successo, quanto per le dimensioni, per l'entità del danno che quella manciata di minuti di rilassamento è stata in grado di provocare. La situazione al 70' era piuttosto rassicurante: il botta-e-risposta tra Immobile e Dabbur si era rivelato ai punti privo di significato e alla Lazio sarebbe stato sufficiente amministrare – passivamente o attivamente – i venti minuti rimanenti, o poco più. Ciò che era già emerso in live, ma che emerge ancor di più nel post, è la differenza di intensità tra le due squadre in quel preciso arco temporale, nello specifico dal 2-1 in avanti. Perché in fin dei conti il primo dei tre gol è soprattutto una questione tra Strakosha e Haidara, nonostante il fatto che il maliano riceva, controlli e calci indisturbato costringa a fare un appunto anche a Luis Alberto.

240 secondi di ordinaria follia

Il vero momento clou ha inizio poco dopo. Dal momento in cui il destro di Haidara si insacca alla battuta a metà campo di Immobile passano trentacinque secondi ed il 73' è già partito da un po'. La Lazio, che non ha ancora subìto un vero e proprio contraccolpo, gestisce il pallone senza fretta e lo fa passare da Leiva al lato sinistro e da lì a Strakosha. I compagni scappano e al portiere albanese non resta che azzardare il rinvio lungo, che né Parolo né Felipe Anderson provano ad intercettare. Al loro posto c'è Caleta-Car. Il difensore del Salisburgo lo aggredisce e lo appoggia a Schlager, che si libera del ritorno di Parolo e dà il tempo ai suoi per riorganizzarsi. Il cronometro recita 72:37. Inizia una lunga fase di possesso degli austriaci: risalgono lentamente il campo sul lato destro, tornano al centro per andare su quello opposto, per poi finire ancora una volta a destra da Haidara e Hwang. Il loro gioco in questa fase è più fluido che mai e la Lazio accusa un comprensibile calo psico-fisico.

Dopo poco meno di un minuto il pallone arriva tra i piedi di Caleta-Car, non esattamente i più fini della serata. Pur avendo metri di campo davanti a sé il centrale croato decide di scaraventarlo in avanti d'esterno e il risultato almeno tecnicamente non è dei migliori, ma De Vrij e Radu non si intendono e se lo lasciano passare sotto gli occhi. Il destinatario occasionale è Hwang, che ringrazia, colpisce male – forse anche peggio di Caleta-Car – e batte Strakosha. Un paradosso che si accartoccia su se stesso almeno due volte confeziona il 3-1 per il Salisburgo, risultato che condannerebbe la Lazio all'eliminazione.

E non è tutto, perché dopo un minuto di esultanza il gioco riprende e gli uomini di Inzaghi (discutibili le sostituzioni) non riescono a reagire. L'imputato numero uno del caso è il neoentrato Lukaku, aggredito sulla fascia da Haidara e Lainer e dispossessato in pochi secondi. Il Salisburgo è in fiducia e guarda avanti di default, cambia lato con due passaggi e prima ancora che la Lazio abbia innescato la fase difensiva è già in area biancoceleste. Berisha strappa un calcio d'angolo facendo rimpallare la sfera sul braccio di De Vrij e sugli sviluppi della battuta Lainer fa 4-1. Inutile dire che il colpo di testa del terzino, del tutto non-marcato, arriva da un metro di distanza dalla linea di porta. De Vrij abbassa la testa, i giocatori della Lazio non parlano e soprattutto non si parlano. Il prezzo di un blackout in rapporto alle sue dimensioni non è mai stato così alto.


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