Calcio Internazionale

Mesut Ozil è il giocatore meno utilizzato nella rosa dell'Arsenal

I tifosi, però, sono tutti dalla sua parte.

L'Arsenal è una polveriera: il caso Xhaka ha agitato la partita contro il Crystal Palace (risultato finale 2-2), considerando anche che il centrocampista svizzero è il capitano dei Gunners e ha avuto uno scontro molto plateale con i tifosi mentre veniva sostituito daEmery. La reazione di Xhaka è stata condannata dal manager spagnolo, che però ora dovrà affrontare anche un altro problema relativo ai rapporti tra uno dei suoi giocatori e i fan: la posizione di Mesut Ozil, invocato dai cori dell'Emirates durante la sfida con il Palace ma ormai ai margini del nuovo Arsenal.

In questo caso, la dicitura “ai margini” è assolutamente fondata, anzi è addirittura riduttiva. Ozil è il calciatore meno utilizzato di tutta la rosa dei Gunners, con appena 142 minuti giocati in due partite da titolare – una in Premier e una in League Cup. Solo Henryk Mkhitaryan ha accumulato meno tempo in campo rispetto al tedesco ex Real Madrid, 111' in tre presenze prima di essere ceduto in prestito alla Roma. Tra i calciatori della rosa di Emery che hanno un maggior numero di minuti giocati in stagione ci sono il 19enne Emile Smith Rowe (195'), il 18enne Gabriel Martinelli (315'), che tra l'altro è un calciatore offensivo proprio come Ozil, e addirittura il portiere di riserva argentino Emiliano Martínez (360').

In una recente intervista, Emery è stato chiaro sul ruolo di Ozil nel suo progetto tecnico: «Abbiamo preso una decisione su di lui, in questo momento non va in campo perché ci sono altri giocatori che meritano più di lui di andare in campo. Se può partire a gennaio? Per adesso è un nostro giocatore». Dal canto suo, Ozil ha parlato della sua strana condizione in un'intervista rilasciata a The Athletic: «Se non facciamo bene in una partita importante, è sempre colpa mia. Anche quando non gioco. Poi, ripensandoci: se fosse sempre colpa mia, come spiegare il fatto che i risultati negativi dell'Arsenal contro avversari di alto livello arrivino anche quando non sono in campo. Non c'è una vera differenza. So che le persone si aspettano che io offra di più in certe partite, che possa dettare il gioco e fare la differenza, e anche io sono cosciente che potrei fare di più. Ma non è così semplice».

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