Calcio Internazionale

Il nuovo Chelsea è giovane e sfrontato

Il progetto di Frank Lampard è più avanti di quanto ci aspettavamo.

In una Premier League che in apertura pareva più stagnante del solito, con un solo cambio di guida tecnica tra le big six, un mercato più contenuto rispetto al passato e rapporti di forza apparentemente immutati, il Chelsea di Frank Lampard rappresentava una delle attrattive principali della nuova stagione. E non tanto – o comunque non direttamente – perché dopo sette anni Hazard aveva salutato Stamford Bridge, o perché a maggio era arrivata la sanzione definitiva da parte della Fifa che ha bloccato il mercato in entrata del club per due sessioni. Se il Chelsea era ed è sotto i riflettori, la ragione principale va ricercata in un indipendente fattore novità che va ben al di là del contesto esterno. E, più nel dettaglio, in tutta una serie di prime volte che stanno contrassegnando i primi passi del nuovo progetto dei Blues.

La prima volta anzitutto di Roman Abramovich, che dopo aver fatto transitare da Cobham Mourinho, Ancelotti, Benitez, Conte e Sarri, pagandoli profumatamente e cambiandoli quasi al ritmo di uno per anno, ha optato per un'altra scelta sì d’impatto, ma di un impatto completamente diverso: ha ingaggiato Lampard, la bandiera più grande e al contempo un allenatore emergente. Per lo stesso Lampard si tratta di una prima volta: dopo appena una stagione di gavetta al Derby County, l'ex centrocampista si è trovato di fronte alla prima vera opportunità per affermarsi in una seconda veste. La prima volta, naturalmente, di un mercato in entrata di fatto sigillato: è arrivato Pulisic da Dortmund, acquisto già definito a gennaio, ed è stato riscattato Kovacic dal Real, in deroga in quanto l’operazione era già pattuita l’estate precedente. Nient’altro. La prima volta, quindi, in cui al Chelsea si è deciso di puntare su una delle più discusse fucine di talenti d’Europa: l’Academy Blues.

E quest’ultima in particolare è una prima volta particolarmente significativa, se si considera quanto a lungo – e quanto invano – si è parlato in passato della curiosa gestione del settore giovanile da parte del club. Nonostante non si sia distinto almeno in tempi recenti per aver lanciato i suoi prodotti nel professionismo ad alti livelli, infatti, il Chelsea ha ottenuto risultati straordinari a livello giovanile. Ha vinto due Youth League consecutive nel 2015 e nel 2016, e dopo aver saltato quella successiva (2017) è tornato in finale in ciascuna delle due passate edizioni, 2018 e 2019. Non solo: ha messo in bacheca due delle ultime tre Premier League U18, e sette delle ultime dieci edizioni della FA Youth Cup. Nonostante i trionfi in serie, il coinvolgimento dei giovani, anche dei più promettenti, è sempre stato ridotto. Come notava Jonathan Wilson sul Guardian, una delle critiche più frequenti mosse nei confronti della gestione di Sarri l’anno scorso prendeva di mira proprio la sua reticenza nel dare fiducia ai ragazzi del settore giovanile – si parlava di Hudson-Odoi, fondamentalmente. Ciò che a Londra si dimenticavano è che il trend precedente l’arrivo di Sarri non era affatto diverso: tolti Christensen e Loftus-Cheek (che proprio Sarri ha lanciato nella seconda metà di stagione) a Stamford Bridge non c’è mai stato granché spazio per i giovani di talento, che invece ogni anno venivano smistati in giro per l’Europa.

Nella sua prima e unica stagione da manager, alla guida del Derby County, Lampard ha totalizzato 24 vittorie, 17 pareggi e 16 sconfitte in 57 partite (Glyn Kirk/AFP via Getty Images)

Dovendo fare i conti con le circostanze già indicate, il club ha colto l’occasione per invertire la rotta. «Il livello di esperienza di Lampard non ha precedenti nella storia della presidenza Abramovic», ha scritto Nick Wright su Sky Sports, «ma lo stesso vale per la situazione in cui il Chelsea si trova in questo momento». È un cambio di strategia radicale, ed è giusto che nel breve termine sia letto e raccontato come un ridimensionamento. In una ricca intervista al Telegraph l’ex Direttore Tecnico della Academy Michael Emenalo ha affrontato lateralmente anche questo aspetto: «Penso che (Abramovic, nda) si divertirà. Di base lui è uno che vorrebbe sempre vedere la sua squadra vincere trofei, ma almeno per questa stagione mi piace pensare che anche qualora il Chelsea finisse per ritrovarsi decimo lui si divertirà comunque a veder giocare insieme tutti quei ragazzi. È una vittoria, è come alzare un trofeo».

Una prima testimonianza del fatto che il nuovo corso intrapreso dal club stia procedendo a gonfie vele l’ha offerta la pausa nazionali dello scorso settembre. Mason Mount e Tammy Abraham, i due protagonisti di questo inizio di stagione dei Blues, sono stati convocati e schierati da Southgate nella sua Inghilterra; e se per Abraham si è trattato di un felice ritorno, quasi due anni dopo l’ultima volta, quello di Mount è stato l’esordio vero e proprio. Ma ancora più evidente è l’atmosfera di fiducia e ottimismo che traspare dalle parole dei giocatori più giovani. Intervistato un mese fa dal London Evening Standard, Hudson-Odoi parlava così dell’impatto di Lampard: «È arrivato e ha dato una chance a un sacco di giocatori, anche in allenamento, dà la possibilità di allenarsi con noi a tanti ragazzi del settore giovanile. […] Mi piace perché incoraggia i giocatori, hai la sensazione che se fai bene e lavori duro in allenamento lui prima o poi ti darà l'opportunità di giocare. […] Adesso c'è un'atmosfera più leggera, positiva, sia nello spogliatoio che in campo. Siamo tutti felici che sia che ci sia lui». O ancora, Abraham due giorni dopo: «(Lampard e Morris, nda) Mi seguono, mi parlano di continuo, faccia a faccia; è sempre bello quando un allenatore crede in te, perché ti porta a voler dare il meglio sia per te stesso che per lui». Sono due dei tanti esempi utili a descrivere lo spirito con cui la squadra lavora durante la settimana: la sensazione che il nuovo manager abbia fatto breccia nel cuore dei suoi giocatori, insomma, è più forte che mai.

Prima di esordire in questa stagione con la prima squadra del Chelsea, Mason Mount ha vissuto esperienze in prestito al Vitesse e al Derby County, dove è stato allenato proprio da Frank Lampard (Michael Regan/Getty Images)

Travasato sul campo, il solido entusiasmo dalle parti di Cobham ha dato sin qui risposte generalmente positive. Dopo due mesi di stagione il Chelsea è ancora un cantiere aperto, ma meno aperto di quanto avremmo potuto attenderci; e comunque, fatte le dovute proporzioni (le ambizioni di quest’anno non sono quelle con cui Sarri dovette misurarsi), al momento gli aspetti incoraggianti staccano nettamente quelli da aggiustare. Andando oltre la pur discreta classifica, fatta comunque di sole otto gare, vale la pena notare come il Chelsea sia la terza squadra in Premier per gol attesi dietro all’inarrivabile Manchester City e di poco sotto al Liverpool; e anche in termini effettivi la produzione offensiva dei Blues, 18 reti in campionato sin qui, è stata di ottimo livello. ù

I dubbi maggiori riguardano la fase difensiva, un difetto significativo se si vuole sgomitare ai piani alti della classifica. Delle dodici gare disputate in stagione sin qui tra Supercoppa Europea, Premier, Carabao Cup e Champions, Kepa e Caballero hanno tenuto la porta inviolata soltanto in un’occasione. Secondo i dati di Understat, tuttavia, il Chelsea ha subito ben più di quanto non avrebbe concesso, e la quarta peggior difesa effettiva del campionato (fanno peggio solo le tre in zona retrocessione) combacia in termini di gol attesi con la sesta… migliore. Una discordanza che può essere spiegata con i numerosi e grossolani errori individuali commessi nelle prime gare, in cui i Blues subivano almeno un paio di gol a partita, e che andrà osservata nel corso dei prossimi mesi. L’evidenza suggerisce in ogni caso che le ambizioni del Chelsea non potranno non passare da una crescita effettiva in questo senso.

Fikayo Tomori aveva già esordito con il Chelsea prima di questa stagione, il 15 maggio 2016, in un match contro il Leicester (Bryn Lennon/Getty Images)

Dove Lampard sta invece ottenendo un successo forse persino inatteso, al di là della già discussa inversione di rotta sulla gestione dei giovani, è nella ricezione della sua proposta di calcio. La sua squadra non è radicalmente diversa da quella di Sarri: il ruolo di Jorginho è rimasto preponderante, Kepa è ancora sul podio dei portieri con più passaggi completati ogni novanta minuti, e il possesso palla medio resta ampiamente superiore al 50%. D’altronde la rosa è di fatto la stessa di una stagione fa, e dal canto suo Lampard non ha mai nascosto di apprezzare un tipo di calcio aggressivo e propositivo. Ma allo stesso tempo, oltre all’evidenza che emerge dalle partite, ci sono solide ragioni per sottolineare la distanza tra il gioco di quest’anno e quello di un anno fa. Il Chelsea di oggi è sì una squadra votata al controllo, ma più verticale e frizzante, più a suo agio nel risalire il campo a ritmo sostenuto, una mancanza spesso rimproverata a Sarri lo scorso anno, talvolta ingenerosamente. Secondo i dati del sito ufficiale della Premier League, alla fine della scorsa stagione tra i venti giocatori con più tocchi all’attivo ce n’erano ben sei del Chelsea: Jorginho, Azplicueta, David Luiz, Rudiger, Alonso e Kanté. In questi primi due mesi il totale è sceso a due: i soli Jorginho e Azpilicueta. O ancora: se i Blues di Sarri completavano mediamente 660 passaggi a partita, oggi quel dato è sceso di oltre cento unità e i passaggi sono diventati 548.

Attraverso qualunque lente si decida di leggerlo, insomma, il Chelsea di Lampard è un inno alla freschezza. Lo è per quanto riguarda la rosa, e per il legame finalmente stabilito con il settore giovanile; lo è per quanto riguarda il tecnico stesso, che si sta dimostrando all’altezza di un incarico a prima vista forse troppo pesante; e lo è soprattutto per quanto riguarda il modo in cui il club ha scelto di pensare sé stesso, accettando di fare un mezzo passo indietro. «Lampard è dopo anni il primo allenatore del Chelsea dal quale non si esige che la squadra competa fin da subito per il titolo», ha scritto Eni Aluko, l’attaccante della Juventus femminile in un editoriale sul Guardian. Il suo pezzo (datato 15 agosto) era permeato da un certo scetticismo, e in effetti era difficile non darle credito allora. Quello che abbiamo oggi davanti agli occhi invece è un Chelsea già molto avanti nel suo processo di assemblaggio. C’è una fase difensiva da aggiustare, certo, ma ci sono anche tutti i presupposti per una stagione meno marginale di quanto non ci saremmo aspettati.

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