Serie A

Tre cose sulla nona giornata di Serie A

La costanza dell'Atalanta, i problemi di Sarri e del Napoli.

L'Atalanta non può essere più considerata una sorpresa

Il risultato di Atalanta-Udinese è solo una parte del discorso sulla grandezza della squadra di Gasperini. Non è l'eclatante 7-1 di ieri che va sottolineato, piuttosto la continuità impressionante di risultati e la costanza realizzativa: i 28 gol in nove partite di Serie A sono una notizia, ma lo sono ancora di più le 15 partite di campionato con almeno un gol segnato (l'ultimo match a secco è Atalanta-Empoli 0-0 del 15 aprile 2019). Quando i nerazzurri sono in giornata, sono fisicamente ingestibili per qualsiasi squadra del campionato italiano. Poi hanno aggiunto qualità e varietà al loro reparto offensivo, quindi la situazione diventa ancora più difficile, per qualsiasi avversario. Solo il Torino, tra l'altro in una partita dall'andamento particolare, è riuscito a battere la banda di Gasperini, che è meritatamente al terzo posto a soli tre punti dalla Juventus. Ora, però, viene il bello: l'Atalanta ha affrontato solo Roma e Lazio tra le squadre con ambizioni uguali o superiori alla proprie, già a partire dal turno infrasettimanale inizierà un tour de force abbastanza complicato contro le altre big del campionato – dopo la trasferta a Napoli, i bergamaschi sfideranno il Cagliari, poi la Sampdoria e la Juventus, alla fine del girone d'andata sarà la volta di Inter e Milan. Il punto è che queste partite che verranno dovranno essere considerate in maniera diversa rispetto al passato, l'Atalanta ha tutto per non essere considerata sfavorita, tantomeno un'outsider, e una vittoria contro un'avversaria più quotata non rappresenterebbe più una sorpresa. La squadra di Gasperini sta proprio lì dove merita di stare, dove ha dimostrato di poter stare, a un passo dalla vetta, e non sembra intenzionata a fermarsi qui.

Sarri ha bisogno di più gol, e di più giocatori che facciano gol

Per la seconda volta in campionato dopo Firenze, la Juventus a Lecce lascia punti per strada, raccogliendo solo un pareggio. Non ci sarebbe da preoccuparsi, se il calcio fosse una scienza esatta – la Juventus ha creato tanto e ha avuto per tutta la partita il dominio del gioco e del campo, subendo gol solo su un rigore causato da un intervento sfortunato di de Ligt. Ma in realtà la Juve non può permettersi passi falsi di questo tipo, a maggior ragione in partite dove potrebbe vincere tranquillamente con due, tre gol di scarto – che anche l’Inter sia stata bloccata sul pareggio rappresenta un rimpianto per non aver allungato in classifica, non una consolazione. Il fatto che a Lecce mancasse Cristiano Ronaldo, quattro gol in sette partite, apre alla più facile delle considerazioni: senza il portoghese, chi assicura i gol alla Juve? Fa specie che tra i marcatori bianconeri, dietro CR7, ci sia un centrocampista, Pjanic – e solo dopo gli attaccanti, Dybala e Higuaín, con due gol a testa. Bernardeschi e Douglas Costa sono ancora a secco in campionato, tra le mezzali solo Ramsey (una rete) ha trovato il gol. Forse la Juventus dovrebbe cercare vie nuove per la rete – l’anno scorso, per esempio, il grimaldello Mandzukic aveva funzionato tantissimo nella prima parte di stagione. Questa è la chiave che Sarri deve trovare nelle prossime giornate: far segnare di più, e far segnare tutti. Altrimenti, il rischio è perdere punti preziosi – come a Lecce – o tenere in bilico, fino a rischiare la beffa, le vittorie fino alla fine – come successo nel turno precedente contro il Bologna.

Il Napoli e le occasioni fallite

Cagliari, Torino e Spal, oltre alla Juventus. L'inizio di stagione altalenante del Napoli è tutto nel valore degli avversari con cui la squadra di Ancelotti ha perso punti. Rispetto alla sconfitta con i sardi e al pareggio contro i granata di Mazzarri, il Napoli visto ieri a Ferrara è sembrato leggermente migliore, non a caso Ancelotti, nel postgara, si è detto soddisfatto della prova dei suoi calciatori. Alla fine, però, resta la sensazione di una squadra di grandi valori che però fa fatica a compiersi definitivamente, e non è un discorso di “salto di qualità”, piuttosto di continuità di risultati sul lungo periodo. Cioè, il Napoli ha dimostrato di possedere gli strumenti per battere qualsiasi avversario – i successi contro Liverpool e Salisburgo non sono casualità –, eppure ha fatto fatica a venire a capo di partite apparentemente più facili, soprattutto quelle contro squadre che vanno in campo con un'impostazione molto difensiva. Anche in Champions, dove finora gli azzurri si sono espressi al meglio, il Genk è riuscito a limitare la forza offensiva di una squadra che segna abbastanza (media di due gol a partita in tutte le competizioni), ma che a volte non riesce a concretizzare la superiorità sugli avversari. Come ieri a Ferrara, in un secondo tempo dominato: solo il palo ha fermato Fabían Ruiz, eppure in tutta la partita la squadra di Ancelotti ha tirato appena quattro volte verso la porta di Berisha. Tutte con Milik. Le occasioni fallite e non sfruttate sul campo, in una partita, sono un concetto che si espande anche al discorso sull'intera stagione: il Napoli non è riuscito ad accorciare su Juventus e Inter quando ne ha avuto la possibilità, e i limiti di questa squadra sembrano più mentali che tecnici, da anni. Il match contro l'Atalanta, nel turno infrasettimanale che sta arrivando, dirà tantissimo sul futuro a breve e lungo termine della squadra di Ancelotti, chiamata a un miglioramento che, finora, non è stato mai definitivo.

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