Tre cose sulla 36esima giornata di Serie A

I successi di Ranieri, il Milan ancora vivo e il Genoa che rischia la B.
di Redazione Undici 13 Maggio 2019 alle 11:50

Ranieri non è un normalizzatore

Claudio Ranieri ha scelto di presentare la partita contro la Juventus, una tra le più importanti e decisive di tutta la stagione, con la massima sincerità: «Il mio lavoro qui finisce con questo campionato». Non si è aggrappato a nessun artificio linguistico, né ha rivendicato per sé un futuro diverso, magari legandolo a un eventuale risultato positivo contro i bianconeri. Risultato che è arrivato – con le reti decisive di Florenzi e Dzeko – e che tiene ancora in vita la Roma nella corsa al quarto posto: stessi punti del Milan e tre in meno dell’Atalanta. Ranieri, nelle ultime sei giornate, è stato l’allenatore che ha fatto più punti in Serie A – 14, primato condiviso con Gasperini – e, dopo le brutte sconfitte con Spal e Napoli nelle prime settimane in cui aveva preso il posto di Di Francesco, non ha più perso. È una di quelle figure che vengono definite con il termine di “normalizzatore”: perché restituisce una continuità di risultati nell’immediato, senza costruirci intorno un progetto a lungo termine. Ma nella stessa esegesi del termine si nota tutta la difficoltà di un ruolo simile, e non c’è nulla di “normale” e “normalizzante” in una capacità di questo tipo: c’entra, piuttosto, lo spessore di un tecnico che, pur non nascondendo la sua dimensione di allenatore pro tempore – rischiando di perdere credibilità pure di fronte al gruppo, che sa di ritrovarsi una guida tecnica diversa la prossima stagione –, è riuscito a restituire ai suoi giocatori fiducia e consapevolezza. Come nel caso di Edin Dzeko, passato da una stagione tribolata e capace di decidere, con assist e gol, la partita contro i campioni d’Italia.

Dzeko e Florenzi firmano la vittoria della Roma sulla Juve

Il Milan è ancora vivo

Se il Milan non dovesse incontrare, nelle ultime due giornate di campionato, squadre come Frosinone e Spal, probabilmente avrebbe molte meno speranze nella qualificazione alla Champions League di quante ne abbia dopo la vittoria contro la Fiorentina. I problemi che hanno fatto perdere punti – molti punti e fondamentali – contro Sampdoria e Udinese permangono: difficoltà decisionali quando si tratta di effettuare il famoso ultimo passaggio (Kessié che dal lato dell’area piccola spara sulla rete esterna anziché servire i compagni a centro area) o banali errori di controllo e tocco a rendere la manovra offensiva troppo lenta e statica, oltre che imprecisa. Ma Calhanoglu lontano dall’esterno di sinistra, in due occasioni, ha saputo, con l’aiuto di Suso, mettere in pratica un movimento semplice quanto decisivo: l’inserimento della mezzala, che in entrambe le occasioni ha tagliato la difesa della Fiorentina arrivando al tiro. Prima in uno scambio stretto con lo spagnolo, parato da Lafont, successivamente con il colpo di testa del gol. La difesa è ancora insicura, Donnarumma escluso. Servirà fortuna e qualità, ma soprattutto, probabilmente, la prima.

Calhanoglu e il gol che decide la trasferta di Firenze

Il Genoa è in caduta libera

A metà marzo, il Genoa aveva battuto la Juventus per 2-0, diventando la prima squadra di A a vincere in campionato contro i bianconeri – peraltro, nel girone di andata, aveva interrotto la striscia di otto vittorie consecutive della formazione di Allegri. Quella vittoria, che dava al Genoa il trentatreesimo punto in campionato, sembrava un’ipoteca sulla salvezza: la zona retrocessione, in quel momento, era lontana otto punti. Circa due mesi dopo, i rossoblù si ritrovano in una situazione di classifica di grande emergenza: un solo punto di vantaggio sul terzultimo posto, occupato dall’Empoli. Se i toscani, come Udinese e Bologna, hanno tenuto buone medie punti in questo ultimo scorcio di campionato, la squadra di Prandelli è andata alla deriva dopo il successo sulla Juve: solo tre punti raccolti nelle ultime otto giornate, con nessuna vittoria. Più che i demeriti di un gruppo o di un allenatore, è la mancanza di un progetto duraturo a legare il Genoa a un’endemica instabilità di risultati: dopo l’esperienza bis di Gasperini, il Grifone in tre stagioni ha cambiato sei allenatori (con Juric che è stato richiamato per ben tre volte). La sconfitta con l’Atalanta e le contemporanee vittorie di Empoli e Udinese, nell’ultima giornata di campionato, hanno proiettato il Genoa in un finale di stagione thrilling: il calendario nelle prossime due partite mette di fronte Cagliari in casa e Fiorentina in trasferta.

La sconfitta del Genoa a Bergamo
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