Calcio Internazionale

Nuovo attaccante moderno

L'evoluzione del gioco premia le punte mobili, rapide, esplosive. E arriva fino a Mbappé.

Il concetto di vantaggio adattivo è l’impalcatura teorica e funzionale della selezione naturale: gli organismi viventi interagiscono con l’ambiente circostante, per cui i fenotipi che garantiscono l’adattamento più vantaggioso alle condizioni esterne sono automaticamente scelti per essere trasmessi alle generazioni successive. È un processo sequenziale che determina l’evoluzione delle specie dal punto di vista fisico e comportamentale, e che quindi si può proiettare su tutti gli aspetti della vita, anche quelli più complessi, più dinamici. Il 28 dicembre del 2018, il sito The Ringer ha pubblicato un articolo con un titolo d’impatto: “Il calcio del futuro correrà alla velocità di Kylian Mbappé”. Sembrano parole estreme, eppure il testo non fa altro che raccontare la reazione spontanea dei calciatori rispetto ai cambiamenti del contesto, il processo di selezione naturale in via di completamento, sublimato nella figura di Mbappé.

Il calcio contemporaneo si esprime attraverso le contrapposizioni – e le contaminazioni – tra i due modelli tattici più avanzati: il gioco di posizione e quello di transizione. Il gioco di posizione si fonda sul primato del possesso, sulla creazione degli spazi attraverso movimenti e combinazioni di passaggi tra le linee; il gioco di transizione, invece, punta a ribaltare velocemente il fronte dopo il recupero del pallone, cosi che la difesa avversaria possa essere sistematicamente attaccata in situazione di scompenso, soprattutto con giocate verticali.

Kylian Mbappé è il prototipo dell’attaccante moderno perché ha caratteristiche che lo rendono funzionale per entrambi gli approcci: è alto 178 cm per 73 kg, è un esterno offensivo convertito, letale nel gioco in campo aperto della Nazionale francese ma efficace anche nel Psg, una squadra che pratica un calcio più ricercato; la sua muscolatura è agile, gli consente di essere esplosivo sul breve e incontenibile sul lungo, quando può puntare l’area di rigore in campo aperto; mantiene un’alta frequenza di corsa lungo un’intera partita ma è anche molto tecnico, sa muoversi e trattare la palla nello stretto, segna tantissimo ed eccelle nella fase di rifinitura perché legge e cerca e attacca lo spazio piuttosto che occuparlo in maniera statica, come i centravanti delle epoche precedenti. La sua figura e la sua interpretazione del gioco sintetizzano un processo di evoluzione tattica che ha cambiato progressivamente le attribuzioni degli attaccanti, e che quindi ha influito in maniera diretta sulla loro fisicità.

Didier Deschamps, commissario tecnico della Francia, ha spiegato l’importanza di Olivier Giroud per il gioco della Nazionale campione del mondo: «Viene criticato perché segna poco, ma si tratta di rimproveri ingiusti. Giroud è un calciatore fondamentale per noi, è diverso dagli altri attaccanti, si sacrifica molto ed è complementare con Mbappé e Griezmann». Giroud vive una condizione inevitabile, dato il cambiamento in atto: oggi le prime punte con grandi misure atletiche hanno una nuova destinazione d’uso, il loro compito primario non è più il riempimento dell’area di rigore alla ricerca del gol, piuttosto la creazione di spazi per i compagni di reparto. Il centravanti del Chelsea ha concluso il Mondiale – sei partite da titolare su sette – con zero tiri nello specchio della porta, eppure è stato fondamentale per esaltare le qualità realizzative di Mbappé e Griezmann, per concretizzare il calcio rapido e verticale pensato e attuato da Deschamps.

Anche questo è un adattamento al contesto: il gioco è cambiato, allora le punte con grande potenza fisica hanno dovuto imparare ad avere funzioni diverse da quelle di primo riferimento in fase conclusiva. È un modo per non finire ai margini, proprio Giroud non è titolare nel suo club perché ha caratteristiche troppo lontane dalle richieste di Sarri, un allenatore che pratica il gioco di posizione; elementi con un profilo simile vengono utilizzati come apriscatole in altri sistemi, per esempio Mandzukic e Diego Costa affiancavano Cristiano Ronaldo e Griezmann, i principali finalizzatori di Juventus e Atlético Madrid.

Nel Manchester City, Raheem Sterling (170 cm per 69 kg) gioca con Sergio Agüero (173 cm per 77 kg): l’ex Liverpool è un esterno creativo, ama attaccare la porta avversaria convergendo verso il centro; l’argentino viene schierato come prima punta ma interpreta il ruolo in senso associativo, è diventato un giocatore completo, è esplosivo ma anche intelligente, garantisce una regia offensiva di qualità(Laurence Griffiths/Getty Images)

Altre punte con una stazza imponente – Lukaku, Kane, Aubameyang, Benzema e Kean, tutti sopra i 185 centimetri di altezza – hanno una struttura muscolare più leggera, più elastica, che gli consente di essere mobili, veloci, intensi nella corsa, quindi spendibili nell’attacco in campo aperto e/o nel gioco sul breve. In più, possiedono la resistenza per muoversi su tutto il fronte offensivo e un’elevata qualità nel controllo e nel tocco di palla. Oggi i centravanti più muscolari possono adoperare lo strumento dello strapotere fisico, ma devono pure essere in grado di lavorare per la squadra e con la squadra, devono possedere e padroneggiare la tecnica di base. Devono essere giocatori completi.

Non è facile che un atleta possa combinare in sé tutte queste caratteristiche, soprattutto ai massimi livelli. E allora il calcio tende a spostarsi verso Kylian Mbappé, verso il suo profilo antropometrico: gli allenatori contemporanei preferiscono affidare il compito del gol a elementi più filiformi, perdono volutamente qualcosa a livello di centimetri e/o forza fisica pur di guadagnare punti di velocità, agilità, creatività. Mbappé è la gemma più brillante della generazione di Agüero, Sterling, Griezmann, Rashford, Lautaro Martínez, Icardi, Jovic, Firmino, Piatek, Belotti: tutti giocatori con qualità diverse, eppure accomunati dalla spendibilità nel ruolo di prima punta, da corporature non troppo imponenti – tra questi, solo Piatek raggiunge i 183 centimetri –, compatte ed esplosive come quella di Agüero, Belotti e Lautaro, oppure più snelle, adatte agli strappi in velocità, come nel caso di Griezmann e Rashford.

Il Liverpool sceglie Firmino (181 cm per 76 kg) nello slot di prima punta, ma il brasiliano va oltre il gol, orchestra la transizione, pensa e si muove come un trequartista, eccelle nell’ultimo passaggio come nella battuta a rete, è un partner perfetto per Salah e Mané (Adrian Dennis/AFP/Getty Images)

Nel 2002, il massmediologo Micheal Real ha pubblicato il saggio breve Mediasport: Technology and the Commodifications Of Postmodern Sports. Una delle parti più significative del testo spiega come lo sport contemporaneo viva di «interessi completamente incentrati sull’intrattenimento dello spettatore». L’evoluzione del calcio ha assecondato questa richiesta di spettacolo, i nuovi regolamenti e il lavoro degli allenatori hanno trasformato il gioco, lo hanno reso più ricercato in senso offensivo, in modo da renderlo vendibile sulle piattaforme globali e multimediali della tv, di internet, dei social network. Inevitabile che i calciatori cambiassero il loro modo di stare in campo e di rapportarsi col pallone, i sistemi teorizzati e attuati negli ultimi anni sembravano aver diminuito l’influenza agli attaccanti puri, in favore di fantasisti utilizzati come registi e terminali offensivi.

Solo che il calcio è uno sport ciclico, i modelli tattici si aggiornano continuamente, si sviluppano idee sempre diverse, allora le punte sono tornate al centro del gioco, però con un profilo adatto per il nuovo contesto. Mbappé e i suoi fratelli hanno le caratteristiche fisiche ideali per interpretare compiutamente il calcio moderno, fanno gol e spettacolo con la tecnica, con la velocità, con la loro fantasia, con la loro esplosività, realizzano un discorso che va oltre il campo, che riguarda aspetti culturali, mediatici, quasi politici. Sono un prodotto del nostro tempo. Sono l’evoluzione della specie.

Dal numero 27 di Undici

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