L’invisibile Kanté

Il centrocampista francese è stato uno dei protagonisti del Mondiale, anche se non tutti se ne sono accorti.
di Oscar Cini 19 Luglio 2018 alle 10:33

N’Golo Kanté è il calcio! Così si chiude l’editoriale di Richard Williams sul Guardian di qualche giorno fa. Un’esaltazione del gioco nella sua purezza e trasparenza, il tutto senza prendersi dei meriti troppo grandi. Perché questo è Kanté, un campione silenzioso e che presta i propri servizi ai compagni senza chiedere nulla in cambio. Così contro l’Argentina ha sublimato in una prestazione il concetto di abnegazione, di rinuncia a sé per esistere solo in funzione della squadra. Ma tutto il Mondiale del centrocampista del Chelsea è un saggio ben scritto su come umiltà e altruismo siano ancora importanti nel calcio contemporaneo. Nel suo caso, parliamo di un’intelligenza fuori dall’ordinario, della perfetta incarnazione di tutto ciò che è il calcio nella sua semplicità ed essenza.

Kanté che corre e copre il terreno a una velocità mai vista, il tutto senza proferire parola, senza una lamentela o una parola fuori posto. È un soldato ordinato che non scappa di fronte alle necessità ma anzi le affronta da protagonista silenzioso. Abbiamo ammirato la Francia nella sua sfavillante potenza offensiva, le gesta di Griezmann e la velocità quasi irreale di Mbappé, spesso ci è sembrato che il campo da calcio si inclinasse per permettere agli uomini di Deschamps di ripartire con una verticalità vorticosa. Forse abbiamo celebrato poco la solidità di una squadra che ha davanti alla difesa uno schermo prezioso come lui, che a dispetto di un fisico ridotto riesce a sembrare gigante quando intercetta o rilancia l’azione. Timido e senza necessità di apparire, N’Golo è diventato un meme nel corpo di un calciatore.

Qui la gara perfetta contro l’Argentina in cui ha annullato Leo Messi, da cui nasce il coro di questi giorni.

A 27 anni sta finalmente viaggiando verso la celebrità, un approdo tardivo ma meritato. Ancora nel 2014 N’Golo era nelle fila del Caen, iniziando la sua ascesa al calcio che conta soltanto l’anno seguente, quando ha reso possibile un’impresa unica nel suo genere come la vittoria della Premier da parte del Leicester di Claudio Ranieri. Anche qui, mentre Mahrez e Vardy si prendevano gli applausi, Kanté stazionava stabile a centrocampo, intercettando palloni ed effettuando tackle.

Nel calcio egotico degli ultimi anni Kanté è l’altra faccia della medaglia: dove gli altri lasciano esplodere il proprio ego lui risponde con l’umiltà. Antonio Conte che lo ha allenato al Chelsea ha detto di lui: «È un uomo e un ragazzo umile. Mi piace questo tipo di giocatore che mette la squadra prima di se stesso. Il miglior confronto è con Kawhi Leonard». Con 52 recuperi e 20 palloni intercettati è stato tra i giocatori più influenti a livello difensivo di tutto il torneo. Kanté è ovunque, immenso a dispetto di una corporatura minuta. Eden Hazard, che ha giocato con lui nelle ultime due stagioni al Chelsea, ha detto che «è il miglior giocatore del mondo nella sua posizione, quando è al suo meglio hai una probabilità del 95% di vincere la partita».

L’impressionante gara in copertura contro l’Uruguay. Video di FutbolyPizarron

Il Mondiale di Kantè è stato di livello assoluto: ha fatto registrare 2,1 contrasti di media a partita, quasi tre palloni recuperati ogni match, 1,4 spazzate ma anche 1,3 dribbling. Non è stato raro vederlo abbassarsi tra i due centrali per avviare l’azione con passaggi lineari in verticale, ma anche avventurarsi in giocate più ardite avanzando lungo la metà campo. Kanté ha la capacità dei grandi giocatori di innalzare la qualità delle proprie prestazioni ogni volta che una sfida più complessa gli si presenta davanti. La sua crescita da Suresnes, sobborghi di Parigi, a oggi è stata costante, un grattacielo di periferia costruito con costanza mattone dopo mattone. Al Mondiale, la libertà di Mbappé e Pogba non avrebbe potuto prescindere dalla sua presenza e dal suo ritmo. In Premier League, dopo la Ligue 1, è diventato più forte fisicamente e con il pallone. I paragoni sono stati fatti principalmente fatti con Claude Makelele, ma il francese ex Caen è probabilmente una versione ancor più migliorata dell’ex Real Madrid. In questa ottica sarà interessante capire come sarà utilizzato da Maurizio Sarri nel suo Chelsea: con Jorginho che andrà a prendersi il ruolo di gestore del palleggio, vertice basso di un centrocampo a tre, presumibilmente N’Golo giocherà come Allan nel Napoli del tecnico ex Arezzo, con la doppia funzione di recupera palloni e di uomo d’inserimento. Una ruolo da centrocampista box to box che l’ex Leicester ha nelle proprie corde: grazie alla capacità dinamica, la facilità di corsa, che ne fanno un elemento unico nel calcio contemporaneo, Kanté è pronto a diventare anche mezzala d’inserimento.

Poi c’è il Kanté extra campo; quello che quasi si vergogna di apparire, che si fa piccolo nelle foto presidenziali, rimanda al mittente gli elogi dei compagni, di cui quasi hai difficoltà a percepirne la partecipazione nei momenti di festa. Eppure in campo come fuori Kanté è necessario, è unico, è fondamentale. Per questo i giocatori della Francia si sono ancorati a lui, lo hanno innalzato al ruolo di totem, di piacevole presenza di cui è impossibile fare a meno, in campo come fuori.

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