Calcio Internazionale

I migliori talenti del Mondiale Under 20

Quali giovani tenere d'occhio nella competizione appena iniziata in Polonia.

SASSUOLO, ITALY - NOVEMBER 15: Andrea Pinamonti (L) of Italy U20 celebrates with teammates after scoring a goal during the 8 Nations Cup match between Italy U20 and Germany U20 on November 15, 2018 in Sassuolo, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il Mondiale Under 20 dell’Italia è iniziato da poco più di centocinquanta secondi quando Gabbia verticalizza centralmente su Scamacca per scavalcare un paio di linee di pressione del Messico. L’attaccante del Sassuolo ha accorciato verso il centro del campo per aprire spazi nella difesa avversaria. La presenza di Sepúlveda alle sue spalle gli impedisce di fermare il pallone: l’unica opzione, sulla palla che rimbalza come un top spin tennistico, è girarla di petto per Frattesi che taglia in diagonale dalla destra. Il centrocampista dell’Ascoli – anche lui di proprietà del Sassuolo – ha campo libero fino al limite dell’area. Si aggiusta il pallone e lascia partire la gamba. Palla in angolo e uno a zero Italia.

Nella partita d’esordio dei Mondiali Under 20, poi vinta per 2-1 con gol di Ranieri dopo il pari di de la Rosa, gli Azzurrini guidati da Nicolato hanno fatto vedere ottime cose. C’è già un buon gioco di squadra, e c’è anche una discreta dose di talento: oltre ai già citati Scamacca e Frattesi, anche il laterale destro Bellanova (scuola Milan ma passato a gennaio al Bordeaux per un milione di euro), Luca Pellegrini (Roma), Del Prato (Atalanta), Pinamonti (Inter) e il giovanissimo Esposito (classi 2002, della Spal) hanno giocato una buona partita e si sono messi in mostra sul prato di Gdynia.

La vittoria dell'Italia sul Messico, nella prima partita dei Mondiali

D’altra parte i Mondiali Under 20 sono una vetrina per i migliori giovani del panorama calcistico, che hanno l’opportunità di mettersi in mostra e sistemare un primo mattoncino importante della loro carriera. Così come nel 2005 lo fu per l’Argentina di Messi e Agüero; così come nel 2013 fu per la Francia, con la vittoria dei Petit Bleus guidati da Pogba e Umtiti. Ma questo torneo è una vetrina anche per chi guarda dall’esterno, che ha la possibilità di dare uno sguardo al futuro e avere un’idea di chi saranno i protagonisti del calcio di domani.

Alcuni giocatori in Polonia ci arrivano da sicuri protagonisti. Come il messicano Diego Lainez, visto proprio nella sfida contro l’Italia, il vero faro del Tri. Arrivato al Betis a gennaio è diventato da subito una pedina importante nella formazione di Quique Setien. O come praticamente tutto il Portogallo, una delle favorite alla vittoria finale. Merito anche del successo agli Europei Under 19 dell’anno scorso, dove brillarono Trincão, Jota e soprattutto Gedson Fernandes. Quest’ultimo è reduce da una stagione brillante al Benfica: ha giocato 46 partite, di cui 10 in Champions League (preliminari compresi). È uno dei giovani talenti più futuribili in circolazione e sarà il leader del centrocampo lusitano nella spedizione polacca. Ritagliato sul modello tipico del centrocampista box-to-box, spicca per doti fisiche più che per la qualità dei passaggi: usa molto bene le lunghe leve per recuperare palloni, coprire ampie porzioni di campo in poco tempo e superare gli avversari in progressione.

Piccolo manuale delle qualità di Gedson Fernandes

Con il Portogallo, l’altra grande favorita è la Francia. Le attenzioni saranno tutte su Moussa Diaby –  con 25 partite, 3 gol e 6 assist è stato il primo vero backup del tridente offensivo del Paris Saint-Germain – sul portiere della Fiorentina Lafont, e due dei migliori giovani difensori dell’ultima Bundesliga, Zagadou (Borussia Dortmund) e N’Dicka (titolare nell’Eintracht semifinalista di Europa League). Ma la vera sorpresa della Francia potrebbe essere Mickaël Cuisance (anche lui in Bundes, al Mönchengladbach), uno dei meno “sponsorizzati” nella rosa di Bernard Diomède. A 20 anni ancora da compiere, il gioco di Cuisance è in fase di definizione: è un centrocampista con una grande tecnica di base e un buon controllo del pallone in spazi stretti, oltre ad una discreta capacità di lettura in fase difensiva, ma il tecnico Hecking ha fatto fatica a trovargli una posizione fissa nei suoi schemi e lo ha usato come rincalzo per tutti gli slot del centrocampo (dal mediano al trequartista, sempre al centro). Nella Francia, però, dovrebbe essere il riferimento numero uno della mediana e sarà un fattore chiave nella corsa al titolo dei transalpini.

E sempre in tema di centrocampisti, uno dei nomi che già circolano per la prossima sessione di calciomercato è quello del nigeriano Tom Dele-Bashiru del Manchester City, accostato anche all’Atalanta. Sembra già un giocatore più maturo dei suoi 19 anni: è un centrocampista molto dinamico, specialmente senza palla quando deve inserirsi sulla trequarti avversaria o inseguire un avversario, ma ha già sviluppato una buona capacità di lettura del gioco che gli permette di gestire i ritmi del palleggio quando inizia la fase di possesso. Più degli insignificanti paragoni con Yaya Tourè, quel che rende Dele-Bashiru un prospetto interessante è la crescita esponenziale degli ultimi mesi, che lo ha portato all’esordio in prima squadra con i Citizens, in una partita di Carabao Cup contro il Leicester. Buona parte delle speranze delle “Flying Eagles” sono riposte proprio nel centrocampista del Manchester City. Così come quelle della Norvegia, la squadra che ha conquistato l’ultimo biglietto buono per il torneo polacco, sono aggrappate alle spalle larghe di Erling Braut Håland. Figlio d’arte ed ex giocatore del Molde allenato da Solskjær, Håland è un attaccante dal fisico possente (supera il metro e novanta e i 90 chili) ma non rappresenta lo stereotipo del centravanti scandinavo. Anzi, ne è l’aggiornamento: l’aria sgraziata da gigante lottatore rimane, ma ama portare palla in transizione e accarezzarla con la suola del prediletto piede sinistro, sa calciare da fuori area e attaccare lo spazio inserendosi tra i centrali di difesa. Nel campionato norvegese era chiaramente fuori scala e a gennaio si è trasferito a Salisburgo entrando così nel network delle squadre Red Bull.

Håland è l'evoluzione tecnica del centravanti di peso?

Se fin qui non sono stati citati giocatori sudamericani è perché, forse per la prima volta, tra le grandi favorite di un Mondiale giovanile non ce n’è una proveniente da quelle latitudini (il Brasile che avrebbe tanti nomi importanti non è presente). Questo non significa che in America Latina non ci siano giovani di prospettiva. Quella che ne ha portati di più, in Polonia, è probabilmente l’Argentina. Per provare a superare le favorite Francia e Portogallo il ct Fernando Batista ha a disposizione nomi importanti come il difensore dell’Atlético Madrid Nehuén Pérez, e i centrocampisti Gonzalo Maroni e Agustín Almendra (accostato anche al Napoli nelle ultime settimane). E soprattutto l’esterno offensivo Ezequiel Barco: si tratta di ala brevilinea, con grande esplosività nei primi metri, che parte dall’esterno per tagliare centralmente e puntare la porta. Gioca in Mls, ad Atlanta, squadra che l’anno scorso ha reso l’acquisto più costoso della storia del campionato Usa (record poi superato sempre da Atlanta con Pity Martinez), e nel 2019 è partito fortissimo: 4 gol in 8 partite nella formazione allenata da De Boer. Con Gonzalo Maroni avrà il compito di costruire le azioni offensive dell’Albiceleste.

Un profilo simile a quello di Barco è quello dello statunitense classe 2001 Konrad De La Fuente, l’unico delle Stars and Stripes a giocare in Europa, nelle giovanili del Barcellona. Più degli attaccanti Weah e Soto, e del centrocampista di Dallas Paxton Pomykal, De La Fuente può essere il giocatore che fa saltare il banco tra quelli a disposizione di coach Tab Ramos. Come Barco, anche il nativo di Miami unisce alla grande rapidità dei movimenti un’ottima tecnica nel dribbling e nel tiro. De La Fuente è cresciuto a Barcellona dall’età di 11 anni, i genitori si sono trasferiti in Catalogna perché ritenevano il calcio giovanile Usa non all’altezza, così hanno scelto uno dei migliori vivai del mondo. Prima di varcare i cancelli de La Masia, De La Fuente ha iniziato a giocare alla Marcet Football Academy, dove il suo talento si è visto fin da subito. «Tecnicamente era fortissimo già da piccolo», ha detto il direttore pedagogico Pedro Marcet, «Perché a differenza di molti esterni ha una grande visione di gioco, un ottimo controllo di palla quando dribbla e mantiene a lungo un’alta intensità». Con le giovanili del Barça si è già messo in mostra anche in campo internazionale, portando la squadra alle semifinali di Uefa Youth League. Il prossimo palcoscenico, il Mondiale Under 20, è ancora più importante: l’occasione migliore per cercare un posto in prima squadra al fianco di chi quella strada l’ha già percorsa.